Torino capitale del city-making: torna Utopian Hours con l’edizione “United Cities”
Dal 17 al 19 ottobre tre giorni di eventi e casi studio da tutto il mondo per immaginare spazi urbani a prova di futuro. Tra gli ospiti Elizabeth Diller e Winy Maas
Tre giorni di confronto e ispirazione dedicati al futuro delle città. Utopian Hours torna a Torino dal 17 al 19 ottobre, presso la Centrale Nuvola Lavazza, con la sua nona edizione dal titolo “United Cities”, un invito a superare barriere e confini per connettere luoghi, persone e pratiche. Ideato e curato da Stratosferica, il festival riunirà innovatori da tutto il mondo pronti a presentare soluzioni concrete che spaziano dai luoghi pubblici all’adattamento climatico, dal placemaking alla mobilità, dalla rigenerazione culturale all’urban tech, fino alla costruzione di comunità e a nuove forme di cultura urbana.
Tre giorni per raccontare l’innovazione urbana e sociale e mostrare come l’idea stessa di città stia cambiando sostanzialmente
Un programma scandito da masterclass, keynote, workshop, tavoli di lavoro, mostre ed eventi collaterali, con oltre 40 ospiti internazionali e 200 city official dall’Italia e dall’Europa, che si confronteranno su idee, strumenti ed esperienze per costruire città sempre più resilienti.
Tra gli ospiti internazionali di questa edizione da segnalare la presenza dell’architetta Elizabeth Diller (dello studio Diller Scofidio + Renfro), che porterà la propria esperienza su come oggi i centri urbani organizzino lo spazio pubblico, e l’architetto olandese Winy Maas, fondatore di Mvrdv, che analizzerà i prototipi urbani basati su densità, sistemi circolari e architetture che si comportano come ecologie viventi. La loro presenza conferma Utopian Hours come punto di riferimento internazionale per il dibattito sul “fare città”, consolidandone il ruolo tra le principali piattaforme europee dedicate al city-making.
«Fin dalla prima edizione nel 2017, non abbiamo visto Utopian Hours come una conferenza, ma come un festival. Un evento rivolto a professionisti, creativi, policy maker, amministratori, studenti, imprenditori e cittadini. Questo genera speranza ed è la nostra vera missione: celebrare tutto ciò che è possibile fare ed essere nelle città», afferma Giacomo Biraghi, founder con Luca Ballarini e presidente di Stratosferica.
Lo spazio pubblico è il cardine di questa edizione, inteso come piattaforma per l’adattamento climatico e la natura urbana quotidiana: da Stockholm Wood City, il primo quartiere interamente in legno, a London National Park City, che ridefinisce la capitale come un parco nazionale, saranno molteplici i progetti presentati
Inoltre, la provocazione del professore Des Fitzgerald invita a non fermarsi al mito del verde come soluzione universale, ma a investire in infrastrutture sociali capaci di rendere la natura davvero inclusiva.
Importante anche l’elemento mobilità, che emerge come cultura condivisa, quando narrazioni, regolamenti e progetti convergono: l’urbanista Brent Toderian lega la città compatta a benefici per clima, salute ed equità, mentre il piano Run di Jim Venturi mostra come integrare le ferrovie esistenti in una rete coerente senza ricorrere a megaprogetti. Ampio spazio anche alla rigenerazione urbana a partire da esempi concreti di riuso: la biblioteca Oodi di Helsinki, Fabrika Tbilisi, Asiat Park in Belgio e la Nová Cvernovka in Slovacchia dimostrano come edifici e aree dismesse possano rinascere come centri culturali e comunitari. Spazio anche per elementi di tecnologia urbana, con lo studio Egret West che sviluppa gemelli digitali per evolvere insieme ai residenti, WikiHouse ad Almere grazie all’edilizia open source, mentre il collettivo Kairos Futura porterà l’esempio di Nairobi dove trasforma utopie spaziali in micro-prototipi concreti.
Anche i waterfront tornano centrali in questa edizione, rivisti come veri e propri spazi comuni. il progetto +Pool a New York e il Wild Mile di Chicago restituiscono i fiumi ai cittadini attraverso soluzioni innovative che uniscono salute, educazione ed ecologia. Infine, confini e identità diventano laboratorio civico negli studi portati da Teddy Cruz e Fonna Forman tra San Diego e Tijuana, a Londra dove Jan Kattein coinvolge i cittadini nella costruzione partecipata della capitale, e grazie al progetto Imagine Lagos che recupera memorie cancellate per fondare un futuro inclusivo nella città nigeriana.
All’interno del programma 2025, Utopian Hours ospita anche l’Architecture Film Festival Rotterdam (AFFR) con una selezione esclusiva di dieci cortometraggi dedicati alle città. Nato nel 2000, il festival olandese è oggi uno dei principali appuntamenti internazionali capaci di intrecciare cinema, architettura e cultura urbana attraverso documentari, animazioni e film d’autore.
In copertina: © Utopian Hours

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