
Roma non è più una città per tutti: il futuro dell’abitare tra vita di quartiere e carovita
L’indagine Censis fotografa una Capitale che trova forza nella comunità ma vede crescere la paura di un'espulsione urbana guidata da affitti stellari e deficit nei servizi
Abitare a Roma rischia di diventare presto un privilegio per pochi. Tra la pressione sui costi degli alloggi, il rincaro della vita, i limiti strutturali dei servizi pubblici e la persistente questione del degrado urbano, l’accessibilità futura della Capitale si trasforma nella sfida più complessa per la tenuta sociale della città. È questo il segnale d’allarme più netto che emerge dall’indagine “Roma: metropoli e quartiere” del Censis.
Lo spettro dell’inaccessibilità e la fuga verso la periferia
Per la maggior parte dei cittadini la prospettiva a lungo termine solleva ombre inquietanti, al punto che il 59,2% dei romani – e il 50,9% dei giovani tra i 18 e i 34 anni – teme che tra dieci anni Roma non sarà più una città accessibile a tutti. A pesare su questa percezione sono l’aumento costante dei prezzi del mercato immobiliare e una rete di trasporti e servizi che stenta a stare al passo con i ritmi quotidiani. Il pericolo concreto è quello di una progressiva espulsione delle fasce meno abbienti e dei giovani verso i margini della metropoli, alimentando la crescita oltre il Grande raccordo anulare (Gra), dove negli ultimi vent’anni la popolazione è già aumentata del 25,6%.
Mobilità e degrado: le ferite aperte nei quartieri
A incrinare la vivibilità quotidiana contribuisce in modo determinante il tema del degrado e della manutenzione urbana. Per il 30,2% dei residenti, la scarsa pulizia e la cura inadeguata degli spazi pubblici rappresentano il problema principale della città, subito dopo la mobilità difficile (segnalata dal 46,3% come criticità prioritaria). L’indagine evidenzia come quasi la metà dei romani (il 48,4%) percepisca chiaramente situazioni di degrado all’interno del proprio quartiere, con picchi che variano dal 34,8% nei rioni storici fino a superare il 50% in altre zone interne al Gra.
Tra proprietà e vulnerabilità dell’affitto
La condizione abitativa rappresenta l’altro spartiacque fondamentale tra stabilità ed esclusione. Se da un lato il 72,6% dei romani vive in un immobile di proprietà – vera e propria rete di protezione economica che consolida il radicamento nel territorio -, dall’altro il restante 27,4% affronta il mercato della locazione con un canone medio mensile che tocca i 978 euro. Un peso economico insostenibile per molti, che colpisce duramente soprattutto i cittadini stranieri, dove l’affitto riguarda l’82,3% dei residenti, chi ha redditi bassi o medio-bassi con il 42,2%, e i giovani con il 40,4%.
In questo scenario segnato da rincari e criticità ambientali, è la dimensione umana e relazionale del quartiere a fare da cuscinetto. L’85% dei romani si dichiara infatti soddisfatto della propria zona di residenza, trovando nella vicinanza e nella solidarietà informale un’ancora di salvezza. Il 70% dei residenti è abituato a scambiare piccoli aiuti con i vicini di casa e quasi due terzi della popolazione concentra nel proprio quartiere le relazioni sociali più importanti. Più della metà dei cittadini si attiva persino in prima persona attraverso community locali per prendersi cura degli spazi comuni. Nonostante le preoccupazioni sulla sostenibilità dell’abitare e sul degrado urbano, nei romani resiste un viscerale attaccamento alla città. Il 54,7% dei residenti guarda al futuro con ottimistica fiducia, con una punta del 61,2% tra i più giovani, mentre il 63,5% dichiara che non si trasferirebbe mai altrove. Tuttavia, la tenuta di questo legame dipenderà dalla capacità della politica di risanare gli spazi pubblici e di garantire che la Capitale rimanga inclusiva, evitando che il costo delle case e il degrado trasformino una metropoli vitale in una città per pochi.









