Dieci anni di Urban Value: quando l’uso temporaneo diventa infrastruttura urbana
Dieci anni di Urban Value: quando l’uso temporaneo diventa infrastruttura urbana
Dallo spazio alla comunità attiva. Intervista a Simone Mazzarelli, ceo di Urban Value by Ninetynine
A dieci anni dalla nascita di Urban Value, rigenerare con gli usi temporanei non è più soltanto una questione di valorizzazione, ma un campo di sperimentazione culturale, sociale ed economica. Dal 2016 sono stati rigenerati 300mila mq di spazi che hanno coinvolto oltre 3 milioni di visitatori facendo registrare un gradimento superiore all’85%; gli spazi rigenerati hanno ospitato oltre 900 attività che hanno prodotto oltre 70 milioni di indotto nelle città coinvolte; sono stati ospitati 79 set cinematografici e televisivi, 78 sfilate di moda, 48 mercatini dedicati all’artigianato, 32 fiere, 23 eventi di intrattenimento estivo, 135 eventi corporate e 52 attività no profit.
Urban Value ha lavorato in questo spazio di confine, trasformando immobili pubblici in disuso in luoghi temporanei ma intensamente abitati, vissuti, capaci di attivare comunità, partnership e scommettere su visioni di lungo periodo. Ne parla Simone Mazzarelli, ceo di Urban Value by Ninetynine, e motore di questa avventura.
Dieci anni di Urban Value: come è nato questo progetto?
Urban Value nasce da un’intuizione molto semplice, maturata però sul campo. Nel 2011, Ninetynine, agenzia italiana indipendente specializzata nella governance di progetti globali ad alta complessità (a cui Urban Value appartiene), era stata chiamata a mettere a punto una proposta per la celebrazione dei 65 anni di Vespa, ricorrenti in concomitanza ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Ninetynine, in linea con il proprio approccio, propose di fare qualcosa che andasse oltre la sola comunicazione, al fine di generare del valore reale per la città e i cittadini, celebrando l’anniversario in un luogo iconico di Roma ma inaccessibile a tutti poiché in stato di abbandono da decenni. La sua riapertura avrebbe restituito, anche solo per un breve periodo, uno spazio di interesse storico alla collettività che avrebbe potuto così vivere un’esperienza unica: la scelta ricadde sul Palazzo della Civiltà Italiana, all’Eur, il cosiddetto «Colosseo Quadrato», chiuso e inutilizzato da oltre quarant’anni e senza un destino definito.
Riaprirlo temporaneamente ci ha mostrato una cosa evidente, ma allora poco considerata: esisteva un patrimonio pubblico inutilizzato che poteva tornare a vivere subito, senza aspettare tempi lunghi e spesso incerti di trasformazione definitiva.
Da lì è nata l’idea di strutturare un modello: non un evento isolato, ma un metodo replicabile capace di tenere insieme uso temporaneo, contenuto culturale, sostenibilità economica e relazione con le istituzioni
Urban Value è cresciuta così, come risposta a una domanda reale delle città: cosa fare degli spazi in attesa, e come farlo generando valore per le comunità.
Da Cassa Depositi e Prestiti all’Agenzia del Demanio, passando per Difesa e Sport e Salute: come si fa innovazione con player istituzionali di questo calibro?
L’innovazione, in questi casi, nasce soprattutto dal coraggio e dalla fiducia. Lavorare con soggetti istituzionali così strutturati significa capire i loro obiettivi, i loro vincoli e le responsabilità che hanno nei confronti del patrimonio pubblico.
Il nostro ruolo è stato spesso quello di “traduttori”: rendere praticabili visioni complesse, accompagnando le istituzioni in processi di sperimentazione controllata.
L’uso temporaneo funziona perché riduce il rischio: consente di presidiare gli spazi, testarli, renderli visibili e utili, senza compromettere le scelte future
Con l’Agenzia del Demanio, con Difesa Servizi o con Sport e Salute, l’innovazione è stata proprio questa: usare il tempo come risorsa progettuale, non come problema. E dimostrare che anche il settore pubblico può sperimentare, se dotato di strumenti flessibili e di partner affidabili.
Con PwC e Fondazione Lottomatica guardate al futuro attraverso nuove partnership. Quali aspettative?
Queste alleanze segnano un passaggio importante. Dopo dieci anni di operatività, Urban Value by Ninetynine non è più soltanto un soggetto che attiva spazi, ma un portatore di know-how strategico. Con PwC condividiamo il tema della misurazione dell’impatto e della costruzione di modelli scalabili; con Fondazione Lottomatica quello della restituzione sociale e del welfare culturale.
L’aspettativa è duplice: da un lato, rafforzare la capacità di incidere sulle politiche urbane, dall’altro contribuire a costruire un ecosistema in cui pubblico, privato e terzo settore lavorino insieme in modo strutturato. La rigenerazione urbana non può più essere affidata a episodi virtuosi: deve diventare infrastruttura di sviluppo.
Roma, Napoli, Bologna: che cosa avete imparato sugli usi temporanei e cosa trasferite come competenza?
Abbiamo imparato che l’uso temporaneo funziona quando non è improvvisazione. Serve una governance chiara, una relazione solida con le istituzioni locali e un forte radicamento nel territorio. A Napoli, ad esempio, l’esperienza de La Santissima ha mostrato come uno spazio possa diventare presidio civico e culturale se è realmente aperto alla comunità. A Roma e Bologna abbiamo lavorato su contesti diversi, ma con la stessa logica: ascolto, programmazione, continuità.
Il know-how che trasferiamo oggi riguarda proprio questo: come si costruisce un progetto temporaneo che non sia effimero, come si gestiscono le complessità normative, come si attivano economie temporanee e lavoro, e come si accompagna lo spazio verso un futuro possibile, anche permanente
Festeggiate con un libro. Otto le parole chiave che vi raccontano.
Comunità, Tempo, Cultura, Valore, Modello, Comunicazione, Governance e Metodo. Otto parole che raccontano Urban Value by Ninetynine come un sistema, non come una somma di progetti. La comunità è il fine ultimo; il tempo è la materia con cui lavoriamo; la cultura è il contenuto che dà senso agli spazi; il valore è economico e sociale insieme.
Modello, comunicazione e governance spiegano come si rende tutto questo replicabile, mentre il metodo è ciò che consente di trasformare l’esperienza in pratica evolutiva.
In fondo, il libro dice una cosa molto semplice: ogni immobile in disuso è un’occasione persa, ma ogni spazio riattivato può diventare un’infrastruttura sociale viva, se affrontato con visione e responsabilità.

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