12-04-2023 Micol Vinci 3 minuti

“After. After History, Afterlife”: un compendio lungo un secolo del design in Sicilia

La rassegna si svolgerà del 22 al 29 aprile ed è vincitrice del Festival Architettura seconda edizione

After. After History, Afterlife” è vincitore del Festival Architettura seconda edizione, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Primo festival di architettura regionale che si svolgerà del 22 al 29 aprile, è concepito come un Grand Tour dell’architettura del territorio siciliano degli ultimi 100 anni (1922-2022), tra città e borghi delle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta, Siracusa e Catania. L’itinerario parte da Palermo e si dirige verso est, toccando Gibellina e il suo progetto utopico, i poli industriali di Augusta, Gela e Termini Imerese, Borgo Rizza (abbandonato e ricostruito in epoca fascista) e infine Catania.

Il titolo del festival differenzia due progetti: «After history» vuole rivedere e riscrivere una parte della storia siciliana alla quale è stata rivolta poca attenzione, valorizzandone il patrimonio e cercando di trasformare una visione romanticizzata che prolifera nelle rappresentazioni di un sud Italia poco sviluppato e arretrato e al contempo stratificato di culture e dominazioni. «Afterlife» propone una nuova forma di storicizzazione per cambiare punto di vista e indagare sulle possibilità del territorio offrendo una seconda vita alle sue architetture.

Questo è il primo passo verso il concetto di sostenibilità.


L’obiettivo è individuare una diversa lettura capace di innescare una nuova consapevolezza su temi radicati nella storia della Sicilia come il patrimonio dell’architettura moderna, il paesaggio industriale e post-industriale, la decolonizzazione.


Nello specifico è in programma una passeggiata a Palermo nord nel «sacco di Palermo», espressione dispregiativa per descrivere il boom edilizio avvenuto tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso che ha stravolto la fenomenologia architettonica della città. Sarà offerta una rilettura di una parte di città spesso stigmatizzata per la mancanza di qualità delle sue costruzioni e l’assenza di “progetto urbano” attraverso episodi di architetture di interesse e di ciò che rimane del paesaggio della Piana dei Colli dopo la speculazione edilizia. Il tour culminerà con la visita di uno dei progetti più discussi e controversi di social housing in Italia, il quartiere Zen 2. Al centro di Palermo sarà discussa la fisionomia del centro storico e del suo rapporto con il mare, in relazione ai bombardamenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale e del successivo recupero delle rovine di guerra, ancora oggi in corso dopo quasi ottant’anni, occasione per alcuni interventi di restauro di edifici storici da parte di architetti come Carlo Scarpa, Bbpr, Franco Minissi.

Borgo Rizza fu realizzato nel 1939 in seno al progetto di assoggettamento fondiario previsto dall’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano. Il fascismo aveva individuato in questi territori uno spazio geografico astratto, uniforme e omogeneo da “sviluppare” e “ripopolare” poiché considerato “vuoto” e “arretrato”. Da questa prospettiva, la Sicilia rappresentava l’ultimo fronte di modernizzazione nazionale il cui mondo rurale, contrapposto alla città, era considerato terra da occupare. Per la progettazione di questo insediamento il regime si ispirò al modello razionale e all’architettura delle colonie imperiali. A seguito della recente ristrutturazione di alcuni borghi fascisti per mano regionale, l’azione collettiva di Decolonizing Architecture Advanced Studies – Daas, Critical Urbanism e del Comune di Carlentini ha permesso di sviluppare una riflessione critica su questi luoghi e sull’eredità difficile che essi rappresentano, problematizzando il rapporto coloniale con la campagna. In questa tappa del Festival verranno proposte visioni, pratiche e approcci pedagogici che si fondano sul concetto della decolonizzazione con gli interventi di Shourideh C. Molavi e un gruppo di ricercatrici e ricercatori di Daas.

Quanto a rigenerazione e riqualificazione urbana prendiamo come esempio Cefalù. È il centro di sviluppo della cosiddetta scuola di Cefalù, i cui capostipiti sono Pasquale Culotta e Giuseppe Leone, che sono stati protagonisti di una felice stagione di rinnovamento dell’architettura siciliana, in grado di coniugare la cultura locale con le istanze internazionali dell’architettura moderna. Augusta è importante per la riqualificazione di scheletri industriali per promuovere sviluppo, idee ed imprenditorialità. Anche Librino rappresenta per Catania un’occasione di sviluppo possibile, verso la quale la città dovrà continuare a protendersi, così da legare compiutamente il proprio tessuto a quel quadrante, nato dalla matita metabolista di Kenzo Tange e poi tradotto in architetture reali da progettisti siciliani come Giuseppe Samonà e Giacomo Leone.

Leggi anche:

Seed, a Perugia e Assisi per riflettere sul futuro delle città e dell’ambiente

Le cave pugliesi saranno protagoniste del Festival Architettura

Abitare la Vacanza: tra mare e aree interne, dialoghi tra architettura e turismo

In copertina: Open Air Theater a Salemi. Designers: Roberto Collova, Marcella Aprile, Francesco Venezia, Orazio Saluci, Valeria Tripoli. Ph. © Orazio Saluci

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Micol Vinci
Articoli Correlati
  • Bilanci 2023, non c’è architettura senza città

  • Rinnovo o restauro del patrimonio culturale? Un processo alle “archistar”

  • Many Possible Cities V: a Firenze per progettare il cambiamento sistemico delle città

  • Materiali, buone pratiche e poesie, ecco come si costruisce la città del futuro