Nasce Homes4All Lab, la rete che porta nei territori la casa a impatto sociale

07-10-2026 Sara Galli 4 minuti

07-10-2026 Sara Galli 4 minuti

Nasce Homes4All Lab, la rete che porta nei territori la casa a impatto sociale

Il modello nato a Torino prova a farsi nazionale con l’obiettivo di far tornare disponibili gli immobili fermi, sfitti e inutilizzati contro la povertà abitativa

Prende il via Homes4All Lab, la rete con cui Homes4All punta a diffondere in tutta Italia il metodo e gli strumenti sviluppati negli ultimi anni sul fronte dell’abitare sociale. Il primo appuntamento si è tenuto il 30 settembre al Circolo dei lettori, con il Lab Exchange, una giornata di lavoro che ha riunito i primi aderenti del Centro-Nord e che sarà replicata anche nel Mezzogiorno. La rete coinvolge professionisti e studi di progettazione, architetti, imprese edili ed enti del Terzo settore impegnati nella gestione di immobili. L’obiettivo è mettere a sistema competenze diverse per attivare interventi di rigenerazione urbana e riuso del patrimonio sfitto o inutilizzato, costruendo nuove risposte abitative e sociali per famiglie in difficoltà e offrendo, al tempo stesso, strumenti operativi a Terzo settore e pubbliche amministrazioni.

«Con i Lab vogliamo fare un salto di scala» spiega il direttore generale Federico Disegni. E capire perché bisogna tornare all’idea da cui sono partiti: «Non volevamo fare una cosa per Torino, ma qualcosa per l’Italia». Passando però dal progetto torinese a una dimensione nazionale, il gruppo si è accorto di quanto i bisogni cambino da un territorio all’altro, e anche da una situazione all’altra. Per questo sono nate le imprese territoriali, società costituite insieme a investitori locali. La prima è stata creata a Genova ad aprile. Nel frattempo, cominciavano ad arrivare richieste di supporto da enti del terzo settore, pubbliche amministrazioni e privati. Seguirle tutte, racconta Disegni, non è possibile: il team di Homes4All, per quanto stia crescendo, può arrivare solo fino a un certo punto. Da qui il Lab, che coinvolge gli attori locali che si occupano già di gestione immobiliare e di casa, con l’obiettivo di «replicare in modo esponenziale la costruzione di relazioni».

Il nome del progetto si lega a un’idea precisa: «non ci occupiamo della selezione della domanda, ci occupiamo di aumentare l’offerta», dice il fondatore Matteo Robiglio, il fabbisogno è intorno alle 700mila unità, tra famiglie in sovraffollamento e liste d’attesa dell’edilizia residenziale pubblica. È un numero eterogeneo, ammette, ma abbastanza affidabile per dare la misura del problema. La leva è il patrimonio immobiliare diffuso: con strumenti di garanzia e ingegneria finanziaria può essere rimesso in circolo e rispondere a una domanda sociale in forma tutelata. Ogni territorio chiede però risposte diverse, e il Lab serve anche a far crescere le sperimentazioni attraverso un apprendimento collettivo, che produca nuova conoscenza e nuove case per l’abitare sociale. Si entra con un’affiliazione annuale, aperta a enti di natura diversa, che da accesso a strumenti operativi, know-how e a quella che gli organizzatori chiamano «intelligenza umana». Non serve un inquadramento professionale preciso: chi è verticale sul progetto architettonico può appoggiarsi alla rete per i bandi o per la parte sociale. Non ci sono gerarchie né un tariffario unico, Homes4All si descrive come un «legante orizzontale» e rivendica un approccio «concreto e non buonista». Non vuole fare concorrenza ad agenzie immobiliari e studi di architettura, ma muoversi da facilitatore. Che cosa significhi in concreto lo racconta Giorgio Mosci, presidente di Homes4All. L’esperienza nasce da una cooperativa sociale in difficoltà nella gestione di un edificio di housing sociale, trasformata in srl dopo un lungo percorso legale. Da lì la ripartenza, con 37 alloggi destinati a famiglie della cosiddetta fascia grigia: nuclei con redditi troppo alti per accedere all’edilizia popolare, ma insufficienti per sostenere i costi del mercato.

In seguito, si sono avvicinati anche proprietari privati interessati ad affidare i propri immobili. Per rendere sostenibili gli interventi servono però contratti e concessioni di lungo periodo, soprattutto quando gli edifici richiedono lavori importanti. In alcuni casi, le condizioni degli immobili rendono infatti l’investimento difficilmente sostenibile. Disporre di maggiori risorse, osserva Mosci, consentirebbe di affrontare queste operazioni da una posizione più solida. «Senza soldi non si fa nulla»: occorrono grant capaci di migliorare l’equilibrio economico, capitale di rischio e rapporti con istituti di credito sensibili all’impatto sociale, insieme a strumenti come la raccolta di capitale sociale e gli strumenti finanziari partecipativi. A osservare con interesse questo modello è anche chi quei capitali li gestisce. Cyrille Langendorff di Phitrust, società francese specializzata negli investimenti a impatto, ha raccontato di aver messo Homes4All in contatto con un network internazionale. L’obiettivo è sostenere la crescita su scala nazionale di un’iniziativa nata a Torino, attribuendo un ruolo strategico sia alle imprese territoriali sia ai Lab. La dimensione europea è centrale anche per Homes4All, che partecipa alla European impact housing network, composta da housing provider, facilitatori e grandi fondi. La rete lavora su progetti pilota di impact housing e segue l’evoluzione delle politiche europee dedicate all’abitare accessibile. Nei prossimi anni Homes4All punta ad ampliare in modo significativo la presenza sul territorio. Sul sito sarà inoltre pubblicata una mappa nazionale, pensata per rendere più visibile il sistema e favorire l’ingresso di nuovi soggetti.

In copertina: Valletta © Michele d’Ottavio

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Sara Galli
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