Quando la scuola resta accesa: il vademecum che guida l’apertura degli istituti ai quartieri

26-02-2026 Irene Insana 3 minuti

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Quando la scuola resta accesa: il vademecum che guida l’apertura degli istituti ai quartieri

Dalla didattica alla comunità. Le iniziative di Roma, Bologna, Milano e Bergamo

Scuole Aperte: cosa sono, perché servono e come realizzarle. Questo il titolo del vademecum che illustra come e perché aprire gli istituti scolastici oltre l’orario delle lezioni. Il documento raccoglie indicazioni operative e un set di esperienze concrete presentate a Roma, in un’iniziativa del 26 febbraio, dagli assessori con deleghe specifiche dei Comuni di Bergamo, Bologna, Milano e Roma.

Il progetto valorizza l’eredità di Simonetta Salacone, dirigente scolastica e insegnante romana scomparsa nel 2017, nota come «preside di frontiera» dell’Istituto Iqbal Masih nel quartiere Centocelle e figura simbolo della scuola pubblica inclusiva impegnata contro la povertà educativa. La frase “Una scuola può tutto”, da lei pronunciata, è stata ripresa dall’assessora alla scuola di Roma Capitale Claudia Pratelli, che ha ricordato l’avvio del progetto subito dopo la pandemia con l’obiettivo di trasformare gli edifici scolastici in presìdi civici e culturali diffusi. In una città complessa con quasi tre milioni di residenti, 15 Municipi e oltre 1.200 plessi educativi, le scuole rappresentano l’infrastruttura pubblica più capillare e accessibile, capace di intercettare bisogni sociali, educativi e culturali anche nei quartieri privi di altri spazi collettivi.


Non solo luoghi per attività extracurricolari, ma poli di comunità che contribuiscono a contrastare povertà educativa, dispersione scolastica, fragilità sociali e isolamento delle famiglie


Il vademecum definisce le scuole come “punti di riferimento sul territorio, poli civici e culturali di costruzione di comunità”, mentre le linee guida per la progettazione parlano di “civic center”. L’iniziativa nasce dalla valorizzazione di esperienze già attive nelle scuole e nelle associazioni di genitori e studenti, generando nel tempo nuove relazioni e opportunità: laboratori, corsi di recupero gratuiti, attività artistiche e sportive, spazi di ascolto psicologico e percorsi di educazione alle relazioni rivolti a studenti, famiglie e abitanti del quartiere.


Scuole Aperte rappresenta quindi una visione: mantenere accese le scuole significa mantenere vivi i quartieri, trasformando l’istituzione educativa in uno spazio permanente di cittadinanza attiva e produzione culturale


Il programma parte da Roma e si estende a Bologna, Milano e Bergamo, quattro contesti accomunati dalla centralità della scuola come presidio civico, dall’apertura extracurricolare degli spazi, dalla costruzione di reti territoriali e dall’obiettivo di contrastare le disuguaglianze educative. Differiscono invece per modalità di governance e grado di istituzionalizzazione: Bergamo privilegia la partnership territoriale, Bologna la programmazione strategica e la coprogettazione, mentre Roma punta su scala e investimento pubblico come leva di diffusione.

Bergamo propone un modello fondato sulla coprogettazione con il terzo settore e sulla continuità amministrativa. Avviato nel 2017-2018 tramite bandi regionali e programmi nazionali per la riqualificazione urbana, il progetto ha consolidato partnership territoriali e strumenti operativi, come linee guida e toolkit per la cittadinanza attiva. Centrale l’attenzione alla fascia preadolescenziale e alla prevenzione di marginalità e isolamento, con modelli dedicati come GameLab Play School e una governance formalizzata tramite protocolli tra Comune, scuole e volontariato.

Bologna sviluppa un approccio sistemico e strategico. Lanciato nel 2025 e inserito nei documenti di programmazione comunale, il progetto si caratterizza per una forte dimensione di ascolto e coprogettazione con studenti e stakeholder educativi. L’iniziativa integra fondi europei e sperimentazioni pregresse, puntando sull’ampliamento dell’offerta formativa, sulla creazione di comunità scolastiche e su una cabina di regia interistituzionale per progettazione, monitoraggio e valutazione.

Milano presenta una delle esperienze più consolidate, avviata nel 2014. Il modello si distingue per l’istituzionalizzazione del progetto attraverso un ufficio comunale dedicato, il riconoscimento formale delle Scuole Aperte e finanziamenti strutturali annuali. L’approccio è orientato alla rete, con supporto agli istituti in contesti fragili, collaborazione con associazioni e diffusione di attività extracurricolari gratuite. Durante la pandemia il progetto ha assunto un ruolo ancora più centrale, rafforzando la scuola come presidio comunitario.

Roma sviluppa infine un modello recente ma in rapida espansione. Nato nel 2022 con il programma Roma Scuola Aperta, promuove l’apertura pomeridiana e nei fine settimana con l’obiettivo di contrastare povertà educativa e dispersione scolastica. La dimensione romana si caratterizza per la scala e per un forte investimento pubblico, accompagnato da strumenti di partecipazione, valutazione d’impatto e mappatura delle opportunità educative territoriali.

Le quattro esperienze evidenziano la flessibilità del modello Scuole Aperte, capace di adattarsi a contesti urbani diversi mantenendo una visione comune: trasformare la scuola in infrastruttura sociale permanente e punto di riferimento per studenti, famiglie e comunità locali.

In copertina © Roma Capitale

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Irene Insana
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