Smart e green city, caos mappature: troppe variabili nelle classifiche

21-10-2025 Mila Fiordalisi 4 minuti

21-10-2025 Mila Fiordalisi 4 minuti

Smart e green city, caos mappature: troppe variabili nelle classifiche

Farsi un’idea di come sta evolvendo lo scenario diventa sempre più complesso: nel “paniere” parametri diversi e si fa sempre più fumoso il concetto di città intelligenti e verdi. Una “gatta da pelare” per le pubbliche amministrazioni

Sta diventando sempre più intricata la “mappatura” delle smart city e delle green city. E ottenere dati che combacino fra loro e che consentano di restituire un quadro a reale servizio degli stakeholder, di chi deve prendere decisioni politiche e di programmazione economica, ma anche di chi semplicemente vuole farsi un’idea della situazione, si sta facendo a dir poco complesso. Le classifiche proliferano ed i criteri utilizzati per elaborarle – si può arrivare a centinaia di parametri, in alcuni casi diverse centinaia – sono tutti diversi.

Risultato: quando si parla di smart city e di green city ciascuno “interpreta” la definizione a seconda dei punti di osservazione. Peraltro i concetti stessi di smart city e green city stanno progressivamente e velocemente evolvendo. Nel caso delle smart city – si veda il caso di Roma che, da questo punto, di vista sta mettendo in campo la Consulta Roma Smart City Lab  – si sta passando da un modello di classificazione votato a esplorare l’adozione delle tecnologie digitali – e qui si apre un mondo perché dipende da quali tecnologie vengono inserite nel paniere che già inizia a includere l’intelligenza artificiale – a quello che considera “intelligenti” le città che meglio rispondono a interpretare i bisogni dei cittadini in termini di inclusione e benessere. E per quel che riguarda le green city non basta più verificare il livello di adozione delle rinnovabili ma ci si allarga alla gestione di traffico e mobilità, alla presenza di spazi verdi all’abbattimento delle isole di calore, tanto per fare qualche esempio. E c’è chi si spinge verso una disamina ancor più elaborata: quella della doppia transizione digital & green.

Il perimetro dunque si allarga o si restringe all’occorrenza e a piacimento, in alcune classifiche addirittura è il punto di vista dei cittadini ad avere la meglio, quando a prevalere è ad esempio il concetto di vivibilità. E c’è da navigare anche fra classifiche nazionali e internazionali. Stando allo Smart City Observatory elaborato ogni anno dalla World Smart Sustainable City Organization della School of Management svizzera Imd con la Singapore University of Technology and Design, le città intelligenti per eccellenza sono quelle in grado di affrontare le sfide ambientali ma anche quelle del lavoro, della disponibilità di alloggi e delle politiche di inclusività. Per sintetizzare: quelle più “resilienti” e in grado di fare fronte alle criticità reali dell’economia e persino alle crescenti tensioni commerciali. Nelle prime tre posizioni ci sono Zurigo, Oslo e Ginevra e nella classifica, che conta 146 città, la prima italiana è Bologna ma solo all’83° posto, poi ci sono Milano al 97°  e Roma al 139° ossia fra le ultimissime della classe. E tutte e tre sono retrocesse rispetto a un anno fa: Milano ha perso 4 posizioni, Bologna e Roma cinque.

Se l’Italia è messa male nei ranking internazionali la percezione inevitabilmente cambia quando il focus si stringe a livello nazionale dove Bologna diventa “un’eccellenza” e resta salda in pole position nell’EY Smart City Index 2025 che analizza le 109 città capoluogo italiane attraverso addirittura 323 indicatori. Milano tiene la seconda posizione, prima di Roma (al quinto posto) si piazzano Torino e Venezia. In attesa dell’edizione 2025 dell’iCityRank di Fpa i dati dello scorso anno vedevano invece nelle prime tre posizioni Bergamo, Bologna e Firenze, Milano solo al quinto posto e Roma settima. Ma attenzione: Milano risulta al 39° posto nel City Vision Score 2025 realizzato da Blum e Prokalos, che misura il grado di “intelligenza” di tutti i 7.896 comuni italiani sulla base di 30 indicatori. Al primo posto in classifica c’è Bologna e nella top ten figurano solo comuni del Nord-Est che sarebbe dunque l’area geografica più smart d’Italia.

Passando alle città “green” nella classifica di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole-24 ore, per mappare le performance ambientali di 106 capoluoghi di provincia sono Trento, Mantova e Bergamo le città in testa ma ancora lontane dall’obiettivo del 100% (Trento è al 79,78%, Mantova al 78,74% e Bergamo al 71,82%). Tornando all’EY Smart City Index le città più avanzate nella riduzione dell’impatto ambientale risultano essere Bergamo, Venezia e Brescia. Ma se il criterio numero uno per classificare le città più green diventa quello della presenza di aree verdi come nel caso delle elaborazioni dell’European Forest Institute sui dati dell’European Environmental Agency, analizzando le città europee con più di 50mila abitanti, al primo posto in Europa si piazza Savona. E nella top ten, al nono posto c’è la pugliese Molfetta.

Intanto la città di Siena si è appena aggiudicata (con la città olandese di Assen) il prestigioso European Green Cities Awards 2027 che vede sul podio come Capitale Verde Europea la tedesca Heilbronn. La giuria ha premiato Siena per la quantità di aree verdi e l’uso sostenibile del territorio, nonché per l’efficacia dei sistemi di gestione dei rifiuti: raggiunto un tasso di riciclo dei rifiuti urbani del 61,4% e conferimento in discarica è stato ridotto ad appena l’1%.

In copertina: © Adobe Stock

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mila Fiordalisi
Articoli Correlati
  • I data center cambieranno territori e città ma senza regole si rischiano “fossati analogici”

  • Edifici smart & green: in Italia una norma Uni ad hoc e l’Europa punta a nuove regole

  • © Adobe Stock

    Dalla manutenzione reattiva a quella predittiva: l’Italia accelera sulle smart infrastructure

  • Costruzioni, ecco le tecnologie “vincenti”. Ma senza governance dei dati non si andrà da nessuna parte