Cinema Fiamma a Roma, Alvisi Kirimoto firma il nuovo hub culturale

13-05-2026 Chiara Bernardi 3 minuti

13-05-2026 Chiara Bernardi 3 minuti

Cinema Fiamma a Roma, Alvisi Kirimoto firma il nuovo hub culturale

Chiusa dal 2017, la storica multisala si prepara a rinascere da agosto 2026 come spazio multifunzionale aperto alle nuove generazioni

Roma si prepara a riaccendere il Cinema Fiamma. L’avvio dei lavori di ristrutturazione della storica multisala di via Bissolati, chiusa dal 2017, è previsto per agosto 2026. Il progetto, firmato dallo studio Alvisi Kirimoto, punta a trasformare il complesso in un nuovo hub culturale di 2.850 mq, riunendo gli spazi del cinema con quelli dell’Opengate, ex discoteca situata all’interno dello stesso complesso. Due realtà per anni separate, ma oggi ricondotte a un unico organismo urbano e funzionale.

L’operazione nasce dalla collaborazione tra Gianluca Giannelli e Fabia Bettini dell’associazione Playtown Roma, il Gruppo Caroli, proprietario dell’immobile, e lo studio Alvisi Kirimoto, incaricato del progetto architettonico. Giannelli e Bettini portano nel progetto l’esperienza maturata in oltre vent’anni con “Alice nella città”, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle giovani generazioni, alla formazione del pubblico e alla promozione del cinema per ragazzi, scuole e nuovi autori. Non si tratta quindi solo della riapertura di una sala, ma della costruzione di un luogo ibrido, pensato per unire visione, didattica, produzione, socialità e nuove forme di fruizione culturale.

«Al centro del progetto ci sono i ragazzi che da anni sono la nostra energia e il nostro lavoro – spiegano Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, gestori e direttori artistici del nuovo Cinema Fiamma -qui torneranno gli istituti scolastici e le scuole di cinema. Sarà un polo culturale da abitare, uno spazio da vivere, aperto e plurale».

Il Fiamma appartiene alla memoria cinematografica della città e del Paese: qui passarono le anteprime di La dolce vita e di Federico Fellini e la prima edizione dei David di Donatello. Ma il progetto guarda soprattutto al futuro. Come emerso durante la presentazione, l’obiettivo è superare l’idea del cinema come luogo da attraversare solo per acquistare un biglietto, trasformandolo in uno spazio da abitare anche fuori dagli orari di proiezione: un foyer aperto, una libreria del cinema, aree di studio, spazi per la post-produzione, una biblioteca, sale per la formazione e ambienti dedicati all’incontro tra studenti, professionisti e giovani autori.

Il progetto architettonico lavora su più livelli. Al piano terra è previsto un foyer ampliato, con hall, bar e libreria del cinema, pensato come soglia attiva tra la città e lo spazio culturale. La sala storica sarà preservata e aggiornata negli impianti, nell’acustica e nelle tecnologie di proiezione, mentre al primo piano una seconda sala reinterpreterà la galleria originaria, integrando anche un proiettore 35 mm per la visione in pellicola. Nei livelli superiori troveranno posto funzioni legate alla didattica e alle professioni del cinema.

Il cuore innovativo del progetto sarà però nei piani interrati, dove prenderà forma il Teatro Ristorante, ricavato dall’ex sala Fiammetta: un ambiente flessibile per eventi, performance dal vivo, musica, teatro e programmazione culturale.


Attorno si svilupperanno la biblioteca del cinema, una sala da 15 posti, tre spazi per editing e post-produzione, aree espositive e un ristorante-club. L’idea è costruire un dispositivo culturale complesso, in cui cinema, arte, lettura, formazione e convivialità possano convivere.


Il recupero si confronta con l’eredità di Marcello Piacentini, che negli anni Cinquanta aveva immaginato il complesso come un sistema integrato di cinema e spazi di socialità. Lo studio Alvisi Kirimoto riparte da quella intuizione, lavorando su un doppio registro: da un lato il recupero filologico degli elementi originari, in dialogo con la soprintendenza; dall’altro l’introduzione di nuove funzioni capaci di rendere il Fiamma uno spazio contemporaneo, permeabile e flessibile.

«Fare un progetto di architettura è un po’ come fare un film: ci si occupa di persone, di luce, di spazio», ha raccontato Massimo Alvisi durante la presentazione.

L’intervento si inserisce anche in una geografia urbana più ampia. Il nuovo Fiamma viene presentato come il primo passo verso un “distretto del cinema” nel quartiere Ludovisi, in relazione con le sale indipendenti del territorio e con l’asse culturale che da Termini, passando per Piazza dei Cinquecento, Piazza della Repubblica e i Giardini di Dogali, arriva fino a Villa Borghese. In questo quadro,


la riapertura della sala diventa parte di una riflessione più ampia sulla rigenerazione del centro storico e sul ruolo dei presìdi culturali nella costruzione di nuove centralità urbane.


La programmazione sarà orientata alle nuove produzioni, ai cortometraggi, al cinema internazionale e alle opere in lingua originale, con attenzione sia al patrimonio storico sia alle forme contemporanee dell’audiovisivo. Un’offerta pensata per pubblici diversi, ma con un’attenzione esplicita alle nuove generazioni: studenti, scuole di cinema, giovani autori, festival e realtà indipendenti.

«L’obiettivo è costruire un’offerta accessibile ma altamente curata, capace di coniugare ricerca, qualità e apertura a nuovi linguaggi», aggiunge Fabia Bettini, sottolineando la volontà di mantenere «una forte vocazione alla scoperta e alla formazione del pubblico».

In copertina: © Alvisi Kirimoto_Cinema Fiamma_masterplan_©Flooer

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Chiara Bernardi
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