Inps e Inail, oltre 9 miliardi di immobili: il patrimonio previdenziale cerca una nuova funzione

15-07-2026 Tommaso Nonni 3 minuti

15-07-2026 Tommaso Nonni 3 minuti

Inps e Inail, oltre 9 miliardi di immobili: il patrimonio previdenziale cerca una nuova funzione

La Commissione parlamentare punta su riuso, student e senior housing e rigenerazione urbana. Il nodo resta il “primo miglio” tra verifiche, autorizzazioni e progettazione

Il patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici rappresenta una risorsa economica rilevante, ma anche uno strumento con cui sostenere politiche abitative, rigenerazione urbana e coesione sociale. È questo il nodo dell’indagine conoscitiva, presentata martedì 14 luglio 2026, sulle politiche di investimento e valorizzazione del patrimonio immobiliare degli enti pubblici previdenziali, condotta dalla Commissione parlamentare di competenza, presieduta da Alberto Bagnai.


L’esito? Una ricognizione organica del patrimonio immobiliare dei due principali enti pubblici previdenziali italiani: Inps e Inail. Analizzandone consistenza, composizione, modalità di gestione, redditività e possibilità di valorizzazione.


«Il primo dato che offre immediatamente la misura economica del fenomeno è quello di un patrimonio complessivo superiore ai 9 miliardi di euro» ha esordito il deputato che è professore associato di politica economica all’Università Gabriele d’Annunzio, sottolineando come la dimensione contabile rappresenti soltanto il punto di partenza. L’oggetto d’indagine sono i beni considerati «come un’infrastruttura strategica nazionale», capace di svolgere una funzione istituzionale, economico-finanziaria e territoriale.

Si parla di immobili strumentali utilizzati dagli enti per garantire i servizi sul territorio, immobili destinati alla produzione di reddito e quote di fondi immobiliari. Una composizione articolata, frutto anche della storia del sistema previdenziale italiano, caratterizzata da acquisizioni, incorporazioni di enti soppressi e successive operazioni di gestione patrimoniale.

Il patrimonio immobiliare dell’Inps è il più rilevante tra quelli degli enti previdenziali pubblici. Al 2024 presentava un valore di bilancio lordo pari a circa 4,6 miliardi di euro, con un valore netto di circa 3,5 miliardi.

Bagnai osserva che «l’esposizione immobiliare dell’Istituto non coincide con la sua proprietà diretta degli edifici, ma comprende una componente indiretta di dimensioni assai rilevanti», evidenziando la necessità di rafforzare trasparenza, controllo e valutazione degli investimenti.

La rete immobiliare dell’Inps comprende 614 strutture utilizzate per le attività istituzionali con un costo annuo complessivo di circa 48,2 milioni di euro. Una presenza capillare sul territorio nazionale che rappresenta un valore per gli utenti, ma anche una complessità gestionale.

Uno dei principali temi emersi dall’indagine riguarda infatti gli immobili sfitti o inutilizzati.

«Ogni immobile inutilizzato determina un costo economico, un deterioramento patrimoniale e soprattutto un’occasione mancata di sviluppo territoriale» ha affermato Bagnai, indicando nella riduzione della “vacancy” uno dei principali strumenti per aumentare la redditività del patrimonio.

Diverso è il modello dell’Inail, il cui patrimonio immobiliare è stato costruito principalmente come investimento istituzionale a sostegno delle riserve tecniche dell’ente. Al 2024 il valore lordo di bilancio del patrimonio immobiliare dell’Inail era pari a circa 4, 4 miliardi, mentre il valore netto raggiungeva i 2,4 miliardi. A differenza dell’Inps, l’ente accompagna i dati contabili con una stima del valore di mercato complessivo, pari a circa 4,7 miliardi di euro.

Il patrimonio dell’Inail comprende 3mila unità immobiliari, di cui 856 strumentali e 2,4mila destinate alla produzione di reddito. Oltre il 90% dei canoni dell’Inail deriva da conduttori pubblici, caratteristica che limita potenzialmente i rendimenti rispetto al mercato privato, ma garantisce maggiore stabilità dei flussi.

«La performance di un patrimonio pubblico – spiega il presidente della commissione – non può essere misurata esclusivamente in termini di rendimento nominale, ma devono essere considerati anche il profilo di rischio, la qualità degli asset, la funzione istituzionale e la durata degli investimenti».


Uno dei temi principali indicati dalla Commissione riguarda la trasformazione del patrimonio immobiliare pubblico da semplice voce di bilancio a leva di sviluppo.


Secondo Bagnai, «valorizzare il patrimonio senza limitarsi ad amministrarlo» deve diventare l’obiettivo delle future politiche di gestione. Gli immobili degli enti previdenziali possono infatti contribuire alla realizzazione di interventi di housing sociale, student housing, senior housing, efficientamento energetico e recupero di aree degradate.

La Commissione ha evidenziato come il problema principale non sia soltanto la disponibilità dei beni, ma la capacità di renderli utilizzabili. Molti interventi si bloccano infatti nella fase iniziale, quella definita del “primo miglio”: ricognizione tecnica, verifica urbanistica e catastale, progettazione e autorizzazioni.

«Il principale collo di bottiglia – aggiunge Bagnai nella sua introduzione – si colloca prima: nelle attività di ricognizione tecnica, verifica della regolarità urbanistica e catastale, ricostruzione documentale e definizione delle destinazioni compatibili».


Da qui la richiesta di una maggiore programmazione pluriennale, banche dati condivise, criteri uniformi di valutazione e un confronto più sistematico tra gestione diretta, fondi immobiliari e partenariati pubblico-privati.


L’obiettivo finale è trasformare il patrimonio previdenziale in una risorsa strategica per il Paese. «Il patrimonio immobiliare di enti pubblici e previdenziali non è soltanto una voce dell’attivo», ha concluso Bagnai. «È una rete di servizi, una riserva di valore, un insieme di opportunità di rigenerazione e una componente della capacità dello Stato di orientare lo sviluppo».

 

In copertina: foto Alberto Bagnai © Camera dei Deputati

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Tommaso Nonni
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