Milano come laboratorio urbano per l’infanzia

19-11-2025 Redazione 4 minuti

19-11-2025 Redazione 4 minuti

Milano come laboratorio urbano per l’infanzia

Il ciclo di eventi “Piccoli sguardi grandi visioni” indaga come i servizi 0-6 incidano su spazi, territori e comunità

Che cosa accade quando pedagogia, architettura e design decidono di guardare alla città attraverso lo sguardo delle bambine e dei bambini? A Milano è in corso “Piccoli sguardi grandi visioni – per un sistema integrato zerosei capace di pensare la città”, una settimana di convegni, workshop e laboratori in diversi luoghi della città a cura del Coordinamento pedagogico territoriale della città di Milano. Il convegno di apertura, dal titolo “L’educazione si fa spazio. Disegnare, pensare, allestire la città educativa”, si è svolto a Palazzo Morando e ha visto protagonisti l’amministrazione milanese, il Politecnico di Milano, Indire e Milano-Bicocca che hanno restituito un’immagine chiara: la città non è sfondo dell’educazione, ma un protagonista attivo, un “terzo educatore” capace di incidere sulle opportunità, sull’equità e sulla qualità dei servizi per l’infanzia.


Tra il 2022 e il 2023, il Politecnico di Milano ha condotto la ricerca Equi06, volta a esplorare come i servizi 0-6 anni, tra cui nidi e scuole dell’infanzia, possano integrarsi tra loro e con il territorio, generando qualità, equità e innovazione


La città meneghina si è trasformata così in un laboratorio privilegiato, dove la mappatura dettagliata dei servizi e l’analisi delle loro relazioni spaziali e sociali hanno evidenziato fragilità e opportunità, in particolare nei contesti caratterizzati da povertà educativa.

Il progetto di ricerca Equi06 si articola in più fasi (work package) per comprendere e sostenere la costruzione dei poli per l’infanzia a Milano. Il primo passo ha riguardato l’analisi normativa, letteraria e di policy (Wp0), per definire obiettivi, funzioni, organizzazione e modalità di partecipazione degli attori coinvolti. Successivamente, attraverso la mappatura tematica dei servizi 0-6 (Wp1), è stata restituita la geografia dei servizi in relazione a popolazione, patrimonio edilizio, tipologia e qualità dell’offerta, accessibilità degli spazi e fenomeni di povertà educativa, con approfondimenti nelle aree di maggiore fragilità.

La ricerca sul campo (Wp2) ha successivamente permesso di osservare da vicino sia la continuità tra i diversi cicli educativi – nidi, scuole dell’infanzia e passaggio alla scuola primaria – sia le connessioni con le realtà territoriali, come biblioteche, associazioni di quartiere, parrocchie, pediatri e spazi pubblici. Sono emerse pratiche di continuità formali e informali tra i vari gestori, fondamentali per garantire equità nell’accesso ai servizi, e la necessità di un coordinamento territoriale capace di massimizzare l’efficacia educativa. Un’attenzione particolare è stata dedicata poi agli spazi pubblici, dai parchi-gioco ai percorsi casa-scuola, come contesti di apprendimento e socializzazione.

Paola Savoldi, professoressa del DAStU (dipartimento di Architettura e Studi urbani) del Politecnico di Milano, ha ricordato che i servizi educativi sono da considerare come un investimento sociale rilevante, dove la qualità incide direttamente sulle opportunità di bambine e bambini: «Noi guardiamo ponendo attenzione a questioni di equità e di opportunità per il benessere dell’educazione e di qualità del servizio». La mappatura svolta dal gruppo di ricerca parte da Milano come caso paradigmatico di complessità: eterogeneità dell’offerta, domanda robusta, un sistema integrato che intreccia nidi, scuole dell’infanzia e molto altro. Savoldi parla della necessità di «vedere nello spazio della città» la domanda, l’offerta e le fragilità, prima attraverso i Nil (Nuclei di identità locale) e poi tramite una mappatura molto più fine, dove ogni servizio è collocato nella sua posizione reale, in relazione a strade, giardini, biblioteche, confini infrastrutturali.

Il progetto ha approfondito la governance e le opportunità emerse, anche durante la pandemia, relativamente a gestione degli spazi, organizzazione del lavoro e integrazione tra servizi (Wp2 – studio di caso). I risultati hanno poi alimentato un successivo workshop di progettazione partecipata (Wp3), coinvolgendo bambini 0-6, famiglie, educatori, gestori e associazioni locali, per definire spazi, servizi e modalità di interazione tra scuola e città. Infine, la comunicazione e divulgazione dei risultati (Wp4) ha permesso di condividere le evidenze con policy maker, comunità scientifica e comunità educante, diffondendo buone pratiche e suggerimenti progettuali applicabili anche in altri contesti.

Per Anna Scavuzzo, vicesindaco e assessora all’Istruzione, Milano «rappresenta uno spazio educativo che riflette su sé stesso e lo fa con tutta la comunità: non solo chi apprende, ma chi partecipa attivamente alla riflessione sull’educazione». Secondo Scavuzzo, il coordinamento pedagogico territoriale permette alla città stessa di essere protagonista della riflessione educativa, valorizzando le competenze di chi quotidianamente accoglie e accompagna bambine e bambini, e creando spazi dove famiglie, educatori e servizi si incontrano. «L’architettura dell’infanzia – afferma Camillo Magni, architetto e docente del DAStU – deve liberarsi da retoriche e consuetudini per pensare lo spazio come protagonista dei processi educativi. Per questo diventa utile la nozione di architettura come palinsesto, capace di non chiudere ma creare un campo di possibilità». Magni richiama anche la nozione di ambiente come valore assoluto, che non si lega ad una logica di finalità, come nel caso della sostenibilità. Di fatto, costruisce scenari di apprendimento, accoglie le intelligenze plurali e genera comfort, inteso non solo come insieme di parametri misurabili, ma come qualità relazionale, atmosfera, riconoscibilità e accoglienza.

Sul ruolo del design nello sviluppo dei bambini si sofferma Beate Weyland, della Libera Università di Bolzano, che parla dello spazio come dispositivo pedagogico. «Le parole che usiamo – afferma – hanno un peso nel costruire gli immaginari educativi, così come l’attenzione al corpo e ai sensi, che non sono soltanto cinque, ma almeno sette, e forse più». Il riferimento alle competenze globali e green dei documenti europei diventa una cornice dentro cui progettare, con l’obiettivo di generare relazioni sane e azioni responsabili: «Capire come essere, come agire il bene nel mondo, come i bambini possono sentirsi potenti nel mondo per il mondo».

In copertina: Milano © BabyLife Nursery

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Redazione
Articoli Correlati
  • Scuola

    Scuola e territorio: il disagio giovanile diventa una questione strutturale nelle città italiane

  • Maranello. M-TECH © studio Labics

    Maranello, Labics vince il concorso per il nuovo polo di formazione

  • La scuola italiana tra amianto e risparmio energetico: la sfida di una ristrutturazione sostenibile

  • © Iotti+Pavarani

    Cesenatico taglia il nastro della scuola di Iotti+Pavarani