Piano Casa, il sì del Senato chiude l’iter ma non scioglie il nodo delle risorse

02-07-2026 Francesca Fradelloni 2 minuti

02-07-2026 Francesca Fradelloni 2 minuti

Piano Casa, il sì del Senato chiude l’iter ma non scioglie il nodo delle risorse

Il decreto è stato convertito in legge dal Parlamento con 106 sì, 62 no e due astenuti: la conversione non presenta stravolgimenti.

Con il sì al Senato il Piano Casa è legge: 106 i sì, 62 i no e due gli astenuti. Rispetto al decreto legge, la conversione non presenta stravolgimenti, ma solo qualche aggiustamento. Un mix di edilizia residenziale pubblica, sociale e privata. In sintesi: la prima gamba punta alle case popolari con circa 7 miliardi di euro (970 milioni di euro dalle leggi di Bilancio passate, 1,6 miliardi a valere sul Fondo sociale per il clima e 4,8 miliardi recuperati dai fondi per la rigenerazione urbana dei Comuni); la seconda punta al Fondo housing con 3,6 miliardi gestiti da Invimit e infine la terza si basa sul coinvolgimento dei privati. Ma restano alcuni nodi, non secondari. In primis, sindaci, assessori alla Casa , cooperative e i sindacati degli inquilini obiettano che 970 milioni di euro stanziati in 5 anni sono del tutto insufficienti per recuperare i 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi sfitti o inagibili, che sarebbero in realtà oltre 100.000, a fronte di circa 350.000 famiglie iscritte in graduatoria.

La seconda componente del Piano riguarda il coordinamento delle risorse finanziarie nazionali ed europee destinate all’housing sociale e all’emergenza abitativa. La gestione sarà affidata a Invimit, società controllata dal Mef attiva nel risparmio gestito e nella valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Si tratta, complessivamente, di 3,6 miliardi di euro da impiegare nell’arco di dieci anni. Resta però da chiarire il quadro operativo: modalità, criteri e tempi di utilizzo delle risorse saranno definiti dal regolamento attuativo previsto dall’articolo 7 dello stesso Piano casa.


Poi il nodo della sostenibilità dei costi per gli interventi privati del programma: con la ripartizione 70% calmierato e 30 a libero mercato le imprese lamentano il rischio redditività per le operazioni in alcune zone.


La terza gamba del Piano, infatti, punta ad attrarre grandi investimenti, superiori al miliardo di euro, per realizzare operazioni che combinino edilizia a prezzi calmierati e immobili venduti o affittati a valori di mercato. Il meccanismo è questo: sviluppatori, imprese e fondi dovranno destinare una parte consistente degli interventi ad abitazioni con canoni o prezzi almeno del 33% inferiori rispetto al mercato. Per rendere economicamente sostenibile l’operazione, potranno compensare questi valori ridotti con la quota di immobili venduta o affittata liberamente. In più, grazie a una modifica introdotta durante la conversione del decreto, gli interventi potranno includere anche funzioni non residenziali, come alberghi o spazi commerciali, escluse dal vincolo del rapporto 70-30.


Per favorire l’arrivo dei privati, il Piano introduce alcune semplificazioni rilevanti, pensate soprattutto per gli investimenti di dimensione molto elevata.


Tra queste: la possibilità di scomputare i costi di bonifica dagli oneri di urbanizzazione, procedure più rapide in conferenza di servizi, accelerazioni urbanistiche, deroghe ai piani vigenti e premi di cubatura fino al 35%. Resta però da capire se queste misure saranno sufficienti a rendere davvero attrattive le operazioni per gli investitori.

In copertina: Housing Sociale Via Cenni © Cgwiki & Elisa P

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Francesca Fradelloni
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