Edifici smart & green: in Italia una norma Uni ad hoc e l’Europa punta a nuove regole

12-01-2026 Mila Fiordalisi 3 minuti

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Edifici smart & green: in Italia una norma Uni ad hoc e l’Europa punta a nuove regole

Dal “building as a service” al Gwp obbligatorio, si riscrive la sostenibilità dell’ambiente costruito

Una norma Uni specificamente messa a punto per standardizzare la progettazione urbanistica in chiave “smart & green” fornendo a professionisti pubblici e privati un riferimento unico nell’ambito delle valutazioni relative al ciclo di vita degli edifici, quindi dalla fase di disegno a quella ultima di dismissione. Il tutto tenendo conto della sfida della rigenerazione urbana.


La norma Uni in questione è la numero 11973:2025 ed è stata elaborata da Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e Uni (l’Ente italiano di normazione)


«Edifici più intelligenti e sostenibili sono un investimento strategico per lo sviluppo competitivo, l’efficienza, la sicurezza e la sostenibilità delle nostre città. La nuova norma introduce un approccio integrato lungo tutto il ciclo di vita dell’edificio, dalle soluzioni smart al monitoraggio dei consumi, dalla qualità architettonica all’interazione con la rete urbana, offrendo all’intera filiera standard e requisiti tecnici aggiornati per favorire la transizione ecologica e digitale, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2030 e di neutralità climatica al 2050 » spiega il direttore generale dell’Enea, Giorgio Graditi.

Nel ricordare che in Europa gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici, che generano oltre il 35% dei rifiuti tenendo conto delle risorse impiegate e che ben il 75% del patrimonio edilizio risulta “inefficiente”, Enea evidenzia che la riqualificazione energetica consentirebbe di tagliare consumi ed emissioni fino al 5-6% e che addirittura si ridurrebbe fino all’80% l’impronta carbonica di materiali e processi costruttivi.

Di qui la necessità di passare all’azione con una norma ad hoc ispirata al modello “Building as a service”, che pone al centro della transizione smart & green lo sviluppo di edifici in grado di scambiare energia, dati e servizi con la rete urbana con l’obiettivo di migliorare resilienza, qualità di vita ed equità sociale.


L’approccio, spiega ancora l’Agenzia, è multilivello, multiscalare e multi-temporale: nel ciclo di vita vengono calcolate le prestazioni “verticali” dell’edificio con quelle “orizzontali”, che misurano la capacità di interagire con la città e con le infrastrutture energetiche e digitali fino all’eventuale dismissione e/o riutilizzo


«La norma – evidenzia Enea – offre ai progettisti criteri avanzati fin dalle fasi preliminari, dal monitoraggio in tempo reale dei consumi alla gestione smart degli impianti fino alle soluzioni nature-based. Per le imprese di costruzione può rappresentare una guida operativa per realizzare edifici più performanti, mentre amministrazioni pubbliche potrebbero integrarla in regolamenti, bandi e programmi di rigenerazione urbana. Inoltre, per le comunità locali si tratta di regole chiare che favoriscono partecipazione e qualità urbana».


Sono dedicate a delineare un approccio comune per il calcolo del cosiddetto potenziale di riscaldamento globale (Gwp) del ciclo di vita dei nuovi edifici anche le norme europee (Regolamento C/2025/8723) annunciate a metà dicembre dalla Commissione Ue nell’ambito della Direttiva sulla Prestazione Energetica nell’Edilizia (Epdb)


La Direttiva ha stabilito che a partire dal 2028 il Gwp del ciclo di vita dovrà essere calcolato e indicato negli attestati di prestazione energetica per tutti i nuovi edifici con una superficie utile superiore a 1.000 mq e nel 2030 le regole dovranno essere applicate a tutti gli edifici indipendentemente dalla metratura.

Di fatto bisognerà tenere conto delle emissioni di gas serra degli edifici calcolando una serie di parametri partendo dalla produzione e il trasporto dei prodotti da costruzione alle attività di cantiere fino all’eventuale demolizione e quindi al trasporto e alla gestione dei materiali di scarto, incluso riutilizzo, riciclaggio e smaltimento finale. Secondo l’Europa le nuove regole incentiveranno fortemente l’uso di materiali da costruzione a basse emissioni di carbonio, come acciaio e cemento puliti, nonché la promozione di tecniche di stoccaggio del carbonio e di riciclo e riuso. Il Regolamento passa ora all’esame di Consiglio e Parlamento europeo e sono stati concessi due mesi di tempo per eventuali obiezioni e correttivi (è prevista una proroga di altri 2 mesi, se richiesto) prima di entrare in vigore.

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Mila Fiordalisi
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