Il New Museum di New York si amplia con il progetto firmato da Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas

20-03-2026 Renata Gatti 4 minuti

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Il New Museum di New York si amplia con il progetto firmato da Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas

L’intervento da 60.000 piedi quadrati aggiuntivi affianca l’edificio di Sanaa sulla Bowery, raddoppiando la capacità espositiva

Nuovi spazi per il New Museum di Manhattan che si rinnova con l’ampliamento firmato da Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas di Oma: un intervento da 60.000 piedi quadrati aggiuntivi che raddoppia la capacità espositiva dell’istituzione e introduce una nuova presenza architettonica sulla Bowery, segnando in contemporanea il debutto del noto studio con un’opera pubblica a New York.

Un intervento che sostituisce l’edificio preesistente al 231 Bowery, acquisito dodici anni fa e ormai insufficiente a sostenere la crescita del museo, e si inserisce accanto al celebre complesso di Sanaa del 2007, con cui instaura un dialogo calibrato più sulla complementarità che sulla continuità formale.

Organizzato in una torre di volumi sfalsati, avvolti da una pelle metallica semitrasparente che sfuma i contorni del volume, la realizzazione di Sanaa divenne un’icona per la New York del periodo, materializzandosi in un’architettura introversa e rarefatta che custodiva l’arte in una sequenza di scatole sovrapposte. Oma sceglie qui una strategia diversa, costruendo un volume compatto ma attraversato da una trasparenza dichiarata,


un edificio che espone la propria infrastruttura interna per offrirsi come dispositivo urbano. La facciata in vetro laminato con rete metallica richiama la texture dello stabile attiguo ma la reinterpreta con un grado di trasparenza molto più elevato, trasformando il museo in un organismo che comunica verso l’esterno.


L’elemento più evidente è l’Atrium stair sulla facciata ovest: un taglio verticale che rivela la circolazione interna e allinea il nuovo ingresso al termine di Prince Street, aprendo il museo alla città e introducendo una nuova relazione con Bowery.

L’ampliamento aggiunge nuove gallerie distribuite su tre livelli che si allineano perfettamente con gli spazi espositivi esistenti, permettendo una continuità orizzontale tra i due edifici. È un gesto tecnico ma anche curatoriale: la possibilità di utilizzare i due volumi come un unico grande piano consente flussi più fluidi, mostre di scala maggiore e una flessibilità programmatica che risponde alle ambizioni crescenti del museo.

«Sin dalla sua fondazione, quasi cinquant’anni fa, il New Museum è stato la sede dell’arte più innovativa del presente e un luogo di riferimento per gli artisti che la creano. Il nostro nuovo edificio da 120.000 piedi quadrati sulla Bowery rappresenta un rinnovato impegno verso nuove opere e nuove idee, nonché nei confronti del museo stesso come luogo in continua evoluzione dedicato all’assunzione di rischi, alla collaborazione e alla sperimentazione», ha commentato Lisa Phillips, Toby Devan Lewis director del New Museum.

Il programma del nuovo fabbricato riflette la trasformazione del museo negli ultimi anni: al piano terra trovano posto un ristorante firmato da Oma, una lobby ampliata, un bookstore ripensato e una piazza pubblica arretrata rispetto alla strada; ai livelli superiori si distribuiscono le gallerie, la sede permanente di New Inc, uno studio per artisti in residenza, un forum per eventi e un intero piano dedicato ai programmi educativi. La nuova organizzazione introduce inoltre tre ascensori, di cui due dedicati alle gallerie, e un back-of-house completamente riorganizzato che migliora la logistica interna e la gestione delle opere.

La decisione di demolire il fabbricato preesistente, anziché ristrutturarlo, è stata il risultato di anni di studi e valutazioni: la nuova costruzione si è rivelata la soluzione più efficiente sia dal punto di vista spaziale sia da quello economico, permettendo di ottenere una maggiore superficie utile e una migliore integrazione con il museo esistente. L’intervento di Oma non è solo un ampliamento funzionale ma una dichiarazione urbana che ridefinisce il ruolo del museo nel quartiere: da contenitore isolato a organismo che si apre alla città, che mostra le proprie attività e che invita il pubblico a entrare.


Il risultato è un complesso museale che non solo raddoppia gli spazi ma moltiplica le possibilità operative e culturali del New Museum, offrendo all’istituzione una piattaforma più ampia per le sue attività espositive, educative e comunitarie e inaugurando un nuovo capitolo per la Bowery e per la scena artistica newyorkese.


New Humans è la mostra inaugurale del nuovo ampliamento: un progetto espositivo che riunisce artisti internazionali impegnati a esplorare come tecnologia, ecologia, identità e trasformazioni sociali stiano ridefinendo ciò che significa essere umani oggi. Attraverso installazioni, video, sculture e ambienti immersivi, la mostra mette in dialogo pratiche che interrogano il corpo, l’intelligenza artificiale, le infrastrutture digitali e le nuove forme di relazione tra individui, comunità e ambiente.

Accanto a New Humans, l’istituzione presenterà anche una serie di recenti commissioni di grande scala, pensate per essere esposte a lungo termine in punti dedicati dentro e intorno all’edificio, tra cui un’opera di Tschabalala Self realizzata per la facciata del museo, una scultura monumentale di Klára Hosnedlová per la Atrium Stair e un intervento di Sarah Lucas per la piazza pubblica all’ingresso.

L’ampliamento renderà il New Museum uno dei rari esempi al mondo in cui convivono opere architettoniche firmate da due Pritzker Prize viventi.

In copertina ©Jason Keen

 

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Renata Gatti
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