Agrivoltaico, lo snodo cruciale della transizione energetica: vale 11 miliardi

17-08-2026 Mila Fiordalisi 4 minuti

17-08-2026 Mila Fiordalisi 4 minuti

Agrivoltaico, lo snodo cruciale della transizione energetica: vale 11 miliardi

Il settore traina il comparto green, ma tra la sentenza della Consulta e i ritardi regionali sul Decreto aree idonee resta aperto il nodo delle autorizzazioni

Il quadro della transizione energetica in Italia a metà 2026 rivela una complessa contraddizione. Da un lato, il ritmo di installazione delle fonti rinnovabili mostra un rallentamento che allontana il Paese dagli obiettivi nazionali ed europei. Dall’altro, l’agrivoltaico si sta affermando come la direttrice più dinamica e promettente dell’intero comparto green. Non si tratta più soltanto di una soluzione tecnica per produrre energia pulita, ma di un vero e proprio modello di integrazione territoriale capace di coniugare tutela della sovranità alimentare, sostenibilità e redditività per il comparto agricolo.

Target Pniec e nodo autorizzazioni. I dati dell’Energy Strategy del Politecnico di Milano, pubblicati nel Renewable energy report 2026, disegnano una mappa in chiaroscuro. Il 2025 si è chiuso con un’inversione di tendenza rispetto al triennio precedente, registrando in Italia un calo del 6% nelle nuove installazioni di fonti rinnovabili, scese a 7,2 gigawatt, di cui 5,6 gigawatt di solare, rispetto ai 7,6 gigawatt del 2024. Questa decelerazione contrasta con il trend europeo, mentre le ultime rilevazioni di Terna indicano che nel primo trimestre del 2026 la capacità installata è cresciuta di soli 1,6 gigawatt, portando il totale nazionale a 85,2 gigawatt, suddivisi principalmente tra 44,9 gigawatt di solare e 13,8 gigawatt di eolico.

Il ritmo attuale appare del tutto insufficiente di fronte ai traguardi fissati dal Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima) e dal Decreto aree idonee, che impone all’Italia di raggiungere 80 gigawatt di nuova potenza rinnovabile entro il 2030. Considerato che a fine marzo 2026 ne erano stati realizzati 26,5 gigawatt, pari ad appena il 33% del target, il divario da colmare supera i 53,5 gigawatt, con una necessità teorica di oltre 10 gigawatt all’anno. Come evidenziato da Elettricità Futura, principale associazione italiana del settore elettrico, la lentezza non dipende dalla mancanza di progetti da parte degli operatori, dal momento che ad aprile 2026 la capacità ferma ai blocchi di partenza per iter burocratici ha raggiunto i 200 gigawatt. Il vero collo di bottiglia risiede nei tempi con cui le regioni stanno recependo le regole del Decreto aree idonee, convertito in legge a gennaio dopo complessi passaggi amministrativi e impugnative al Tar.

In questo scenario di stallo, l’agrivoltaico sta raccogliendo un interesse senza precedenti, arrivando a coprire oltre il 50% delle nuove richieste di autorizzazione per impianti solari. Una spinta determinante è giunta dagli incentivi del Pnrr, con un contributo in conto capitale fino al 40% delle spese e una tariffa incentivante ventennale. Se nella prima finestra del bando di settembre 2024 erano state presentate 643 domande per 1,7 gigawatt di potenza, le procedure del 2025 hanno selezionato oltre 700 progetti per circa 2 gigawatt complessivi, con l’obiettivo di mettere a terra 1,04 gigawatt entro il 30 giugno 2026.

I benefici di questo approccio vanno ben oltre la produzione elettrica. L’ombreggiamento parziale garantito dalle strutture riduce la traspirazione e lo stress idrico delle colture, oltre a proteggere la vegetazione da eventi climatici estremi come grandine e gelate tardive. Sul piano economico, le stime elaborate da Alessandro Marangoni di Althesys indicano che uno scenario al 2030 guidato da circa 7,75 gigawatt di agrivoltaico elevato potrebbe generare oltre 11 miliardi di euro di valore condiviso e coinvolgere 19mila addetti stabili. Tra le ricadute previste figurano 2,9 miliardi di euro di indotto economico generale, 2,8 miliardi per il settore elettrico, 2,3 miliardi di benefici ambientali, 2 miliardi per la filiera tecnologica e 1,7 miliardi a beneficio diretto del settore agricolo.

L’equilibrio tra suolo e decarbonizzazione. La crescita del settore richiede tuttavia una regolamentazione attenta. Il dossier 2026 di Legambiente e il suo presidente Stefano Ciafani richiamano la necessità di distinguere i progetti realmente integrati con l’agricoltura e il paesaggio da quelle operazioni che usano l’attività agricola come semplice copertura formale. Questa impostazione trova sponda nella sentenza numero 127 della Corte Costituzionale del 16 luglio 2026, accolta favorevolmente da Cia-agricoltori italiani, che ha confermato la legittimità delle limitazioni al fotovoltaico a terra per tutelare il suolo agricolo, la biodiversità e la produzione alimentare. Per rispondere a questa sfida, la stessa Cia ha lanciato il progetto “Rinnovabile è agricoltura”, strutturato sulla Fondazione EnerCia per la gestione delle comunità energetiche rinnovabili rurali, sui servizi tecnici della Esco Agroenergetica e sulla soluzione agrivoltaica HelioGea100.

La validità e la concretezza di questo modello sono testimoniate anche dalla vivacità del mercato finanziario e dell’ingegneria italiana. A luglio 2026 UniCredit ha perfezionato due importanti operazioni di project finance: la prima da 39,3 milioni con Vexuvo per quattro impianti tra Puglia, Calabria e Veneto da 33 megawatt complessivi, e la seconda da 30 milioni con Aquila Capital, assistita dagli studi Bird & Bird e Chiomenti, per un impianto da 52 megawatt in Sicilia. Proprio in Sicilia, nella piana di Catania, sorge l’impianto “Big Fish – Sardella”, il più grande agrivoltaico operativo d’Italia con i suoi 500 ettari e 273 megawatt di potenza, alla cui realizzazione ha contribuito la società d’ingegneria Geostudiogroup di Ragusa, guidata da Franco Privitera Garozzo e Salvatore Camillieri, e oggi attiva anche su grandi infrastrutture internazionali come l’autostrada del Nord Africa e un impianto idroelettrico da 330 megawatt in Gabon.

L’agrivoltaico dimostra così che la transizione energetica può trasformarsi in una concreta opportunità di sviluppo territoriale, a patto che le istituzioni garantiscano certezza normativa e procedure autorizzative snelle.

In copertina: Big Fish – Sardella © Geostudiogroup

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Mila Fiordalisi
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