Ricostruzione post sisma 2016-2026, la sfida è trattenere i giovani
Un anno di incontri e co-progettazione per provare a invertire la narrazione dell’abbandono, puntando su partecipazione e futuro delle nuove generazioni
Nel contesto della ricostruzione post-sisma, il progetto “Ripartiamo Insieme – area del Cratere 2016”, promosso dalla struttura del commissario straordinario per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma 2016, sceglie di investire sui giovani dei territori prima che parlare di ricostruzione materiale degli edifici (che peraltro sconta un importante ritardo sulla tabella di marcia). Il 20 aprile si è chiuso un ciclo di dodici mesi che ha attraversato quattro regioni e coinvolto oltre mille giovani nelle sette tappe comunali. Numeri che raccontano l’effetto di una riattivazione sociale capace di incidere sulle prospettive di vita delle nuove generazioni, invertendo una narrazione che dal 2016 aveva progressivamente associato il cratere a un immaginario di abbandono e perdita.
La giornata conclusiva, con oltre 150 ragazzi, ha restituito una domanda di futuro radicata nei luoghi.
Il format – con incontri istituzionali, talk ispirazionali e un laboratorio di co-progettazione – evidenzia la volontà di ripensare le modalità attraverso cui le politiche pubbliche intercettano i cittadini, superando la distanza spesso percepita tra le parti. «Quando abbiamo immaginato questo progetto, sapevamo che la ricostruzione non poteva fermarsi alle case e alle strade – commenta Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma 2016 – doveva toccare qualcosa di più difficile da misurare: la voglia di restare, di tornare, di scommettere su questi luoghi. A distanza di un anno posso dire che quella scommessa l’abbiamo vinta insieme».
Analogamente, il dato evidenziato dall’amministrazione comunale di Montorio al Vomano – aver mantenuto la quota dei 30mila residenti negli ultimi tre anni – si configura come indicatore di una ritrovata attrattività territoriale, seppure ancora fragile e da consolidare. Uno degli aspetti più importanti del progetto sta nella sua funzione di mediazione tra opportunità esistenti e percezione giovanile, un nodo cruciale nelle aree interne dove la carenza di informazioni rappresenta spesso un ostacolo tanto quanto quella di risorse.
Il Servizio civile universale, insieme ai bandi per l’autoimprenditorialità giovanile e alle misure del NextAppennino, costituisce un pacchetto di strumenti che rischia di rimanere inespresso senza un’adeguata infrastruttura di accompagnamento.
Ed è in questo spazio che si inserisce l’azione della Struttura commissariale, configurandosi come piattaforma di raccordo che ha contribuito a far sì che il bando diventasse un’opportunità percepita e accessibile, un primo approccio alla cittadinanza attiva che può aprire la strada verso percorsi professionali, imprenditoriali o istituzionali. Le storie emerse durante le diverse tappe – giovani che avviano attività artigianali, progetti di comunicazione territoriale, iniziative legate al cibo, alla natura o allo sport – delineano una geografia significativa di pratiche di radicamento, che sfuggono ai radar dell’informazione mainstream proprio perché prive di carattere emergenziale.
In questa prospettiva, “Ripartiamo Insieme” si propone come modello replicabile per l’approccio integrato che mette in relazione politiche pubbliche, iniziativa culturale e protagonismo giovanile, dove l’ascolto e la costruzione di senso condiviso sono la base per una governance di effetto.
In copertina: © Ripartiamo Insieme – area del Cratere 2016- Ufficio Stampa BComunicazione

I digital twin dei fiumi per la resilienza dei territori. A Roma maxi progetto per il Tevere
Dal bene pubblico al bene comune: Firenze laboratorio di responsabilità etica
In attesa del piano casa nazionale, Sala rilancia: a Milano servono 5 miliardi
Edifici storici, per la transizione digital e green una piattaforma dal dna italiano








