Rivoluzione culturale nel Ppp: la chiave per il post Pnrr

02-04-2026 Tommaso Nonni 3 minuti

02-04-2026 Tommaso Nonni 3 minuti

Rivoluzione culturale nel Ppp: la chiave per il post Pnrr

Il punto con Cni e Ance: superare gli ostacoli burocratici e promuovere la sostenibilità nelle infrastrutture, accelerando l'innovazione

La fine della stagione del Pnrr non è solo una scadenza burocratica, ma la scossa necessaria per risvegliare la comunità di chi opera nel campo della rigenerazione urbana dall’illusione di risorse illimitate. Dalle Giornate dell’Ingegneria Economica 2026, tenutesi a Roma, e promosse da ingegneri e costruttori (con Cni e Ance), emerge un imperativo categorico: il partenariato pubblico privato (Ppp) deve trasformarsi da opzione residuale a motore strutturale per la tenuta del Paese.

Per sbloccare il potenziale dei privati, serve una rivoluzione culturale. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alessandro Morelli punta il dito contro il pregiudizio ideologico che ha dipinto l’interesse privato come opposto a quello collettivo: «C’è stata una negatività diffusa, la presunzione che ci fosse sempre qualcosa di male». Questo clima ha generato il «terrore da parte degli amministrativi» e la fuga degli investitori.


Il cambio di paradigma è chiaro: il successo di un’impresa è un valore pubblico.


Un nodo tecnico fondamentale è stato sciolto dal nuovo codice degli appalti. Andrea Baldanza, viceprocuratore generale in servizio presso la procura regionale della corte dei conti del Lazio, evidenzia come, in passato, il Ppp fosse frenato da un paradosso remunerativo e non ideologico: l’incentivo del 2% per la progettazione era previsto solo per gli appalti ordinari. «Per un funzionario, validare un Ppp significava assumersi responsabilità complesse a fronte di un’entrata supplementare pari a zero».

Oggi, l’equiparazione degli incentivi rimuove questo ostacolo. Anche la questione della “paura della firma” viene ridimensionata: con lo scudo erariale attivo fino al 2025, la responsabilità per colpa grave è esclusa.


E Baldanza auspica che la Pa passi dalla cultura del sospetto a quella della competenza tecnica e finanziaria.


Il partenariato quindi come strumento che tiene conto di rischi, tempi, flussi finanziari e responsabilità gestionali, motivo per cui è stato tutt’altro che marginale in questi anni di Pnrr.

Secondo l’analisi di Walter Tortorella su dati Cresme, nel 2025 i bandi per opere pubbliche hanno raggiunto il valore di 74 miliardi di euro: su 25mila gare complessive, ben 2.100 sono state strutturate in Ppp. Il dato però è che i bandi in Ppp sono riusciti a sfruttare 27 miliardi, ben il 36% del totale.


«Dire che il PPP sia uno strumento di nicchia desta qualche perplessità» il commento di Tortorella, evidenziando come la finanza di progetto stia già muovendo capitali determinanti per la rigenerazione urbana.


Il vero ostacolo è umano. Negli ultimi 14 anni, i dipendenti comunali sono scesi da 470mila a poco meno di 350mila, con un’età media di 55 anni. In un’Italia dove il 70% dei Comuni è sotto i 5.000 abitanti, il Ppp diventa un matrimonio indissolubile che sopperisce alla mancanza di tecnici interni.

Se il partenariato pubblico privato è il motore, la velocità della pubblica amministrazione è il binario su cui deve correre. La valutazione portata da Regina Genga della Ragioneria generale dello Stato, basata su uno studio decennale (2012-2021), evidenzia che per le grandi opere (sopra i 15 milioni), la fase di pre-affidamento dei lavori arriva a durare quasi quattro anni, assorbendo oltre la metà dell’intero ciclo di vita dell’intervento (circa sette anni).

Mentre la fase di affidamento e quella di esecuzione sono regolate da termini perentori e cronoprogrammi, la fase preliminare – che comprende progettazione, autorizzazioni e coordinamento tra uffici – è priva di scadenze procedurali certe. «Quando l’impresa inizia a lavorare, i risultati arrivano – emerge dal testo – il problema è tutto ciò che accade prima».

Per un affidamento diretto sotto i 150mila euro serve oltre un anno; per opere di valore medio si sale a due. Non è quindi solo una questione di quante risorse servono, ma soprattutto di quanto tempo serve per trasformarle in un ponte, una scuola o un edificio a destinazione sociale.

Se questo è il contesto decritto da ingegneri e costruttori, a seguito della recente sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha posto un chiaro stop al diritto di prelazione in capo al proponente, appare chiaro dover studiare formule che continuino ad incentivare il privato a farsi promotore di innovazione.

 

In copertina ©IGD SIIQ Porta a Mare, Livorno

 

 

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Tommaso Nonni
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