La scuola italiana tra amianto e risparmio energetico: la sfida di una ristrutturazione sostenibile

17-09-2025 Mila Fiordalisi 2 minuti

17-09-2025 Mila Fiordalisi 2 minuti

La scuola italiana tra amianto e risparmio energetico: la sfida di una ristrutturazione sostenibile

Secondo Legambiente, solo il 15% degli edifici scolastici in zone a rischio sismico è stato adeguato alla normativa

Gli edifici scolastici pubblici in Italia versano in condizioni di grave criticità, e la situazione rischia anche di peggiorare, considerando che i fondi a disposizione sono sempre più scarsi.

A fornire un quadro aggiornato è Legambiente, che ha presentato una ricognizione aggiornata della situazione e un’analisi del trend degli ultimi 25 anni, prendendo in esame oltre 7mila edifici (tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado) in 97 comuni capoluogo.

È sul fronte della sicurezza che si registrano le maggiori inadempienze: meno della metà degli edifici, il 47%, è dotato di certificato di agibilità, mentre il dato scende al 45% per quanto riguarda il collaudo statico, fino a precipitare sotto il 15% per gli edifici progettati o adeguati alla normativa antisismica nelle zone più a rischio.

A destare le maggiori preoccupazioni sono le condizioni dei solai, considerando che il loro crollo rappresenta ancora oggi la principale causa di incidenti nelle scuole. Secondo Legambiente, si tratta di una “grave carenza di prevenzione”: appena il 31,2% degli edifici ha beneficiato di indagini diagnostiche negli ultimi cinque anni, e solo il 10,9% è stato oggetto di interventi di messa in sicurezza.

E i nodi vengono al pettine anche sul fronte degli interventi di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria. Nel primo caso, tra il 2009 e il 2024, la spesa media per edificio si è attestata tra i 5mila e i 13mila euro, a seconda dell’area geografica. «Una grave insufficienza rispetto alle reali esigenze correnti di gestione e cura del patrimonio scolastico», evidenzia Legambiente.

Per quanto riguarda la spesa effettiva per la manutenzione straordinaria, nel 2024 ha superato di poco i 29mila euro e la media nazionale è scesa a 39.648 euro per edificio dai 43.563 degli ultimi cinque anni.

Un altro dato allarmante è la crescita della percentuale di edifici che necessitano di interventi urgenti: dopo il picco dei primi anni duemila e la fase di stabilizzazione attorno al 30–35% nel decennio successivo, dal 2018 si registra una nuova risalita, che riporta il dato vicino al 40% nel 2024.

«La manutenzione straordinaria c’è, ma non è sufficiente a contenere la crescita delle urgenze e la distanza tra le due curve, tra ciò che si è riusciti a fare e ciò che resta da fare, continua a rappresentare il vero nodo da affrontare», sottolinea Elena Ferrario, presidente Scuola e Formazione di Legambiente.

«Serve una risposta più stabile, una programmazione di lungo periodo e un impegno costante anche per la manutenzione ordinaria, che dovrebbe essere il pilastro della prevenzione e della sicurezza, così come è importante garantire i servizi scolastici, l’istallazione delle rinnovabili e il funzionamento dell’Osservatorio per l’edilizia scolastica come luogo di co-programmazione», ha poi aggiunto.

Anche sul fronte delle energie rinnovabili, le notizie non sono incoraggianti.
Gli interventi di efficientamento energetico interessano solo il 16% degli edifici, e appena il 6,5% di quelli dotati di certificazione energetica rientra in classe A. Sul piano dell’impiantistica green, la situazione è altrettanto stagnante: solo il 21% degli edifici scolastici è attualmente dotato di impianti da fonti rinnovabili.

«Se la tendenza attuale dovesse proseguire con lo stesso ritmo, si stima che il 100% degli edifici scolastici potrebbe essere dotato di impianti di energia rinnovabile solo fra oltre 70 anni», si legge nel report.

Non manca all’appello la questione amianto. Se nel 2004 era presente in circa il 16% degli edifici scolastici per poi raggiungere il 4%, ossia il minimo storico tra il 2018 e il 2020, negli ultimi 4 anni la curva è tornata a salire per raggiungere circa il 10% nel 2024.

Non si tratterebbe di un peggioramento della situazione ma come il risultato di nuove rilevazioni, migliori controlli o, al contrario, di una maggiore trasparenza da parte dei Comuni – evidenzia Legambiente.

In copertina: Scuola primaria Cesare Battisti, Roma © Adobe Stock

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Mila Fiordalisi
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