Ance

18-06-2026 Paola Pierotti 4 minuti

Ance, Brancaccio chiude il mandato tra Pnrr, Piano Casa e riforme rimaste aperte

Visibilità raggiunta nel confronto istituzionale, ma con nodi ancora irrisolti: rigenerazione urbana, caro materiali, politiche abitative e nuova programmazione degli investimenti

Federica Brancaccio chiude la sua presidenza alla guida dell’Ance con un bilancio che tiene insieme risultati operativi e riforme mancate (e lo fa in occasione dei primi 80 anni dell’Associazione che coincidono con gli 80 anni della Repubblica). Gli anni del mandato, dal 2022 al 2026, sono stati attraversati dal Pnrr, dal caro materiali, dalla ripartenza dei cantieri e da una lunga stagione di emergenze. Il settore ha lavorato, ha aumentato fatturati e capacità produttiva, ha contribuito al raggiungimento di target rilevanti del Piano di ripresa e resilienza. Ma molte delle riforme attese sono rimaste sul tavolo. Fatta eccezione per il Codice degli appalti.


Nel bilancio di fine mandato, Brancaccio rivendica il ruolo delle imprese nella realizzazione delle opere pubbliche e nella tenuta del sistema produttivo, non senza indicare anche i limiti del quadriennio: il Testo unico dell’edilizia non è arrivato a compimento, la riforma urbanistica non è entrata davvero nel confronto politico, la legge sulla rigenerazione urbana resta il principale capitolo incompiuto.


La rigenerazione urbana (su cui Ance ha scommesso anche con l’iniziativa Città in scena), più volte indicata come terreno decisivo per il futuro delle città, non è ancora diventata una cornice normativa stabile. Per l’Ance, in linea con l’intera filiera, non si tratta soltanto di aggiornare edifici obsoleti, ma di costruire una politica urbana capace di tenere insieme casa, sicurezza, adattamento climatico, uso del suolo, qualità degli spazi e attrattività degli investimenti.

Dentro questo quadro si colloca anche il Piano Casa . Brancaccio ha ricordato che l’Associazione lo ha proposto per anni, con l’obiettivo di arrivare a una politica strutturale dell’abitare. La preoccupazione, oggi, è che il Piano resti una risposta emergenziale a una domanda abitativa sempre più ampia, invece di diventare una strategia ordinaria fondata su governance, patrimonio pubblico, investimenti privati, sostenibilità economica degli interventi e reale accessibilità degli alloggi.


Le aspettative dei costruttori riguardano soprattutto la fase attuativa. Il coinvolgimento del settore viene indicato come condizione per verificare la fattibilità degli strumenti.


Il meccanismo del terzo pilastro, con il rapporto 70-30 tra edilizia convenzionata e mercato libero, per Ance può funzionare nei mercati urbani più forti, ma rischia di essere insufficiente nei territori dove i valori immobiliari non sostengono gli stessi equilibri. Da qui l’ipotesi di un quarto pilastro, pensato per rendere possibili anche interventi più piccoli e diffusi (inferiori al miliardo di euro).

In occasione del bilancio di fine mandato diverse i contributi istituzionali a partire dal saluto della premier Giorgia Meloni. E sul futuro del settore è intervenuto anche Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, legando la prossima fase al Pnrr e alla rimodulazione delle risorse. Il Mit, ha ricordato, dispone di 42 miliardi, rispetto ai 38 inizialmente previsti; a fine giugno risultano spesi 26 miliardi, destinati a diventare 30 entro fine agosto. Dei 12 miliardi restanti, una parte sarà utilizzata per finanziare interventi oltre il perimetro temporale del Pnrr: 2 miliardi sull’acqua, uno sulla casa, 5 sulle ferrovie post-2026 e 3 sulla riqualificazione urbana. Salvini ha inoltre annunciato l’imminente nomina del commissario per il Piano Casa di competenza del ministero.

La celebrazione degli 80 anni dell’Ance ha restituito anche un quadro istituzionale trasversale. Antonio Di Pietro ha richiamato il tema della legalità e della trasparenza come condizione per un mercato sano. Gianni Letta ha collocato la storia dell’Associazione dentro quella della ricostruzione materiale del Paese, in parallelo con la costruzione democratica del dopoguerra. Paolo Gentiloni ha insistito sulle sfide europee e sulla necessità di collegare investimenti, sostenibilità e sicurezza. Matteo Renzi ha riportato il confronto sul rapporto tra infrastrutture, bellezza e capacità di decidere. Giuseppe Conte ha richiamato la resilienza mostrata dal settore durante le fasi più difficili degli ultimi anni.


Giorgia Meloni ha indicato le costruzioni come uno dei motori della crescita e della modernizzazione del Paese.


Letti insieme, questi interventi confermano la centralità dell’edilizia nel discorso pubblico. Ma il punto, per l’Ance, è trasformare il riconoscimento istituzionale in strumenti operativi. La stagione delle emergenze ha dimostrato che, quando obiettivi, tempi e responsabilità sono definiti, il sistema riesce a produrre risultati.


La sfida indicata da Brancaccio è trasferire il metodo Pnrr, fondato su target e scadenze, anche ai fondi europei di coesione e alle altre politiche di investimento.


Resta aperta anche la questione del caro materiali: per il settore mancano ancora all’appello circa 2 miliardi relativi agli anni 2024 e 2025. Il tema riguarda la sostenibilità finanziaria dei cantieri e la possibilità per le imprese di portare a termine opere pubbliche in un contesto segnato da instabilità dei prezzi, tensioni internazionali, rallentamenti logistici e tempi di pagamento non sempre compatibili con la gestione ordinaria delle aziende.

In questo scenario si prepara il passaggio di consegne e sarà Antonio Ciucci (presidente di Ance Roma-Acer fino a pochi giorni fa) il nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Il suo mandato partirà da un’agenda già definita nei fatti: Piano Casa, rigenerazione urbana, attuazione e rimodulazione del Pnrr, caro materiali, qualità della spesa pubblica, sicurezza sul lavoro, difesa del contratto dell’edilizia, qualificazione delle imprese e nuova programmazione infrastrutturale. La continuità con la presidenza Brancaccio sarà misurata sulla capacità di mantenere aperto il dialogo istituzionale. La discontinuità, invece, dovrà giocarsi sulla traduzione di quel dialogo in decisioni, norme e cantieri.

Tra i messaggi di Brancaccio che vanno oltre il suo mandato quello sulla visione delle imprese: «Le grandi imprese si creano con la stabilità di mercato non con l’accorpamento di imprese in crisi; è con la crescita sana che si creano i player del Paese. Si può anche scegliere di essere piccoli ma solo nel caso di restare delle eccellenze. Non c’è più spazio per l’improvvisazione e l’arte di arrangiarsi».

In copertina: Federica Brancaccio © Ance

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Paola Pierotti
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