14-04-2022 Paola Pierotti 4 minuti

Tancredi: lo stadio di Milano è a San Siro

All’Ordine degli architetti il primo atto del dibattito pubblico

San Siro, uno stadio ma soprattutto un progetto di città. Giancarlo Tancredi, assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Milano, racconta al tavolo dell’Ordine degli Architetti di Milano (organizzato il 13 aprile) a che punto siamo con la questione-stadio. A valle di settimane di riprese sulla scelta dell’area – con l’ipotesi più recente di guardare a Sesto San Giovanni – con le nuove ricerche sul tema dell’impatto della demolizione dell’opera, con tutto il dibattito aperto sul tema dell’inclusione sociale e della rigenerazione urbana inteso in senso ampio, si è unito l'annuncio del sindaco Beppe Sala sull’avvio di un dialogo partecipativo sull’operazione (che da Codice degli appalti è previsto entro i 10 mesi, non pochi però per i Club e gli investitori alle prese con tempi già stretti).

Una vision, un programma funzionale, un’opera ingegneristica e architettonica ma anche una storia che fa letteratura sul tema del rapporto tra pubblico e privato. Un dibattito che deve fare i conti con il valore commerciale del Meazza ad oggi, con due squadre (entrambe non di proprietà italiana) attualmente senza uno stadio proprio, con il Comune che al momento lo affitta, con una redditività significativa. Un programma per un’infrastruttura sportiva che è molto di più e che deve anche fare i conti con la tappa delle prossime Olimpiadi.

Il Comune ha avviato in queste settimane uno studio d’area «allargando lo sguardo oltre lo stadio – racconta Tancredi – per un’area di 280mila mq: uno studio per l’intero quadrante che deve ancora essere formalizzato e condiviso a livello dell’amministrazione. Non sarà un documento di pianificazione, si colloca in quella fascia che normalmente non si riesce a gestire, sarà un modello con linee guida, vision – a cura della direzione urbanistica del Comune con Pim – Centro studi per la programmazione intercomunale dell’area metropolitana e Amat – Agenzia Ambiente e Territorio, che consente di approfondire nuovi temi». Sarà questo il documento posto come base e a supporto del dibattito pubblico previsto. «Lo scopo è quello di indagare come si è formato il tessuto urbano in termini socio-demografici, considerando le criticità dell’attuale stadio, il tema delle connessioni, con una lettura territoriale ampia».

Nella sede dell’Ordine, dove si sono proposte immagini e pezzi di storia (a partire dal primo stadio promosso da Piero Pirelli nel 1926 per 55mila spettatori) l’assessore Tancredi ha riportato di fatto l’attenzione sull’area di San Siro, «un’area di grande fruizione urbana, dove servono interventi di tipo sociale e urbanistico a partire dagli spazi di aggregazione e inclusione». Rimettendo in ordine ruoli, responsabilità, procedure. E riportando la luce sul tema del progetto.


Il Comune ha avviato in queste settimane uno studio d’area


In pillole gli ultimi passaggi verso la dichiarazione di pubblico interesse. Tre anni fa ormai, nel 2019, le due squadre hanno presentato una proposta univoca, ai sensi della legge speciale sugli stadi (accantonando quindi l’ipotesi di qualche anno fa che una squadra dovesse abbandonare uno stadio, lasciandola all’altra) «che consente nella fase di conferenza di servizi finale di andare in variante ai piani di governo del territorio – racconta l’assessore – e che non ha nulla a che fare con un procedimento di tipo urbanistico, e che segue una procedura più simile ad un project financing». Una proposta da parte dei privati, consentita dalla legge, scandita in modo rigoroso «per le amministrazioni ­– commenta Tancredi – ma non per chi propone gli interventi». Un’ipotesi percorribile, studiata da molti, ma che al momento non ha prodotto alcun esito per nessuno stadio in Italia.

In quel momento il Pgt era in fase di adozione e l’area di San Siro era stata individuata per una “grande funzione urbana”. Le squadre di fatto hanno giocato in anticipo, considerando che il Pgt è stato approvato a gennaio 2020. Un percorso che ha portato alla dichiarazione di pubblico interesse dell’operazione, a valle di una conferenza di servizi.

Nel riepilogare la storia degli ultimi anni Tancredi ha segnalato che dopo un passaggio in consiglio comunale, la giunta aveva indicato 16 condizioni da rispettare, a valle della dichiarazione di pubblico interesse, con la conseguente riduzione (dimezzata) delle volumetrie previste.

Prima di fine 2021 AC Milan e FC Internazionale Milano hanno concordato sul concept del team guidato dallo studio Populous, la cosiddetta Cattedrale. Le interlocuzioni avanzano ma «ad oggi il Comune non ha ricevuto ancora un aggiornamento dello studio di fattibilità». Fa sapere lo stesso assessore alla platea degli architetti.

La partita rimane aperta. Il Comune non può imporre alle due società un’idea di stadio, «ma farà di tutto perché rimanga a San Siro, lo dice il consiglio comunale e il piano del governo del territorio» puntualizza Tancredi. Rimane che le squadre hanno ingaggiato il Politecnico per dire perché non hanno perseguito l’ipotesi di mantenere lo stadio attuale, e hanno fatto una gara per scegliere per step il loro progetto. I prossimi passi? Il dibattito pubblico, che intanto è già partito a casa degli architetti milanesi.

In copertina: La Cattedrale, progetto di Populous

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Paola Pierotti
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