Capitale del Mare 2027: 30 città in corsa per la rigenerazione costiera
In pole position Mezzogiorno e isole. In palio 1 milione di euro, ma la vera sfida è urbanistica: trasformare il waterfront nel più grande cantiere di riscatto territoriale
Sono esattamente 30 le città d’acqua che hanno scelto di mettersi in gioco, presentando i propri dossier per la conquista del titolo di Capitale Italiana del Mare 2027. Una mappa ampia e articolata che vede il Sud e le grandi isole guidare con decisione la classifica della partecipazione, con ben 16 candidature totali (Agropoli, Bari, Castellabate, Catanzaro, Giardini Naxos, Menfi, Palermo, Pantelleria, Piano di Sorrento, Portopalo di Capo Passero, Pozzallo, Sciacca, Taranto, Trapani e Vico Equense).
A fare da contrappunto sono 8 centri del Centro Italia (Civitavecchia, Livorno, Monte Argentario, Ortona, Porto San Giorgio, San Benedetto del Tronto, Senigallia, Sperlonga) e 6 avamposti costieri del Nord (Alassio, Cavallino Treporti, Cesenatico, Diano Marina, Imperia, Loano, Trieste). Un dato geografico che non è una semplice statistica ma il riflesso diretto di un’urgenza di riscatto territoriale che parte proprio dai margini e dalle coste meridionali per ripensare l’intero modello di sviluppo del Paese.
La città vincitrice si aggiudicherà un finanziamento pari a 1 milione di euro messo a disposizione dal Dipartimento per le Politiche del mare della Presidenza del Consiglio dei ministri per la realizzazione delle opere e delle attività previste nel piano. Dopo la chiusura del bando, la commissione giudicatrice esaminerà le proposte e condurrà le audizioni dei progetti finalisti per poi proclamare ufficialmente la vincitrice entro l’inizio del 2027, anno in cui prenderà il testimone da Ravenna, la Capitale del mare della prima edizione del 2026.
La blue economy e i cantieri urbani per la rinascita
Questa spinta alla rigenerazione urbana e costiera si inserisce in un quadro macroeconomico di straordinario rilievo per il nostro Paese. Secondo i dati del Rapporto nazionale sull’economia del mare, presentato lo scorso luglio, la blue economy genera complessivamente un valore di 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil nazionale, e dà lavoro a oltre 1,1 milioni di occupati distribuiti in più di 250.000 imprese. Un motore produttivo immenso che vede nel Mezzogiorno l’area a maggiore concentrazione, capace di assorbire circa il 34% del valore aggiunto e quasi il 40% dell’occupazione del comparto “blu”.
Se è vero che per troppo tempo le nostre città costiere hanno trattato il mare come un fondale scenografico da sfruttare d’estate e che il cemento delle vecchie speculazioni, le barriere industriali e le periferie litoranee abbandonate al degrado stagionale hanno tagliato in due il legame viscerale tra gli abitanti e la loro risorsa più grande, oggi le cose iniziano a cambiare. E il bando governativo rappresenta un segnale importante della nuova consapevolezza in tema di pianificazione e soprattutto rigenerazione.
Parola d’ordine: ricucire
I progetti presentati dai comuni in lizza dimostrano come la parola d’ordine sia diventata “ricucire”, trasformando le specificità territoriali in modelli avanzati di progettazione. Per fare qualche esempio, a Bari i 43 chilometri di costa puntano a diventare un’infrastruttura continua dove il recupero dello spazio pubblico sposa la transizione ecologica e l’economia del mare. A Trapani il progetto “La città generata dal mare” rimette a sistema il waterfront, le antiche saline e la memoria industriale, facendo della linea d’acqua l’asse portante dello sviluppo futuro.
Spostandosi nel Lazio, a Civitavecchia la sfida urbanistica punta a superare le barriere storiche che separano il tessuto urbano dal porto e dal Forte Michelangelo, forte di una fitta rete di partenariati locali. Sulla costa adriatica, ad Ortona, la riqualificazione si spinge sul fronte scientifico grazie a un comitato dedicato alla tutela ambientale e alla salute degli ecosistemi marini. Negli avamposti insulari più estremi come Pantelleria la rigenerazione interpreta la fragilità geografica trasformandola in un laboratorio di sostenibilità e tutela del paesaggio senza eguali.
In copertina: Lungomare di Bari © K da Pexels









