Nel Mezzogiorno la rigenerazione passa dallo spazio pubblico: il caso Maglie
Quattro milioni di investimento e un concorso per un programma che lavora sul suolo e la biodiversità
Dal Fondo concorsi di progettazione e idee per la coesione territoriale, istituito presso l’Agenzia per la Coesione territoriale, per sostenere i Comuni del Mezzogiorno, era nato il concorso per uno spazio pubblico nel comune di Maglie (Lecce). La procedura, in due gradi, ha portato alla scelta della soluzione firmata da DKA – Diele Kerciku Architetture con la partecipazione di SIT&A, Marco Antonini Architects, Studio Matera e Studio Scalera. E in questi giorni il concept, con un programma di intervento da 4 milioni di euro volto a riqualificare Piazza-Parco Bachalet, è stato presentato alla cittadinanza.
L’ambito, in un’area periferica e molto popolosa, è caratterizzato da discontinuità spaziali e funzionali, e viene affrontato attraverso un lavoro di ridefinizione dello spazio pubblico che assume il suolo come elemento strutturante. «L’intervento – spiegano gli architetti romani di DKA – punta a trasformare un sistema frammentato in una piazza-parco unitaria (10mila mq di superficie complessiva), capace di ristabilire relazioni tra le diverse parti della città e di costruire una nuova centralità urbana».
L’idea è quella di costruire una piazza-parco, superando la logica di spazi separati e introducendo una nuova visione, ripristinando le gerarchie. In questo senso, c’è una ridefinizione complessiva delle relazioni tra natura e costruito.
La riduzione della componente carrabile, con l’eliminazione della viabilità su Corso Cavour, rappresenta una scelta netta che incide sulla qualità complessiva dell’area. Lo spazio non è più pensato come luogo di attraversamento veloce, ma come ambiente in cui sostare, incontrarsi, svolgere attività collettive.
In questa logica si inserisce anche la reinterpretazione del sagrato della chiesa, che viene trasformato in uno spazio civico aperto: passaggio che contribuisce a rafforzare il carattere pubblico dell’intervento e a costruire nuove possibilità di relazione tra cittadini e spazio urbano.
Il progetto prevede anche una microforesta ad alta densità, pensata come un elemento dinamico, destinato a evolversi nel tempo.
Elemento cardine del progetto è il cosiddetto l’Anello della Biodiversità, concepito come una vera e propria infrastruttura verde.
L’anello organizza lo spazio, connette ambienti che comprendono la piazza, i percorsi e la microforesta, definendo un gradiente ecologico tra città e paesaggio. Dispositivo che rende visibile un sistema di connessioni che oggi appare interrotto.
In generale, il disegno del paesaggio si ispira alla macchia mediterranea e prevede l’utilizzo di specie autoctone. La scelta non è solo formale, ma risponde a esigenze ambientali precise. La progressiva densificazione del verde consente infatti di migliorare le prestazioni dello spazio pubblico, contribuendo alla regolazione del microclima, alla riduzione delle temperature e alla gestione delle acque meteoriche.
Piazza-Parco Bachelet si configura quindi come un intervento che opera su più livelli. Da un lato, agisce sulla struttura spaziale, ricomponendo frammentazioni e ridefinendo gerarchie. Dall’altro, introduce soluzioni ambientali che migliorano le prestazioni ecologiche dell’area. «La continuità del suolo, l’infrastruttura verde e la capacità di adattamento nel tempo diventano così i principi attraverso cui si costruisce una nuova idea di spazio pubblico, più integrata e aperta alle trasformazioni future». Questa la sintesi dei progettisti.
In copertina: render piazza Maglie © Proloog

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