Il cloud “urbanistico”: in Lombardia data center come motore di rigenerazione urbana

15-06-2026 Mila Fiordalisi 4 minuti

15-06-2026 Mila Fiordalisi 4 minuti

Il cloud “urbanistico”: in Lombardia data center come motore di rigenerazione urbana

La nuova legge 11/2026 rivoluziona la gestione del territorio: sconti per le aree dismesse e rincari fino al 200% per chi edifica su suolo agricolo

Il cloud ha un peso, occupa spazio e consuma energia. Nel nostro Paese l’espansione dei data center è avvenuta di fatto nel far west normativo: un paradosso se si considera che si tratta di infrastrutture da migliaia di metri quadri, e che secondo molti rappresentano le acciaierie del XXI secolo.

Secondo dati degli osservatori digital innovation del Politecnico di Milano il 53% della potenza per i data center europei è concentrato in soli 10 operatori globali e l’80% del mercato europeo del cloud è controllato da hyperscaler americani.


Anche in Italia, metà degli investimenti previsti in data center fa capo a 3 hyperscaler statunitensi.


E c’è ancora da giocare la partita dell’intelligenza artificiale collegata con il nucleare. «In un mondo in cui la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, dei data center, dell’elettrificazione industriale e civile, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro. Per questo il nucleare non è una bandiera politica o ecologica», ha detto il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin in occasione dell’approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare sostenibile.

La Lombardia ospita quasi la metà dei data center italiani (67 su 168 nel 2024), attrae la metà del fabbisogno energetico nazionale del settore (1,5 GW su 3 GW totali) e catalizzerà circa 11 miliardi di euro di investimenti, la metà dei 22 miliardi previsti in Italia nei prossimi 5 anni. Con la legge regionale n. 11 del 3 giugno 2026, la regione non si limita a regolamentare il settore, ma compie una scelta di campo netta:


i data center devono diventare il motore della rigenerazione urbana.


«Dopo l’approvazione nel 2024 delle prime linee guida italiane rivolte ai comuni, interveniamo con una legge che punta a garantire omogeneità urbanistica, maggiore certezza amministrativa e procedure autorizzative più efficienti, senza rinunciare alla tutela del territorio», commenta Gianluca Comazzi, assessore al Territorio e sistemi verdi di Regione Lombardia.

Il provvedimento lombardo si inserisce in un risiko normativo complesso. Se a livello nazionale il dl 21/2026 punta su una strategia centralizzata (con un commissario straordinario per 3 campus prioritari entro il 2031), il Pirellone rivendica la governance locale.

La strategia del bastone e la carota. Il cuore della nuova legge scardina la logica del consumo di suolo, trasformando la necessità dei colossi del cloud, principalmente le big tech d’oltreoceano, in opportunità per aree del territorio più degradate. La strategia si muove su due binari, in una sorta di bastone e carota.

Chi sceglie di insediarsi in aree dismesse, degradate o sottoutilizzate accede a corsie autorizzative preferenziali, priorità nei bandi regionali e uno sconto sul contributo di costruzione compreso tra il 10% e il 30%. Ma costruire su suolo agricolo costerà caro. Anzi, carissimo. Il testo finale uscito dal Consiglio regionale ha raddoppiato le sanzioni inizialmente previste: +100% di oneri sul suolo agricolo e un significativo +200% nelle aree verdi e nei parchi regionali. I Comuni avranno ora 180 giorni per mappare le proprie aree dismesse e adeguare i pgt (i piani di governo del territorio). Chi non si adegua resta tagliato fuori dai finanziamenti regionali.

La potenza diventa parametro urbanistico. E c’è di più: non si tratta solo di “dove” costruire ma di “come”. La legge impone l’obbligo di fonti 100% rinnovabili, vieta l’uso di acqua potabile per il raffreddamento e promuove il recupero del calore di scarto per il teleriscaldamento. La potenza di consumo diventa un parametro urbanistico con una struttura a due teste per la gestione dei flussi, basata sui megawatt (mw) installati: tra i 10 e i 50 mw la competenza è in capo a province e città metropolitana di Milano mentre oltre i 50 mw si fa riferimento a sportello unico e cabina di regia regionale.

La questione energetica non è da poco e se ne sta discutendo in Europa: «Avremo bisogno e accoglieremo con favore i data center per alimentare l’economia digitale europea, ma dobbiamo riconoscere che assorbono anche quote crescenti della nostra energia in un momento in cui dobbiamo elettrificare l’intera economia», ha detto nei giorni scorsi in occasione di una conferenza stampa il commissario europeo all’energia, Dan Jorgensen.


«Si tratta di un aspetto che dobbiamo gestire in modo sostenibile e responsabile. Per questo, introdurremo presto un sistema di classificazione europeo per i data center e promuoveremo un modello di accordi tra autorità pubbliche, operatori di dati e attori del settore energetico».


Cosa accadrà in concreto? Per i grandi fondi internazionali, la certezza delle regole e dei tempi (finora oscillanti tra uno e cinque anni a seconda del funzionario di turno) vale quanto il capitale investito. La legge lombarda offre quella stabilità burocratica necessaria a sbloccare i progetti. Non a caso, regioni come Piemonte, Lazio e Puglia stanno già studiando il testo per replicarlo. Restano però sul tavolo alcune perplessità: le sovrattasse fino al 200% basteranno ad arginare i colossi tecnologici?  «Se gli oneri maggiorati restano l’unico strumento, i grandi operatori li assorbiranno come semplice voce di costo e l’effetto di deterrenza sul consumo di suolo sarà nullo», sottolinea Luca D’Alleva di Bcs Consultancy. Per incidere davvero servono strumenti urbanistici chiari, una mappatura aggiornata delle aree brownfield effettivamente disponibili e tempi autorizzativi competitivi con il resto d’Europa».

Il vero banco di prova si consumerà nei prossimi mesi, quando la giunta varerà i decreti attuativi e i primi progetti passeranno al vaglio dei nuovi sportelli. La Lombardia ha tracciato la linea: i dati del futuro devono abitare le fabbriche del passato. Resta da vedere se il mercato accetterà la sfida o se preferirà pagare la penale occupando suolo verde.

In copertina: Foto di Geoffrey Moffett su Unsplash

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Mila Fiordalisi
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