
Ciucci (Ance): il dopo Pnrr si chiama programmazione
Oltre 200 miliardi di investimenti, ma prevenzione e sicurezza richiedono risorse stabili
«Identità, mercato e innovazione». Sono i tre pilastri indicati da Antonio Ciucci, neopresidente nazionale di Ance, in occasione del convegno organizzato da Ance Abruzzo e Ance Teramo a Villa Vomano. Il punto di partenza sono le imprese. «Non sono le poltrone dei presidenti o i ruoli ricoperti temporaneamente: sono le imprese di costruzione a essere al centro del nostro sistema», ha affermato Ciucci, annunciando un rapporto più diretto tra la struttura nazionale, le associazioni territoriali e il tessuto produttivo.
Per il presidente Ance, tuttavia, le imprese non possono operare senza un mercato stabile. «Il nostro settore è segnato continuamente dalle emergenze. Ci svegliamo, c’è un’emergenza e dobbiamo rispondere, spesso con tempi molto complicati».
Da qui la richiesta di una programmazione infrastrutturale e abitativa capace di comprendere manutenzione, efficientamento energetico e adeguamento sismico del patrimonio.
Il Pnrr ha dimostrato, secondo Ciucci, che una regia centrale può sostenere anche i soggetti attuatori più piccoli. La metà dei 190 miliardi del Piano sono arrivati nel settore delle costruzioni e, ad aprile, l’avanzamento settoriale aveva raggiunto il 76%. «Il sistema delle imprese ha svolto i compiti a casa», ha sottolineato. Negli ultimi cinque anni il comparto ha recuperato 350mila posti di lavoro, dopo averne persi circa 600mila tra il 2008 e il 2018. Gli investimenti sono tornati intorno ai 200 miliardi, sui livelli precedenti alla lunga crisi. «Dovremmo continuare in questa direzione. La parola magica è programmazione».
La stessa impostazione riguarda il Piano casa. Ciucci ha valutato positivamente il ritorno dell’abitare nell’agenda nazionale e lo stanziamento di circa 10 miliardi fino al 2034, ma ha chiesto correttivi che permettano anche alle piccole e medie imprese di partecipare agli interventi.
I modelli applicabili nelle grandi città, ha avvertito, non sempre garantiscono lo stesso equilibrio economico-finanziario nei territori provinciali. A misurare la dimensione della sfida è stato Flavio Monosilio, direttore della Direzione affari economici e del Centro studi Ance. La spesa pubblica per infrastrutture è tornata su livelli storicamente elevati: oltre 200 miliardi di investimenti complessivi, dei quali circa il 40% destinato alle opere pubbliche. Il recupero arriva dopo una fase nella quale, tra il 2004 e il 2017, la spesa infrastrutturale si era ridotta del 61%. «In quel crollo c’è una parte rilevante dei problemi di cui discutiamo oggi», ha spiegato Monosilio, collegando il calo degli investimenti alla mancata realizzazione di infrastrutture per la sicurezza del territorio.
In Abruzzo sono stati censiti 519 interventi Pnrr, con un livello di avanzamento giudicato significativo. Ma il fabbisogno non termina con il Piano. Quasi 65mila abruzzesi risultano esposti al rischio frane e circa 95mila al rischio alluvioni, mentre la regione è quasi interamente interessata da una classificazione sismica elevata. Su scala nazionale, il 77% dei comuni e l’86% della popolazione vivono in aree a rischio sismico medio o alto; tre edifici su quattro sono stati costruiti prima del 1981.
Dal secondo dopoguerra terremoti e dissesto idrogeologico sono costati circa 360 miliardi di euro. La spesa media annuale per il dissesto, che fino al 2010 era intorno al miliardo, ha raggiunto oggi i 3 miliardi.
Le risorse censite per gli interventi contro il dissesto ammontano a 21 miliardi, con circa 19 miliardi già finanziati, ma il 38% degli interventi deve ancora essere avviato. Per Monosilio, il metodo da conservare dopo il Pnrr è quello fondato su obiettivi misurabili, controllo dell’avanzamento, circolazione dei dati e responsabilità definite: «Non serve soltanto un livello adeguato di finanziamenti, ma una costanza negli anni. Solo con un orizzonte lungo si possono programmare gli interventi e far crescere tutto il sistema».

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