
Scuole, non basta riqualificare gli edifici
Il report Ecosistema Scuola di Legambiente fotografa cantieri rallentati e forti divari territoriali
Quando parliamo di rigenerazione urbana tendiamo a evocare grandi masterplan, ex scali ferroviari riconvertiti in parchi pubblici, e poi rendering di quartieri tecnologici ed efficientamento energetico per i distretti direzionali. Eppure, la vera spina dorsale del tessuto cittadino, l’infrastruttura sociale da cui passa la qualità della vita di ogni quartiere, rischia di rimanere esclusa dalle grandi trasformazioni.
Il 26mo report Ecosistema Scuola di Legambiente scatta una fotografia impietosa del patrimonio scolastico italiano, mostrando come quasi un istituto su tre necessiti ancora di lavori urgenti di manutenzione.
Una percentuale che diventa drammatica nel Mezzogiorno, dove riguarda quasi un edificio su due e supera la metà delle strutture nelle Isole. Non si tratta solo di una questione di intonaci che cadono o di burocrazia, ma di una chiara diagnosi sull’inadeguatezza delle nostre città nell’integrare i luoghi dell’istruzione all’interno delle strategie di riqualificazione spaziale e sociale. Dati che accendono i riflettori sul tema “scuola” che thebrief segue con costanza da oltre dieci anni, tra progetti, cantieri, risorse, casi che fanno letteratura e molte carenze.
Il collo di bottiglia del Pnrr e il divario finanziario. A cinque anni dall’avvio delle risorse europee del Pnrr, pari a oltre 11,5 miliardi di euro destinati all’edilizia scolastica, il bilancio tracciato dal report evidenzia una profonda spaccatura tra la manutenzione e la visione di lungo periodo. Mentre i cantieri per la messa in sicurezza e per l’impiantistica sportiva proseguono a ritmi accettabili, il sistema va in totale affanno quando si tratta di edificare da zero.
Quasi 6 cantieri su 10 dedicati alle nuove scuole risultano ancora bloccati nella fase di esecuzione dei lavori, con una totale di interventi completati che non raggiunge neppure il 2%.
La situazione non migliora sul fronte degli asili nido, tassello fondamentale per riattivare i quartieri e favorire la conciliazione vita-lavoro, dove quasi un progetto su due è ancora in fase realizzativa. A ciò si aggiunge un forte sbilanciamento economico: sebbene le regioni meridionali abbiano ottenuto una quota consistente di progetti per rispettare i vincoli europei la dimensione finanziaria degli interventi al Nord rimane nettamente superiore, con un investimento medio per singola nuova scuola che supera gli 8 milioni di euro contro i 4,5 erogati per le strutture insulari.
L’isolamento delle scuole e la mobilità mancata. Un’ulteriore criticità riguarda la sconnessione tra la struttura scolastica e il territorio circostante. Il concetto urbanistico di quartiere a misura d’uomo e la teoria della città dei 15 minuti svaniscono proprio di fronte al traffico che paralizza gli accessi agli istituti. La transizione verso una mobilità pulita intorno ai plessi appare lontana dagli standard europei: le Zone 30 interessano appena un terzo dei contesti monitorati, mentre le vere e proprie strade scolastiche, ossia le aree pedonalizzate o chiuse al traffico veicolare negli orari di ingresso e uscita dei ragazzi, rappresentano una rarità che riguarda meno dell’8% degli edifici. Parallelamente le esperienze di mobilità attiva guidata come Pedibus e Bicibus faticano a radicarsi, rimanendo confinate a una quota marginale di istituti situati prevalentemente nelle regioni settentrionali. Continuare a trattare gli spazi educativi come isole separate dalla viabilità cittadina vanifica qualsiasi tentativo di de-carbonizzazione e restituzione dello spazio pubblico alla cittadinanza.
Dal guscio didattico a centro di gravità di quartiere. Come evidenziato dai vertici di Legambiente l’uscita dalla fase straordinaria dei fondi Pnrr rischia di esaurire la spinta propulsiva se non verrà affiancata da investimenti ordinari costanti e da una governance rinnovata. La vera riqualificazione del patrimonio urbano richiede un cambio di paradigma capace di trasformare la scuola da luogo chiuso alla didattica a centro di gravità per il quartiere. Questo passaggio comporta l’apertura degli istituti oltre l’orario delle lezioni, rendendo palestre, biblioteche e cortili rinaturalizzati fruibili per la comunità anche nei pomeriggi e nei fine settimana. Richiede inoltre la stipula di stringenti Patti Educativi di Comunità per connettere enti locali, terzo settore e progettisti nella riqualificazione dello spazio pubblico circostante, supportati da un’unica Anagrafe scolastica pubblica e trasparente che permetta di monitorare i cantieri e i parametri di adattamento ai cambiamenti climatici.
Se la rigenerazione urbana non mette al centro i luoghi frequentati ogni giorno dalle nuove generazioni, rischia di ridursi a una mera operazione cosmetica sul mercato immobiliare. La vera sfida cittadina del prossimo futuro si gioca sul portone di ingresso delle nostre scuole. E tra le scuole arrivate al traguardo, anche grazie al concorso per 200 poli che hanno chiamato in campo tanti professionisti italiani, fatto salvo alcune eccellenze, l’architettura ha lasciato il passo all’edilizia.
In copertina: Polo Scolastico a Settimo Torinese ©Mattioda

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