Peter Pichler Architecture: il progetto che coniuga territorio e qualità

23-05-2025 Luigi Rucco 2 minuti

23-05-2025 Luigi Rucco 2 minuti

Peter Pichler Architecture: il progetto che coniuga territorio e qualità

Approccio vernacolare che scommette sul futuro per lo studio milanese presente alla Biennale Architettura

C’è un filo che lega il martello del nonno fabbro alla matita del padre architetto, fino ai progetti premiati in tutto il mondo. È la storia di Peter Pichler Architecture, studio fondato nel 2015 a Milano da Peter Pichler e Silvana Ordinas, cresciuto nel tempo e che oggi conta una ventina di collaboratori. Una realtà solida e in crescita, che oggi guarda alla Biennale di Architettura di Venezia come occasione per raccontare il proprio approccio progettuale radicato nella tradizione ma proiettato verso il futuro. Non è un caso che il titolo scelto per l’installazione veneziana sia “Looking back to the past, another way of looking into the future”, in perfetta sintonia con il tema generale curato da Carlo Ratti “Intelligens. Natural. Artificial. Collective.”, dove l’uso consapevole dei materiali e l’attenzione ai contesti, sia naturali che culturali, sono il cardine della progettazione. L’installazione si ispira alla teoria della ‘capanna primitiva’ di Marc-Antoine Laugier e riflette sul legame originario tra uomo e natura. Ne nasce uno spazio sensibile e rispettoso del contesto ambientale, capace di ridurre al minimo l’impatto ecologico ed esaltare, al tempo stesso, la bellezza del paesaggio.

L’ispirazione di Peter Pichler affonda le radici nell’incontro con Walter Pichler, artista e architetto della scena radicale degli anni ‘70 a Vienna. Da lì la scelta di studiare architettura, passando per la classe di Zaha Hadid e successivamente le esperienze professionali a Londra, Amburgo, Rotterdam.


Fino all’approdo a Milano, dove si è consolidata un’identità progettuale che non parte da uno stile, ma da un contesto – che sia naturale, culturale o umano – per costruire qualcosa che sia al tempo stesso funzionale, identitario e duraturo


«Per noi non è la scala del progetto che conta, ma la qualità e il rapporto con il cliente. Deve esserci una sintonia, un’affinità che consenta di costruire qualcosa che abbia senso e duri nel tempo», afferma Peter Pichler. L’approccio è quello legato all’architettura vernacolare, come insegnano Adolf Loos e Bernard Rudofsky: costruire non per esprimere uno stile, ma per rispondere in modo autentico a una geografia, una cultura, una storia.

«Nei nostri progetti partiamo da un approccio storico e legato al territorio – prosegue Pichler – con un Dna che parte dall’Alto Adige ed influisce poi anche nella progettazione lontano da quel territorio proprio per riportare quella magia. La parte creativa del nostro studio nasce dall’ispirazione con la natura e si ripercuote anche nella scelta dei materiali. Il progetto più sostenibile per noi è quello che viene costruito bene con qualità e visione, che mantiene fascino e funzionalità nel tempo, e si inserisce nel contesto diventandone parte viva».

Tra i progetti significativi, spicca il rifugio Oberholz a Obereggen, risultato di un concorso vinto per un rifugio alpino situato a 2mila metri di altezza, nel cuore delle Dolomiti. Una reinterpretazione della baita alpina, ispirata alle stube in legno della tradizione sudtirolese. La struttura in legno si dirama come un albero caduto, con tre rami che si affacciano sulle vette circostanti. Il progetto unisce la monumentalità scultorea all’intimità degli spazi interni, dove la struttura diventa arredo e cornice di un’esperienza sensoriale completa.

Un altro intervento iconico è la nuova sede Bonfiglioli a Bologna, tra i leader mondiali nella progettazione e produzione di motoriduttori.  Qui la sostenibilità dell’azienda si declina in ogni aspetto: dalla geometria intelligente dell’edificio alla celebrazione della luce nord, dai materiali riciclati fino alla facciata in alluminio piegato che richiama gli ingranaggi aziendali. Un progetto che è valso allo studio il premio Oice 2024 nella categoria “Innovazione nell’architettura”.

In copertina: © Clelia Cadamuro

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Luigi Rucco
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