Utopian Hours 2026, a Torino la decima edizione tra city-making e nuove visioni urbane

09-10-2026 Francesca Fradelloni 5 minuti

09-10-2026 Francesca Fradelloni 5 minuti

Utopian Hours 2026, a Torino la decima edizione tra city-making e nuove visioni urbane

Il 16 e 17 ottobre il festival torna alla Centrale della Nuvola Lavazza. Tra gli ospiti Sir Peter Cook, Herzog & de Meuron, Zahra Ebrahim e Carolyn Steel

Dopo il primo appuntamento internazionale organizzato a Rotterdam, Utopian Hours torna a Torino il 16 e 17 ottobre 2026 per celebrare la sua decima edizione. Il festival internazionale di city-making promosso da Stratosferica sarà ospitato a La centrale della nuvola Lavazza, in via Ancona 11/A, con un programma che mette insieme architettura, rigenerazione urbana, sviluppo immobiliare, politiche pubbliche e innovazione sociale. Al centro dell’edizione 2026 torna la domanda che accompagna il festival fin dalla sua nascita: come si costruiscono le città del futuro?

La risposta passa quest’anno non soltanto dalle keynote lecture e dalle esperienze internazionali presentate sul palco, ma anche da


un programma di tavoli di lavoro che coinvolgerà oltre 300 rappresentanti delle città, professionisti, developer, investitori e imprese provenienti dall’Italia e dalle principali realtà urbane europee


Sei i temi individuati per i roundtables, pensati come momenti di confronto operativo e scambio di pratiche, con l’obiettivo di trasformare il dibattito sulle città in indicazioni e soluzioni applicabili. Il primo tavolo, “Public assets, new deals”, affronta uno dei temi più attuali per le amministrazioni italiane: il futuro del patrimonio immobiliare pubblico nel post-Pnrr. Se il Piano ha consentito di aprire cantieri e mobilitare risorse, resta aperta la questione della gestione a lungo termine degli immobili riqualificati. Il confronto sarà dedicato ai nuovi modelli di partenariato pubblico-privato, alle forme di gestione e alle condizioni necessarie perché il patrimonio pubblico possa generare valore sociale ed economico senza perdere la propria funzione collettiva. Con “Cities of youth”, realizzato in collaborazione con il Comune di Cremona, l’attenzione si sposta sulle politiche urbane rivolte alle nuove generazioni. Cultura, spazio pubblico e riattivazione temporanea del patrimonio immobiliare diventano strumenti per interrogarsi sulla capacità, soprattutto delle città medie italiane, di offrire opportunità, servizi e contesti attrattivi per i giovani. Il rapporto tra sviluppo urbano e adattamento climatico è invece al centro di “The red & blue city”, tavolo organizzato con la città di Rotterdam. Il tema è l’alleanza tra costruito e acqua: densità, tipologie urbane, rigenerazione e gestione delle risorse idriche vengono messi in relazione per individuare approcci capaci di rendere le città più resilienti. A partire dall’esperienza di Napoli, “Feeding the city” esplora il cibo come vera e propria materia urbanistica. Mercati, filiere corte, patrimonio gastronomico e sistemi alimentari diventano chiavi di lettura dello sviluppo urbano e territoriale, con un’attenzione particolare alla sostenibilità, all’identità dei luoghi e alla riduzione delle disuguaglianze.

Con “Beyond slow living”, Utopian Hours propone invece una nuova lettura delle città intermedie italiane, superando la narrazione legata esclusivamente alla qualità della vita e alla dimensione lenta. L’obiettivo è costruire una mappa alternativa delle second-tier cities, ragionando su nuovi corridoi economici e demografici, lavoro, mobilità e sviluppo. Tra gli esempi citati, il possibile asse pugliese Brindisi-Bari-Barletta, letto come sistema urbano ed economico unitario. Completa il programma dei tavoli “Third places & community hubs”, dedicato agli spazi che non sono né casa né luogo di lavoro ma che svolgono una funzione crescente nella costruzione delle comunità. Biblioteche, caffè, immobili temporaneamente riattivati e community hub vengono indagati come nuove infrastrutture sociali, capaci di generare relazioni e impatti economici e collettivi.

Sir Peter Cook a Torino, tra Archigram e nuovi futuri urbani. Tra i protagonisti internazionali della decima edizione spicca Sir Peter Cook, cofondatore di Archigram, il collettivo britannico che dagli anni Sessanta ha contribuito a ridefinire l’immaginario dell’architettura radicale. Cook sarà a Torino a pochi giorni dal suo novantesimo compleanno, portando sul palco di Utopian Hours una riflessione costruita in oltre sessant’anni di ricerca sulle città, sull’architettura e sulle possibilità dell’immaginazione progettuale. La sua presenza sarà accompagnata dalla mostra “The city is a garden”, ospitata inizialmente durante il festival e successivamente al Dorado community hub per due mesi. L’esposizione riunisce disegni e progetti di Cook e dell’universo Archigram, comprese opere mai presentate prima in Italia. La mostra parte dal rapporto tra città e natura, interrogandosi sul superamento della loro tradizionale contrapposizione. Nel lavoro di Cook, architettura, paesaggio, tecnologia e sistemi viventi si sovrappongono, generando configurazioni ibride e mutevoli. Centrale è il concetto di “play”, inteso come capacità di costruire connessioni inattese e immaginare nuovi assetti prima ancora di fissarne le regole.

Da Herzog & de Meuron a Carolyn Steel. Il programma porterà a Torino anche Wim Walschap, ceo e senior partner di Herzog & de Meuron, lo studio svizzero che ha fatto del rapporto tra innovazione progettuale, trasformazione e contesto uno degli elementi distintivi della propria ricerca. Tra gli ospiti anche Zahra Ebrahim, cofondatrice di Monumental, organizzazione di Toronto impegnata nel costruire nuove relazioni tra comunità e istituzioni, con un approccio che guarda anche alle economie informali, al placemaking spontaneo e alle pratiche quotidiane che trasformano la città. Carolyn Steel porterà invece al festival la propria ricerca sulla Sitopia, il concetto che mette il cibo al centro della comprensione dei sistemi urbani e del modo in cui le città vengono prodotte, organizzate e abitate. Accanto ai keynote speaker, Utopian Hours presenterà una selezione di progetti e pratiche internazionali. Dai Rotterdam rooftop days, che sperimentano nuovi usi dei tetti urbani come spazi pubblici e infrastrutture di adattamento climatico, a Gleispool, progetto per una grande piscina pubblica in un ex scalo ferroviario di Basilea, fino ai Crown bridges di Helsinki. Nel programma trovano spazio anche Quatorze, realtà non profit che lavora su un’architettura fondata sulla solidarietà; Nice developers, che indaga nuovi approcci allo sviluppo immobiliare; Enorme studio, studio madrileno attivo sui temi della progettazione partecipativa, sperimentale e trasformabile; e Powerhouse company, impegnata su edilizia abitativa, costruzione e trasformazione urbana.

Rotterdam e Napoli città ospiti. Il festival conferma anche il dialogo diretto con le città europee. Rotterdam sarà la European guest city 2026, con una presenza dedicata all’Urbanites fair, un roundtable al Dorado e un intervento sul palco principale. Napoli sarà invece l’Italian guest city, raccogliendo il testimone da Brescia, protagonista dell’edizione 2025. Accanto alle conferenze, alle masterclass e all’Urbanites fair, Utopian Hours continuerà così a sperimentare formati differenti dalla conferenza tradizionale. Il Dorado community hub ospiterà i tavoli di lavoro e un programma espositivo che comprende, oltre a The City is a Garden, anche Urban frames, realizzata in collaborazione con Camera – Centro italiano per la fotografia. Confermata infine la collaborazione con l’Architecture film festival Rotterdam (Affr), che porterà a Torino una selezione di film dedicati all’architettura e alla città.

In copertina: foto città Torino ©pexels

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Francesca Fradelloni
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