Italia, diplomazia urbana nel Mediterraneo

31-08-2026 Mila Fiordalisi 3 minuti

31-08-2026 Mila Fiordalisi 3 minuti

Italia, diplomazia urbana nel Mediterraneo

Dalla maxi-missione in Libia al festival sulla rigenerazione sostenibile in Libano. Il know how nazionale si impone come modello architettonico, industriale e formativo

L’Italia è sempre più protagonista nei processi di trasformazione, conservazione e ricostruzione urbana del bacino mediterraneo. Tra mostre internazionali e missioni imprenditoriali di rilievo, il sistema Paese mette in campo competenze architettoniche, ingegneristiche e tecnologiche per promuovere la sostenibilità e la riqualificazione dei tessuti urbani feriti dai conflitti o segnati dalle sfide ambientali.

La sfida di Bengasi: 34 realtà italiane per la ricostruzione del centro storico. La Libia si prepara a diventare il banco di prova operativo per l’ingegneria e la progettazione italiana. Dal 6 all’8 settembre va in scena “Benghazi Urban” l’evento conclusivo della Global Competitive Urban Planning Initiative – Benghazi (Gcupi-B), promosso dal Fondo per la ricostruzione e lo sviluppo della Libia.

A guidare la presenza italiana a Bengasi sarà una delegazione promossa dalla Camera di commercio italo-libica, composta da 34 realtà aziendali e 42 partecipanti, che include grandi nomi del settore come Artelia, Speri, Buro Milan, European Engineering, Pasqualucci Costruzioni, General Smontaggi, Semaforica e l’Università Niccolò Cusano.

Un ruolo centrale nella missione sarà svolto da un raggruppamento di società di architettura e ingegneria costituito con il contributo di Oice-Confindustria. La squadra, che rappresenta oltre 800 professionisti e un bagaglio di oltre 1.700 interventi su edifici storici, presenterà una proposta unitaria illustrata attraverso strumenti multimediali e un plastico per la riqualificazione e il recupero del centro storico di Bengasi.

L’area di intervento comprende il cosiddetto “quartiere italiano”, sviluppatosi intorno agli anni Trenta attorno a via Omar al Mukhtar e al lungomare, gravemente segnato dai combattimenti del 2014-2017 e dalle successive demolizioni. Il piano punta a ricucire il tessuto urbano e valorizzare un patrimonio di oltre 150 edifici censiti di alto pregio storico e architettonico. Tra le strutture di maggior rilievo spicca la Cattedrale di Bengasi, imponente opera neoclassica inaugurata nel 1939 su progetto di Cabiati, Alpago-Novello e Ferrazza, oggi al centro di un delicato percorso di recupero. Si affianca ad essa Palazzo Al Manar, edificio dal forte valore simbolico da cui Re Idris proclamò l’indipendenza nel 1951 e dove nel 2008 fu siglato il Trattato di amicizia tra Italia e Libia, recentemente restaurato con il supporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp). Il progetto affronta inoltre la memoria architettonica della Cassa di Risparmio della Cirenaica e del Teatro Berenice, capolavori firmati da Marcello Piacentini e Luigi Piccinato.

Oltre all’esposizione del masterplan nello stand dedicato, la missione italiana punterà su incontri b2b e sulla creazione di consorzi nei settori delle infrastrutture, della sanità, dei trasporti e dell’industria. La cooperazione si inserisce nella cornice del memorandum siglato lo scorso aprile tra Assorestauro e Undp alla presenza dell’ambasciatore Gianluca Alberini e del direttore generale del fondo, Belgasem Haftar, mirato a coniugare gli interventi di cantiere con programmi di alta formazione per tecnici e maestranze libiche, al fine di trasferire know how, riattivare l’economia locale e preservare un’eredità storica condivisa.

La diplomazia dell’urbanistica: il modello italiano fa tappa a Beirut. Dal 24 settembre al 22 ottobre Beirut ospiterà la mostra itinerante “Città in Scena. Urban Regeneration: the Italian way to a sustainable future“. Proposta dall’Ambasciata italiana in Libano e dall’Istituto Italiano di Cultura di Beirut  in collaborazione con la Notre Dame University di Louaize, l’iniziativa è ideata e promossa da Ance, Mecenate 90 e Cidac, con il contributo di InArch e porta nella capitale libanese le migliori pratiche di rigenerazione urbana nate dalle esperienze del Festival “Città in Scena”.

L’esposizione accende i riflettori su come l’architettura e l’urbanistica italiana stiano rispondendo alle grandi sfide contemporanee, quali il contenimento del consumo di suolo, la transizione ecologica ed energetica e l’inclusione sociale. Attraverso la riconversione di edifici e spazi abbandonati sia nei centri storici sia nelle periferie, il modello italiano dimostra come la progettazione possa riattivare la vita comunitaria e valorizzare l’abitare sostenibile, offrendo al contempo una vetrina per l’eccellenza tecnologica di imprese e professionisti del Paese.

In copertina: Benghazi 2007 © BY-SA 3.0

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Mila Fiordalisi
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