Premio Urbanistica 2025: a Prato la prossimità per l’inclusione sociale

29-07-2025 Francesca Fradelloni 3 minuti

29-07-2025 Francesca Fradelloni 3 minuti

Premio Urbanistica 2025: a Prato la prossimità per l’inclusione sociale

Da Urbanpromo il riconoscimento per il Piano strutturale 2024. L’ex assessore Barberis: un modello per i centri urbani europei

Neutralità climatica, sostegno al distretto tessile?, mobilità urbana e inclusione sociale, una visione integrata per le linee guida del Piano strutturale 2024 del Comune di Prato (oggi commissariato) che ha vinto il Premio Urbanistica 2025 di Urbanpromo nella sezione “Piani e programmi”, la più importante rassegna nazionale dedicata alla pianificazione territoriale, promossa dall’ Istituto nazionale di urbanistica (Inu).

Un nuovo punto messo a segno dall’ex amministrazione toscana guidata dal sindaco Matteo Biffoni, che prosegue con le strategie territoriali basate sull’armonizzazione tra pianificazione urbanistica e pianificazione ambientale per una città della prossimità. «Questo ulteriore premio testimonia il livello di innovazione delle politiche urbane messe in atto dal Comune di Prato che ho avuto l’onore di coordinare dal 2014 al 2024 come assessore all’Urbanistica e all’Ambiente nei due mandati amministrativi guidati da Biffoni. È il settimo Premio Urbanistica ottenuto e il secondo per il Piano strutturale che, nell’edizione del 2024, aveva guadagnato il riconoscimento nella sezione “Rigenerazione ambientale, economica e sociale”», spiega l’architetto Valerio Barberis.

Il Piano si inserisce nel percorso che vede Prato tra le 100 città europee selezionate per il programma “100 climate neutral cities”, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2030.

«Il lavoro svolto al Comune di Prato è stato un impegno corale in cui il lavoro politico della Giunta, della maggioranza del Consiglio Comunale e delle Commissioni Consiliari, insieme al lavoro tecnico-amminstrativo degli uffici, ha prodotto una fase straordinaria che ha impattato sull’evoluzione della disciplina urbanistica italiana ed europea», prosegue l’urbanista.

La città è stata ripensata come un sistema interconnesso di aree verdi, linee e poli ecologici che si inseriscono nei tessuti urbani esistenti, valorizzando il territorio non costruito e integrando le infrastrutture verdi con le aree produttive e residenziali.

Al centro della visione, il riuso della città costruita attraverso il recupero dei complessi dismessi (5 milioni di mq), la valorizzazione delle testimonianze di archeologia industriale e la trasformazione dei distretti artigianali e industriali in eco-parchi autosufficienti, grazie all’impiego di Nature based solutions e a operazioni di densificazione di edilizia sostenibile.

«Per quanto riguarda il tema della transizione ecologica, in primis l’intervento massivo di forestazione (Prato forest city) integrato con iniziative legate alla salute, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Questo approccio mira a creare un ambiente urbano più vivibile, sano e resiliente, sfruttando il potenziale della natura per contrastare l’inquinamento, ridurre le isole di calore e promuovere stili di vita attivi».


Il patrimonio delle città come infrastruttura al servizio del benessere fisico e mentale con soluzioni che collegano politiche urbanistiche, ambientali e sanitarie


«A questo si aggiunge una strategia sulle aree industriali che sono distribuite in tre macro categorie: quelle di fondazione che è all’interno della città storica, quello della prima periferia degli anni ‘50 e i grandi macrolotti industriali, grandi aree realizzate negli anni ‘80 al di fuori della città». Qui nell’ex quartiere produttivo simbolo della città-fabbrica pratese, l’abbandono industriale e l’assenza di spazi pubblici avevano contribuito negli anni all’isolamento sociale e urbanistico dell’area.


Oggi in gioco anche la prospettiva che le fabbriche dismesse ritornino a essere fabbriche tessili


«Quindi la vision è trasformarle in grandi aree con un grande valore ecologico e ambientale, intervenendo anche sull’altezza, massimo un piano, a condizione che il comparto diventi Nzeb. Gli oneri che vengono incamerati servono per trasformare le infrastrutture in termini ecologici (alberature e pavimentazione), tutto al servizio del sistema industriale ma allo stesso tempo riducendo le temperature di almeno due gradi. Per quanto riguarda invece la parte che riguarda l’inclusione sociale tutto si fonda sulla città di prossimità che prevede di valorizzare la città di Prato, città policentrica che si è trasformata con un allargamento dei suoi centri storici diffusi impattando nella composizione sociale e nella fruibilità dei servizi. Dunque, l’inclusione sociale della città avviene potenziando i servizi pubblici ma anche privati con la città dei 5 minuti».

Un Piano strutturale che, tenendo presente ovviamente delle differenze territoriali, può essere replicabile e funzionare come «modello per gli altri centri urbani europei», conclude Barberis che oggi è consulente per il Comune di Brescia, in vista della definizione dell’Agenda Urbana 2050.

In copertina:  © Fernando Guerra

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Francesca Fradelloni
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