I digital twin dei fiumi per la resilienza dei territori. A Roma maxi progetto per il Tevere
I digital twin dei fiumi per la resilienza dei territori. A Roma maxi progetto per il Tevere
Anche il Po osservato speciale. In Europa già ultimati i gemelli digitali del Tamigi e dei canali di Rotterdam.
Il futuro del Tevere passa anche dalla digitalizzazione. È stato presentato nei giorni scorsi il progetto del digital twin della tratta romana del terzo fiume più lungo d’Italia dopo il Po e l’Adige. Protagonisti del progetto l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac) e il centro di ricerca Citera dell’Università Sapienza di Roma, che si occupa di territorio, edilizia, restauro e ambiente.
L’iniziativa rappresenta una delle frontiere più avanzate in Italia nell’applicazione del deep tech alla gestione dei corsi d’acqua urbani. Per la prima volta, il tratto capitolino del fiume è stato mappato attraverso rilievi multibeam (tecnologia idrografica che utilizza ecoscandagli multifascio in 3D con altissima risoluzione) e l’uso di lidar (tecnologia di telerilevamento attivo che utilizza impulsi laser) e laser scanner (dispositivi di misurazione che utilizzano raggi laser per acquisire milioni di punti dati). L’integrazione tra i dati della batimetria (il fondale) e i modelli digitali del terreno ha permesso di ricostruire tridimensionalmente non solo l’alveo, ma anche i muraglioni e le infrastrutture idrauliche. In campo anche droni per la sorveglianza dall’alto e il robot quadrupede “Spot” per ispezioni in aree impervie. «Governare un fiume come il Tevere a Roma significa gestire un sistema complesso, fatto di flussi idrici, infrastrutture, paesaggi, rischi e comunità», sottolinea il segretario generale dell’Aubac, Marco Casini. «La trasformazione digitale non è un fine, ma uno strumento che ci consente di leggere questa complessità con strumenti nuovi e più precisi».
Questa imponente mole di dati — un patrimonio informativo senza precedenti — abilita una capacità di monitoraggio “metro per metro”, offrendo a tecnici e amministratori un livello di dettaglio mai raggiunto prima. La nuova fase del progetto mira a estendere ulteriormente questo perimetro, integrando rilievi mobili lidar del corridoio stradale rivierasco, modelli digitali avanzati per la simulazione di scenari, video immersivi per rendere il fiume “leggibile” non solo agli addetti ai lavori, ma anche alla cittadinanza e ai decisori pubblici. «Con la nuova fase di lavoro mettiamo a sistema i risultati raggiunti e apriamo una stagione ulteriore: rilievi più estesi, modelli più accurati, una rappresentazione del fiume sempre più aderente alla sua realtà fisica e alle sue dinamiche», annuncia Casini.
Il progetto si inserisce nell’ambito del Piano strategico operativo del Tevere, presentato lo scorso ottobre, che prevede oltre 800 interventi per la rigenerazione delle sponde.
La digitalizzazione diventa quindi lo strumento essenziale per la governance di un ecosistema complesso, coniugando sicurezza idraulica e valorizzazione ambientale. Il progetto del digital twin risponde infatti a tre obiettivi strategici: mitigazione del rischio alluvionale, attraverso la previsione delle piene e la pianificazione di interventi strutturali; gestione della risorsa idrica monitorando la capacità del fiume; fruibilità urbana, restituendo il fiume ai cittadini e puntando all’ambizioso obiettivo della balneabilità.
Anche il Po è finito sotto osservazione nell’ambito di un progetto di digital twin portato avanti dal Cnr(Consiglio nazionale delle ricerche) in collaborazione con l’Esa (Agenzia Spaziale Europea). I ricercatori dell’Irpi-Cnr di Perugia, con il supporto Esa, hanno sviluppato il progetto Digital twin earth hydrology, focalizzandosi inizialmente sul bacino del fiume Po per monitorare da alta risoluzione il ciclo dell’acqua.
Sono molte le iniziative a livello europeo, a partire dal progetto Ideation per la digitalizzazione di fiumi, laghi e zone umide: punta a integrare i dati dei singoli fiumi europei in un unico sistema interoperabile per simulare scenari “what-if” (cosa succederebbe se…) su scala continentale. Nel Regno Unito il “Super sewer” del Tamigi ha creato un modello digitale del nuovo sistema fognario lungo 25 km che corre sotto il letto del fiume. Grazie a sensori e sistemi Scada (Supervisory control and data acquisition), il gemello digitale regola in tempo reale il flusso delle acque reflue per evitare che finiscano nel Tamigi durante i temporali, riducendo gli sversamenti del 90%. La città di Rotterdam utilizza un digital twin avanzatissimo per monitorare il suo complesso sistema di canali e il delta del fiume Reno. Il modello non monitora solo il rischio di alluvioni (cruciale per una città sotto il livello del mare), ma simula anche il movimento delle grandi navi cargo per ottimizzare il traffico portuale e prevenire l’erosione delle sponde causata dalle scie.
In copertina: foto fiume Tevere ©Pexels









