Meno appalti integrati, più accordi quadro: la nuova mappa della progettazione

09-07-2026 Adriano Ciullo 4 minuti

09-07-2026 Adriano Ciullo 4 minuti

Meno appalti integrati, più accordi quadro: la nuova mappa della progettazione

Dalla fotografia del Cni: gare di valore premiano le società, quelle sotto i 140mila euro i professionisti

Il mercato della progettazione pubblica riparte, ma non per tutti allo stesso modo. Nei primi quattro mesi del 2026 il mercato pubblico dell’ingegneria e dell’architettura non cresce in termini assoluti, ma cambia composizione. Calano gli importi complessivi, salgono i servizi di ingegneria “puri” e si rafforza una frattura già evidente: tante procedure piccole, accessibili ai professionisti, e poche gare di valore che concentrano la parte più consistente della domanda pubblica.

Secondo il monitoraggio del Centro Studi della Fondazione Consiglio Nazionale degli Ingegneri, tra gennaio e aprile le stazioni appaltanti hanno pubblicato gare per circa 480 milioni di euro, al netto dei costi di esecuzione dei lavori negli appalti integrati. Sono 73 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, quando il totale aveva raggiunto il tetto di 552,5 milioni.

Il dato, però, cambia se si restringe il campo ai servizi di ingegneria senza accordi quadro, concorsi (pochi in questi mesi, e tra le stazioni appaltanti più attive c’è l’Agenzia del Demanio , servizi Ict e gare con esecuzione dei lavori. In questo perimetro, l’importo complessivo a base d’asta supera di poco i 183 milioni di euro, contro i 160 del primo quadrimestre 2025.


La notizia, quindi, non è una crescita generalizzata del comparto, ma una ripresa selettiva della progettazione “pura”, fuori dalla spinta straordinaria di bonus edilizi e Pnrr.


«Archiviata l’epoca dei bonus edilizi e del Pnrr – commenta Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni – il mercato dei servizi di ingegneria ed architettura è ormai entrato in una fase di stabilizzazione». Per Perrini, l’andamento del primo quadrimestre induce a «un moderato ottimismo», ma la tenuta dei volumi non basta a chiudere il quadro. La partita si sposta sulla qualità delle procedure e sulla capacità della domanda pubblica di sostenere progettazioni adeguate alla complessità degli interventi urbani, edilizi e infrastrutturali.

Il secondo segnale riguarda gli strumenti con cui le amministrazioni organizzano la pipeline degli interventi. La quota degli importi legati ai servizi di ingegneria negli appalti integrati scende al 7,2%, contro il 65,2% registrato nel 2025.


Al contrario, crescono gli accordi quadro, che assorbono il 54,4% degli importi complessivi.


I servizi tecnici senza esecuzione rappresentano il 38,2%, mentre i concorsi pesano appena per lo 0,2%. Per una filiera che lavora sulla trasformazione del costruito, il dato sugli accordi quadro non è solo amministrativo. Indica un modo diverso di programmare incarichi, pacchetti di interventi, manutenzioni e opere pubbliche. Giuseppe Maria Margiotta, consigliere segretario del Cni con delega al Centro Studi, lo definisce un elemento «particolarmente significativo», anche perché accompagnato da una «sostanziosa diminuzione del ricorso all’appalto integrato».

La struttura del mercato resta però molto selettiva. Oltre il 73% delle gare per servizi di ingegneria e architettura senza esecuzione ha un importo inferiore a 140mila euro. Solo il 19,2% supera i 215mila euro. Guardando agli importi, però, il quadro si ribalta: quasi l’86% dei 183 milioni complessivi è concentrato proprio nelle gare sopra i 215mila euro, mentre le procedure sotto i 140mila euro valgono solo l’8,8% del totale.

È qui che si misura la distanza tra numero delle opportunità e valore economico effettivo. Le gare piccole restano numerose e accessibili, ma la massa finanziaria si concentra nelle procedure più grandi. «Il report evidenzia alcuni fenomeni che sembrano assumere una rilevanza sempre più strutturale», osserva Marco Ghionna, presidente del Centro Studi Cni, richiamando «la crescente centralità degli accordi quadro, la persistente concentrazione del valore economico nelle gare di maggiore importo e il ruolo strategico delle procedure sotto soglia per la libera professione».

L’effetto sugli aggiudicatari è netto. I liberi professionisti ottengono il 28,6% delle gare senza esecuzione, ma appena il 4,8% degli importi totali. Le società restano dominanti: si aggiudicano il 54,4% delle procedure e l’82,1% degli importi. Sotto i 140mila euro, però, i professionisti sono competitivi: conquistano il 53,4% delle gare e il 48,3% degli importi. Sopra i 215mila euro la loro presenza scende al 7,1% delle gare e al 2,7% degli importi.


Il mercato, quindi, resta accessibile ai professionisti soprattutto nella sottosoglia, mentre le società rafforzano il proprio peso negli affidamenti di maggiore importo.


È una dinamica che incide anche sulla filiera della rigenerazione urbana: non solo su chi firma i progetti, ma su come si costruiscono gruppi di lavoro, competenze tecniche, capacità organizzativa e presidio delle procedure più complesse. Nel segmento delle gare con esecuzione dei lavori, il project financing ha un ruolo prevalente: 134 bandi per 2,378 miliardi di euro. Gli appalti integrati rilevati sono 125, per 881 milioni, mentre le concessioni sono 61, per 1,536 miliardi. Sono numeri che raccontano una parte della futura pipeline dei cantieri pubblici e delle trasformazioni edilizie, dove progettazione, finanza, costruzione e gestione tendono sempre più a intrecciarsi.

Sul fronte delle aggiudicazioni cresce l’importo medio delle gare vinte dalle società, ma aumenta anche quello riferito ai liberi professionisti, passato da 48.800 euro nel 2025 a 87.100 euro nel 2026. Il dato segnala una maggiore capacità di intercettare incarichi di valore più alto, anche se il peso complessivo dei professionisti resta marginale rispetto a quello delle società.

Il nodo più critico resta quello dei ribassi. Il Correttivo al Codice degli appalti, in vigore dal 1° gennaio 2025, ha modificato le regole per rafforzare il principio dell’equo compenso e spostare l’attenzione sulla qualità delle offerte. Il monitoraggio del Centro Studi segnala però ancora diversi scostamenti. Nelle gare sotto i 140mila euro il ribasso medio è pari al 10,2%, sotto il limite massimo del 20%, ma sono stati rilevati 17 bandi aggiudicati con ribassi superiori al 20%, con un picco del 78,3%. Nelle gare sopra i 140mila euro, a fronte di un ribasso medio del 31%, risultano 61 bandi con ribassi superiori al 35%, fino a un massimo dell’80%.

In copertina: Foto di Ivan Bandura su Unsplash

 

 

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Adriano Ciullo
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