Clima e coesione sociale: il futuro delle città nei finalisti dell’European Prize 2026
Clima e coesione sociale: il futuro delle città nei finalisti dell’European Prize 2026
Scelti i 5 progetti che si contenderanno il prestigioso riconoscimento del CCCB. A ottobre la presentazione pubblica e la proclamazione del vincitore
Rigenerazione urbana, adattamento climatico e coesione sociale sono i pilastri al centro dei 5 progetti europei finalisti dell’European Prize for Urban public space 2026. Il riconoscimento biennale, promosso dal Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB), premia le migliori opere di trasformazione, riqualificazione e creazione di spazi pubblici nelle città europee. L’edizione 2026 coincide con il 25° anniversario del premio e registra una partecipazione record: 381 proposte provenienti da 38 Paesi europei. Istituito nel 2000 dal CCCB, in collaborazione con diverse istituzioni culturali europee, il premio ha raccolto nelle 12 edizioni svolte finora 2.800 candidature da 43 Paesi membri del Consiglio d’Europa. A selezionare i cinque finalisti è stata la giuria internazionale presieduta dall’architetta Eva Prats e composta da Angelika Fitz, Monika Konrad, Inês Lobo, Bas Smets, Philip Ursprung e Lluís Ortega. Il 14 ottobre 2026 i team finalisti presenteranno pubblicamente i propri progetti alla giuria presso il CCCB di Barcellona. Il giorno successivo, 15 ottobre, si terrà la cerimonia ufficiale durante la quale sarà annunciato e premiato il vincitore.
La giuria ha individuato i finalisti sulla base del rigore formale, della sensibilità ambientale e della capacità di offrire, a diverse scale territoriali, risposte alla crisi climatica, all’ingiustizia ecologica e alla coesione sociale. Tra i cinque progetti selezionati c’è il Peace Park di Vicenza, firmato da Martí Franch Batllori EMF, Studio Franco Zagari, ITS Engineering Company e PAN Associati. L’intervento ha trasformato il vecchio aeroporto della città, adiacente a una base militare, in un parco ecologico di 65 ettari, recuperando un’area urbana degradata attraverso un progetto che integra ingegneria idraulica e paesaggio. La rimodellazione del terreno ha comportato lo scavo di oltre 240mila metri cubi di terra per realizzare una rete di canali, laghi e zone umide, configurata anche come bacino di ritenzione da 100mila metri cubi per contribuire alla gestione del rischio di allagamento e alla creazione di nuovi ecosistemi. Il progetto comprende inoltre 12,5 ettari di bosco ripariale e 62mila piante acquatiche, attraverso interventi di riforestazione programmata e crescita naturale della vegetazione locale. Le strutture dell’ex aeroporto sono state recuperate per attività culturali, ricreative ed educative, mentre una rete di 8 chilometri di percorsi connette i diversi spazi del parco.
Alla trasformazione dell’ex aeroporto vicentino si affianca quella dello Zuidpark di Anversa, in Belgio, progettato da Tractebel, atelier adr e Georges Descombes, dove vecchie banchine e parcheggi hanno lasciato spazio a nuove aree verdi.
A Matosinhos, in Portogallo, The Leça river green corridor di Laura Roldão è stato invece selezionato per il contributo alla mobilità sostenibile e alla gestione delle risorse idriche.
Completano la cinquina due interventi spagnoli. Plaça de les Glòries a Barcellona, progettata da AgenceTER, Ana Coello Paisatge i Arquitectura e Meta Engineering – Quadranteka, e Public baths on the roundabout a Logroño, di Leopold Banchini, intervengono sulla conversione di infrastrutture di trasporto in nuovi spazi di incontro. Entrambi sono stati ristrutturati anche per funzionare come rifugi climatici durante gli episodi di caldo estremo, evidenziando il ruolo dell’architettura nei processi di rigenerazione sociale.
In copertina: 12_2024_Unique water circle_fall©Isabelle Pateer









