Dal 2015 ad oggi, le tappe e l’epilogo di quel maxi-concorso arenato per un parere dell’Anac

«La class action che raccoglie i vincitori di tutte le scuole non serve per difendere un interesse privato, ma anche per tutelare un interesse pubblico»

Babau Bureau

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’ultimo giorno della Festa dell’Architetto 2020/2021, la tre giorni del Cnappc in corso a Roma e in streaming , ha fatto il punto sul binomio “concorsi” e “architettura” ed è stato caratterizzato da un intenso dibattito tra 5 studi vincitori dell’oramai tristemente famoso maxi-concorso di idee Scuole Innovative, promosso nel 2016 dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur).

Si trattava di 51 bandi (52 inizialmente e 54 nella fase di annuncio) pubblicati simultaneamente sulla piattaforma Concorrimi dell’Ordine degli Architetti di Milano, per quella che era stata una prima assoluta in Italia, soprattutto nell’ambito dell’edilizia scolastica. Obiettivo dell’ambiziosa competizione era quella di raccogliere le migliori idee per realizzare delle «nuove scuole sostenibili, all’avanguardia, a misura di studente» in tutta Italia, si leggeva sulla pagina ufficiale del concorso.

Non è stato così, come hanno raccontato gli stessi progettisti durante l’incontro di venerdì a Roma. Due le proroghe per la data di consegna, ritardi accumulati nella fase di lavoro della giuria, ma nel dicembre 2017 era stata finalmente pubblicata la classifica finale del maxi-concorso. Tuttavia, a causa di un parere sfavorevole dell’Anac, che non permetteva l’affidamento dell’incarico per le successive fasi della progettazione ai team vincitori (era un concorso di idee in un solo grado, questo il nodo), le negoziazioni tra Miur e Pa si erano bloccate, e la maggior parte degli studi premiati nella competizione non ha ancora (o non vedrà mai) il proprio progetto realizzato. Oltre 1200 i partecipanti – come attestato anche dalle diverse missive inviate dall’Ordine di Milano al Miur negli anni, sollecitato dai professionisti in corsa nel tentativo di far sbloccare l’iter amministrativo – per quello che avrebbe potuto essere un concorso d’eccellenza.

«La nostra esperienza è nata con l’entusiasmo, con l’aspettativa che si era creata intorno a questo concorso – spiega Alessandro Gattara di AAA office, studio di architettura di Parma che ha vinto per il plesso di Sorbolo Mezzani, nella stessa provincia, facendo riferimento all’articolo di Renzo Piano che sul Sole 24 Ore dell’epoca aveva lanciato la competizione –. Ma ci sono state due proroghe, e circa un anno per avere i risultati». «Forse il limite del concorso si poteva prevedere» ha continuato, commentando il fatto che per arrivare all’affidamento lavori, ciascuno studio avrebbe dovuto vincere 3 concorsi pubblici. Ma questo caso rimane comunque tra quelli più fortunati – oggi sono primi nella classifica provvisoria della gara per l’affidamento dell’appalto – ma non per tutti è stato così.

Profondamente amareggiato è infatti Marco Alesi, dello studio AM3 architetti associati di Palermo – gli unici che, nell’ambito della Festa dell’Architetto non hanno voluto mostrare le slide del loro progetto per la scuola di Villabate (Pa) – e che non lo vedranno mai realizzato. Senza alcuna vena polemica, ma anzi con molta lucidità, Alesi ha detto che «sicuramente dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, che non è stata tra le più positive, per far sì che tutti gli altri bandi prevedano dei concorsi in 2 fasi, con rimborsi. È l’unico modo – ha aggiunto – per tutelale la nostra professione e il tempo speso per elaborare i nostri progetti».

La comunità per cui quel plesso era stato pensato forse non la vedrà mai realizzata, «o forse sarà realizzato da una società di ingegneria». «Sono contro alcune procedure che non difendono e non promuovo la qualità dell’architettura – ha poi concluso –, ma ben vengano le alleanze tra professionisti, ben vengano i requisiti nei concorsi. L’importante è che i bandi siano regolati e che le norme tutelino la qualità dell’architettura e il tempo impiegato nell’elaborazione dei progetti».

E il tempo è stato un altro dei temi caldi della discussione, evidenziato in modo particolare da Paolo Posarelli dello studio LDA.iMdA di Pisa, vincitore per una scuola ad Aviano (Pn), per cui l’iter sta procedendo. Architetto che, quasi ironicamente, si chiede se «l’architettura ha ancora tempo oppure il tempo è qualcosa che serve per altre cose?», mostrando che, se per l’iter progettuale ci vogliono 14 mesi, per quello burocratico ce ne vogliono ben quarantaquattro. «Siamo qui oggi in 5 degli oltre mille studi che hanno partecipato – racconta – e di questi forse 2 o 3 sono arrivati all’aggiudicazione. È un po’ una metafora del sistema Italia, di un processo dissipativo». «Bisogna fare in modo che questi processi che nascono da idee anche virtuose non siano dissipativi - ha ribadito - . È necessario che queste energie più o meno giovani riescano ad andare a segno».

Il caso più fortunato (quello che c’à l’ha fatta, si direbbe), grazie alla tenacia della pubblica amministrazione, è quello dei veneziani Babau Bureau: qui l’iter per il progetto per una scuola a Pescina (Aq) è giunto all’incarico. «Noi siamo stati fortunati a trovare dei tecnici che avessero necessità di costruire questa scuola – hanno spiegato – ma non è possibile rimandare a loro l’esito delle competizioni». «Ogni Pa dovrebbe avere chiaro il processo che va dalla progettazione alla realizzazione – hanno continuato –, deve essere chiarito e semplificato». E riguardo alla mailing list dove vari gruppi vincitori si erano uniti per discutere e confrontarsi, e dar vita ad una sorta di class action, i soci di Babaubureau dicono «Quella class action non serve per difendere un interesse privato, ma anche per tutelare un interesse pubblico».

In attesa di conferimento dell’incarico invece è Giovanni Fiamingo di NextBuild, studio messinese che ha progettato il plesso di Lentini, nella provincia di Siracusa. «Il tempo è fondamentale – ha sottolineato – ed è necessario riflettere su alcune criticità e sulle responsabilità che hanno condotto allo stato attuale delle cose».

Ma se c’è un lato positivo della maxi-gare per le Scuole Innovative è che è stato cruciale per fare qualche passo in avanti, anche per definire un bando-tipo per i concorsi in Italia, come sottolineato anche da Giuseppe Capocchin, presidente del Cnappc, intervenuto all’evento. «Siamo contrari alle opere architettura tramite concorsi di idee – ha dichiarato –, contrari a bandi che non garantiscono le fasi della progettazione al vincitore. I concorsi devono essere in 2 gradi come in tutta Europa, con un compenso, e chi vince deve fare il progetto» ha concluso.

 

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