Dopo il concorso il Ptfe. Tra un anno il cantiere del Parco della Giustizia di Bari

30-11-22   I   | Lettura : 3 Minuti

Svelati i dettagli del progetto firmato dal team guidato da Atelier(s) Alfonso Femia
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onsegnato oggi il progetto di fattibilità tecnico-economica, il cosiddetto Pfte, per il nuovo Parco della Giustizia di Bari, che lo scorso giugno si è aggiudicato il bando dell’Agenzia del Demanio. La gara era stata assegnata al team guidato da Atelier(s) Alfonso Femia con Proger, Magnanimo Ingegneri Associati e Land Italia. Rigenerare il quartiere Carrassi, a ridosso del centro urbano, e rilanciarlo attraverso criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica; questi gli elementi che hanno ispirato il concept di un intervento che prevede la realizzazione delle sedi dei tribunali e della Procura penale e un parco, che si estenderà sul 75% dell’intera area di progetto. In particolare la zona verde sarà il centro del complesso destinato a diventare anche luogo di aggregazione intergenerazionale, “profondamente mediterraneo e coerente con l’identità barese” come commentano i progettisti.

A sei mesi dall’aggiudicazione del concorso, il contratto è firmato e come da cronoprogramma si corre per avviare il cantiere entro la fine del 2023. Mentre i progettisti lavoreranno al definitivo, partiranno già nei prossimi mesi le demolizioni dei fabbricati esistenti. Parliamo di un’operazione da 256 milioni di euro, senza escludere eventuali addizioni legate all’aumento generale dei prezzi che sta interessando il mercato, privato e pubblico.

Il polo giudiziario sorgerà nell’area delle ex Casermette, che comprende anche le ex caserme Milano e Capozzi, l’ex ospedale militare Bonomo e l’ex caserma Magrone sui quali l’Agenzia del Demanio sta promuovendo una strategia urbana di riqualificazione che sostiene la continuità degli spazi verdi, un approccio innovativo per rispondere alle sfide ambientali, migliorare la qualità dell’aria e rendere la città più vivibile, secondo i criteri di sostenibilità dei nuovi grandi centri europei.


La zona verde sarà di 105mila mq con una porzione di 7.500 dedicata a un lago artificiale.


Complessivamente si tratta di un’area di 24 ettari di superficie che permetteranno di dare a Bari un nuovo volto nel segno della sostenibilità; su una superficie complessiva di quasi 150mila metri quadrati impegnata dalle casermette esistenti, l’edificio per il nuovo tribunale si svilupperà su 37mila mq, mentre la zona verde sarà di 105mila mq con una porzione di 7.500 dedicata a un lago artificiale. L’estensione dell’area piantumata è, in realtà, ancora più ampia, considerando le coperture e le corti a verde: natura e costruito si bilanceranno in un rapporto in cui la presenza della vegetazione impegnerà la quasi totalità della superficie di progetto.

I quattro poli che compongono la cittadella saranno collegati tra loro non solo simbolicamente ma anche materialmente attraverso corridoi green e piste ciclabili. In generale la progettazione si orienta verso la realizzazione di ecosistemi funzionali sia alle differenti esigenze della comunità, sia agli input sempre più pressanti indotti dal cambiamento climatico.
Per Alfonso Femia: «Intervenire a Bari, città-territorio, invita a rovesciare i canoni metodologici correnti e a formulare un atto progettuale generoso e responsabile. Mitigare e addomesticare le cesure e i tagli infrastrutturali che hanno separato parti di città, creando segregazione, sono obiettivi primari».

Il Parco della Giustizia rientra tra le numerose iniziative messe in campo dall’Agenzia del Demanio per rigenerare spazi ad uso del comparto giudiziario che hanno già permesso di riqualificare Palazzo Carcano a Trani, sempre in Puglia, e avviare la gara di progettazione per il carcere femminile di Perugia che farà parte della nuova cittadella della giustizia locale.

Foto di copertina © Atelier(s) Alfonso Femia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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