Riparare: il trionfo dell’architettura dell’esistente ai Mies Awards 2026

21-04-2026 Eleonora Longobardi 2 minuti

21-04-2026 Eleonora Longobardi 2 minuti

Riparare: il trionfo dell’architettura dell’esistente ai Mies Awards 2026

Da Charleroi a Lubiana, i vincoli del passato diventano nuove infrastrutture sociali, segnando un cambio di paradigma per il futuro dell'Europa

Riattivare l’esistente, trasformando i vincoli del passato in opportunità per il futuro. È questa la visione che ha guidato la giuria del Premio Mies van der Rohe 2026 nella scelta dei vincitori di quest’anno, selezionati tra oltre 400 opere nominate in tutta Europa. A trionfare è un’architettura che ripara e reinventa: dal recupero del Palais des Expositions di Charleroi in Belgio — firmato dallo studio AgwA insieme a Jan de Vylder e Inge Vinck — fino al coraggioso intervento per gli spazi temporanei del Teatro Nazionale Sloveno Drama di Lubiana. Qui, lo studio Vidic Grohar Arhitekti si è aggiudicato il premio per la categoria emergente, dimostrando come, con un budget contenuto ma una visione potente, ci possa essere una valorizzazione innovativa di un’infrastruttura culturale.

Il 16 aprile 2026, a Oulu, Capitale europea della cultura, sono stati ufficialmente annunciati i vincitori dell’European Union Prize for Contemporary Architecture – Mies van der Rohe Awards 2026 (erano 21 inizialmente le architetture italiane in gara). L’annuncio è avvenuto presso il Silo di Oulu, landmark dell’architettura industriale progettato nel 1931 da Alvar Aalto, durante un evento istituzionale promosso dalla Commissione europea e dalla Fundació Mies van der Rohe.


L’edizione 2026 mette in evidenza con chiarezza alcune priorità emergenti del dibattito contemporaneo: la valorizzazione del patrimonio esistente, l’uso responsabile delle risorse e la capacità di trasformare i vincoli in opportunità progettuali. Il verdetto riflette un orientamento che riconosce nel recupero e nella trasformazione non solo una necessità, ma un vero e proprio paradigma sociale.


Il filone dell’inclusività aveva già caratterizzato l’edizione del 2024.

Il titolo di Architecture Winner 2026 è stato assegnato quindi alla ristrutturazione del Palais des Expositions di Charleroi, complesso congressuale degli anni ‘50 reinterpretato dagli studi AgwA e architecten jan de vylder inge vinck. Il progetto si distingue per la precisione con cui affronta la trasformazione di una struttura di grande scala, evitando la sostituzione integrale e lavorando invece sull’attivazione delle potenzialità latenti dell’esistente. La riparazione diventa così linguaggio progettuale, capace di generare nuove qualità spaziali, sociali e materiche.

Per la categoria Emerging Architecture, il riconoscimento è stato attribuito allo studio Vidic Grohar Arhitekti per il progetto Temporary Spaces for Slovenian National Theatre Drama a Lubiana. L’intervento trasforma un complesso industriale dismesso in una piattaforma culturale flessibile, dimostrando come condizioni di necessità e temporaneità possano tradursi in una proposta architettonica coerente e incisiva. Attraverso operazioni puntuali e a basso costo, il progetto costruisce una sequenza di spazi inclusivi capaci di ampliare il panorama culturale urbano.

Entrambi i progetti pongono al centro il tema del riuso e della responsabilità verso l’esistente, confermando come l’eccellenza architettonica contemporanea risieda nella capacità di interpretare i contesti e generare valore pubblico a partire da ciò che è già disponibile. Il recupero del patrimonio industriale e moderno emerge così non più come semplice pratica conservativa, ma come base per una nuova grammatica del progetto, orientata alla sostenibilità e alla rilevanza sociale.

In copertina Charleroi Palais des Expositions © FIlip Dujardin

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Eleonora Longobardi
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