Da scalo merci a dorsale verde: a Palermo 13 milioni per ricucire Notarbartolo
Dalla programmazione alla fase attuativa per una delle aree simbolo della trasformazione mancata
Palermo prova a chiudere una lunga stagione di attesa e incertezza attorno alle sue aree ferroviarie dismesse. Il 16 febbraio 2026 la Giunta comunale ha dato il via libera all’accordo operativo tra Comune e Rfi per la realizzazione del nuovo parco urbano lineare sull’asse Notarbartolo -Malaspina – Lolli, un intervento da 13 milioni di euro finanziato nell’ambito dell’Accordo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC 2021-2027). È un passaggio che segna un salto di scala rispetto agli impegni già assunti nel 2024 e che riporta al centro una delle aree simbolo della trasformazione mancata: lo scalo merci di via Emanuele Notarbartolo.
«Il parco urbano lineare – racconta l’assessore alla rigenerazione urbana Maurizio Carta – sarà un’infrastruttura ecologica e sociale capace di generare nuovo valore urbano. Non si tratta soltanto di riqualificare uno spazio residuale, ma di costruire un sistema di connessioni vegetali, culturali e sociali che trasformi una storica cesura urbana in una dorsale di innovazione e prossimità. Attraverso un approccio incrementale e adattivo, il progetto introdurrà funzioni miste, usi temporanei e nuovi servizi urbani, contribuendo a una Palermo più resiliente, inclusiva e contemporanea. Attraverso una pianificazione integrata e un dialogo costante con il territorio, stiamo trasformando zone spesso dimenticate in nuovi centri di aggregazione e innovazione. La rigenerazione è il motore che permette a Palermo di evolvere senza perdere la propria identità storica».
Lo step precedente: il Protocollo del 2024. Il nuovo accordo arriva a valle del protocollo d’intesa approvato il 18 giugno 2024 tra Comune di Palermo, Rete Ferroviaria Italiana e FS Sistemi Urbani, in continuità con quello siglato nel novembre 2023 tra FS Sistemi Urbani e Regione Siciliana. Quel protocollo aveva individuato come prioritario e “pilota” proprio l’ex scalo merci di Notarbartolo, insieme ad altre aree ferroviarie dismesse o di futura dismissione: Sampolo, Stazione Centrale, fermata Lolli, compendi di via Cutelli e via Li Volsi. L’obiettivo dichiarato era duplice: potenziare lo scambio intermodale e accompagnare le grandi infrastrutture – passante e anello ferroviario – con interventi di rigenerazione urbana e nuove funzioni pubbliche, private e logistiche.
Il protocollo si inseriva in un quadro strategico più ampio. Da un lato il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums), che definisce la mobilità come leva di integrazione tra infrastrutture e assetto urbano; dall’altro le Linee guida del nuovo Pug, che riconoscono mobilità e infrastrutture sostenibili come ambito strategico di sviluppo. La logica è quella indicata dalle linee nazionali sui Pums: uno strumento di pianificazione strategica decennale che integra mobilità, ambiente e trasformazioni urbanistiche.
A febbraio 2026 si sblocca l’iter con l’avvio dell’iter per realizzare il parco Lolli–Notarbartolo. Con la delibera del 12 febbraio 2026, resa pubblica il 16 febbraio, l’amministrazione compie un passo operativo: l’accordo con Rfi per il nuovo parco urbano lineare lungo l’asse Notarbartolo-Malaspina-Lolli dà concretezza alla strategia avviata due anni prima. L’intervento, finanziato con 13 milioni di euro FSC 2021-2027, punta a “ricucire la storica trincea ferroviaria” attraverso un sistema di infrastrutture verdi e servizi, integrando natura, cultura e innovazione. Non si tratta solo di una sistemazione paesaggistica, ma di un’operazione di riconnessione urbana tra la fermata del Passante ferroviario Lolli e l’area di Notarbartolo, storicamente separata dal fascio dei binari.
Il progetto si colloca coerentemente nella visione del Pums, che individua nella “cura del ferro” e nel potenziamento dell’intermodalità uno degli assi strategici per Palermo.
In questa prospettiva, la mobilità non è più un piano parallelo ma una matrice strutturale della trasformazione urbana, come già indicato nel protocollo del 2024.
Notarbartolo: da retrocittà a nuova centralità. La vicenda di Notarbartolo si inserisce anche in una traiettoria più ampia di politiche nazionali. Il Programma innovativo “Porti e Stazioni” del MIT, nato per rafforzare l’attrattività dei nodi caratterizzati dalla compresenza di porti e stazioni ferroviarie, ha posto al centro la riqualificazione dei tessuti urbani compresi tra infrastrutture e città, per sottrarli alla condizione di “retro-città” e trasformarli in nuove centralità. L’idea di fondo – sviluppata nei programmi S.I.S.Te.M.A. e Porti e Stazioni – era quella di passare dai “territori-area” ai “territori-rete”, integrando reti infrastrutturali e reti urbane in una logica policentrica. Palermo, snodo del corridoio euro-mediterraneo e città metropolitana del Mezzogiorno, rientra pienamente in questa impostazione.
«L’area di Notarbartolo – spiega l’assessore Carta – con la stazione dell’anello ferroviario e la prossimità al Passante, rappresenta uno dei nodi più strategici della città contemporanea. Per anni è stata percepita come spazio di margine: scalo merci dismesso, recinzioni, vuoti urbani. Oggi diventa laboratorio di una nuova stagione in cui le infrastrutture ferroviarie non agiscono più “senza adeguata concertazione”, ma si integrano con parchi, servizi, spazi pubblici, ciclovie e nuove funzioni urbane».
L’accordo del 2026 non chiude la partita: apre una fase attuativa che dovrà misurarsi con tempi, progettazione esecutiva, cantierizzazione e capacità di coordinamento tra livelli istituzionali. Ma segna un cambio di passo rispetto alla fase programmatoria del 2024.
In copertina © Gruppo Ferrovie dello Stato Italiano

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