09-10-2026 Paola Pierotti 4 minuti

Carlo Ratti: il futuro delle città medie passa dalla «globalizzazione di nicchia»

L’Aquila oltre la ricostruzione. Innovazione e industrializzazione per una nuova filiera delle costruzioni

Dalla ricostruzione alla ricerca di una nuova identità produttiva, facendo dell’Aquila un laboratorio di innovazione per il futuro delle città medie. La sfida è trasformare le competenze maturate dopo il sisma in una specializzazione capace di distinguere il territorio a livello internazionale, attrarre talenti e investimenti e generare nuove opportunità di lavoro. È la prospettiva indicata da Carlo Ratti, architetto e direttore del Mit Senseable City Lab, all’incontro “Costruire città future”, promosso da Ance Abruzzo e Ance L’Aquila in collaborazione con il Comitato di coordinamento per L’Aquila Capitale 2026.

L’appuntamento è la seconda tappa del percorso promosso dall’associazione dei costruttori, dopo l’incontro di Teramo dedicato al tema delle emergenze e prima di quello in programma a Chieti a novembre


Carlo Ratti ha indicato nelle città medie un possibile laboratorio per sperimentare nuovi modelli di sviluppo urbano. La loro dimensione può favorire processi di innovazione più agili rispetto alle grandi metropoli, ma la condizione è individuare una vocazione capace di renderle riconoscibili a livello internazionale.


È quella che Ratti definisce «globalizzazione di nicchia»: non competere su tutto, ma diventare un riferimento mondiale in un ambito specifico. Gli esempi sono Barolo per la produzione vinicola, Solomeo con Brunello Cucinelli e Trivero con Zegna. Territori di dimensioni contenute che hanno costruito un’identità produttiva riconoscibile anche fuori dai confini nazionali. «La grande domanda che ho per voi – dice Ratti alla platea di interlocutori intervenuti all’Auditorium di Renzo Piano – è: cos’è L’Aquila e in quale campo, anche molto piccolo, l’Aquila è la numero uno al mondo», ha osservato l’architetto.

Una specializzazione che, secondo Ratti, rappresenta anche una risposta alla necessità di attrarre giovani, competenze e investimenti. Non basta puntare sul turismo o sulla valorizzazione del patrimonio storico: occorre costruire un’economia produttiva capace di sostenere la vita quotidiana e contrastare lo spopolamento, soprattutto nei borghi del cratere.

E che futuro ha allora l’urbanistica? In un contesto caratterizzato da significative trasformazioni demografiche, Ratti ha messo in discussione i modelli di espansione urbana che hanno caratterizzato il Novecento, sostenendo la necessità di privilegiare la rigenerazione dell’esistente e l’obiettivo del consumo di suolo zero. «Non costruire di più, ma rimettere a posto quello che c’è», è la direzione indicata, richiamando anche il concetto di ricucitura urbana di Renzo Piano. Per Ratti, l’urbanistica deve partire dalla Civitas, la comunità, prima ancora che dall’Urbs, la città costruita. Sono i bisogni delle persone a dover orientare il progetto, non il contrario. Un approccio che richiede anche di superare la figura dell’architetto come autore unico della trasformazione urbana, privilegiando processi di progettazione corale, collaborazione tra discipline e coinvolgimento dei cittadini.

La partecipazione può trovare nuovi strumenti anche nell’intelligenza artificiale. Ma per Ratti non è la quantità di tecnologia a rendere migliore una città. Da qui la distinzione tra smart city e sensible city: una città non semplicemente intelligente, ma sensibile, capace di utilizzare dati e strumenti digitali per comprendere le esigenze delle persone. «Una città che usa le tecnologie per mettere i cittadini al centro e non viceversa», ha sintetizzato.

Un altro fronte di trasformazione riguarda direttamente il settore delle costruzioni. Ratti ha richiamato le sperimentazioni sviluppate alla Biennale Architettura di Venezia 2025 con Ance e quattro università internazionali, tra cui Mit, Eth Zurigo, Politecnico di Torino e Tongji University, per esplorare l’impiego dei robot umanoidi nelle attività di cantiere. Dalla posa dei mattoni alle lavorazioni in quota, la robotica può modificare l’organizzazione del lavoro, la sicurezza e le competenze professionali. «Non c’è dubbio che come costruiamo cambierà radicalmente nei prossimi 10 o 15 anni», ha affermato Ratti, invitando a considerare le opportunità di questa trasformazione anche per il recupero del patrimonio esistente. Proprio L’Aquila, con le conoscenze sviluppate durante la ricostruzione, potrebbe diventare un campo di sperimentazione per applicare nuove tecnologie a edifici storici e contesti complessi, senza necessariamente competere con la scala dei grandi cantieri industrializzati.


Su questa prospettiva si innesta la proposta di Enrico Ricci, presidente di Ance Abruzzo, di fare della regione un hub delle costruzioni innovative. «Abbiamo l’opportunità di mettere a sistema le competenze sviluppate nella ricostruzione, costruendo un hub che coinvolga imprese, università, ricerca e professionisti.


Industrializzazione, robotica e nuove tecnologie possono diventare una specializzazione del territorio, generando innovazione, lavoro e nuove opportunità per la filiera delle costruzioni. Poli di produzione magari dislocati nei centri urbani periferici per dare una mano, nel contempo, al ripopolamento».

Il tema dell’innovazione si intreccia anche con quello delle infrastrutture. Pierluigi, presidente di Ance L’Aquila, ha richiamato la necessità di completare le opere ancora in corso e di affrontare la nuova fase della trasformazione territoriale. «L’Aquila ha vissuto una stagione straordinaria di ricostruzione, che ha coinvolto imprese, professionisti e istituzioni in un percorso complesso e senza precedenti. Possiamo definirla la ricostruzione meglio riuscita degli ultimi decenni. Oggi possiamo guardare al futuro con una prospettiva diversa, sia come imprese che come territorio: completare le infrastrutture, integrare le nuove tecnologie e creare le condizioni per una città sempre più attrattiva e competitiva, capace di richiamare anche chi intende investire nella sua trasformazione».

Tornando alla scala urbana, Ratti ha richiamato anche l’importanza delle connessioni territoriali, a partire dal collegamento ferroviario con Roma, considerato strategico per migliorare l’accessibilità e ampliare le opportunità di relazione economica e culturale.
La competitività delle città medie dipende infatti anche dalla capacità di inserirsi in reti territoriali più ampie, senza perdere la propria specificità.

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Paola Pierotti
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