Abitare l’ex cinema Maestoso, un film racconta l’architettura tra tempo e gesti

28-04-2026 Francesca Fradelloni 3 minuti

28-04-2026 Francesca Fradelloni 3 minuti

Abitare l’ex cinema Maestoso, un film racconta l’architettura tra tempo e gesti

A Milano, negli ambienti riqualificati dallo studio De Amicis Architetti, il cortometraggio di Tommaso Landucci attraversa lo spazio urbano e lo restituisce come esperienza

Cinema e architettura condividono da tempo lo stesso immaginario: costruiscono mondi, danno forma a visioni, mettono in scena modi di abitare. Spesso lo fanno in modo opposto. Da una parte, lo stereotipo dell’architetto come genio solitario — come in The Brutalist — dall’altra, gli spazi che diventano protagonisti silenziosi, come la Casa Sheats-Goldstein o gli interni sospesi e domestici dei film di Nancy Meyers. In mezzo, c’è un territorio più ambiguo, dove l’architettura rischia di essere letta solo come prodotto, linguaggio, mercato. Non come esperienza.

“Tutti i giorni di pioggia”, cortometraggio di Tommaso Landucci con Alessio Liu ed Emilia Verginelli, nasce proprio da qui. Il film è ambientato negli spazi dell’ex Cinema Maestoso di Milano e nel tessuto urbano che lo circonda, trasformati da un intervento di riqualificazione nel 2022 ad opera dello studio De Amicis Architetti. Ma non è un racconto sull’intervento. È un tentativo di abitarlo. Più che mostrare un progetto, il film prova a lasciarlo emergere. Nei tempi lenti, nei silenzi, negli sguardi che attraversano lo spazio senza dichiararlo. Nei gesti quotidiani, nelle attese, nelle relazioni che si costruiscono quasi per caso.


L’architettura, in questo senso, non è mai oggetto. È sfondo attivo, presenza che si misura con chi la attraversa.


La scelta del linguaggio cinematografico nasce da una domanda semplice, ma radicale: può un film restituire ciò che un progetto non riesce a dire? Può raccontare non solo come uno spazio è stato pensato, ma cosa diventa nel momento in cui viene vissuto? Ogni scena si lega a un luogo preciso, ma senza mai diventare didascalica. Come nella città reale, il senso non è mai completamente esplicito: affiora nelle intersezioni, nei vuoti, nelle possibilità non ancora compiute. È lì che l’architettura smette di essere forma e diventa esperienza.

LA TRAMA – All’interno dell’Ex Cinema Maestoso, oggi riconvertito in palestra, Sang, quarant’anni, personal trainer ed ex ginnasta di buon livello, incrocia ogni giorno lo sguardo di Nora, una donna della sua età che parcheggia la bicicletta davanti all’edificio prima di andare al lavoro. Non si conoscono, non si sono mai parlati, ma tra loro nasce una silenziosa complicità fatta di attese, piccoli gesti e sguardi rubati oltre le vetrate e le cancellate.
Sang la osserva durante le pause tra un allenamento e l’altro, la cerca tra le biciclette in strada, si sottrae per gioco alla voce insistente di un collega. Anche Nora sembra accorgersi di lui: rallenta, alza lo sguardo verso le finestre, accenna un sorriso. Il rapporto tra i due resta sospeso, segnato da una distanza che si alimenta nella ripetizione delle abitudini quotidiane. Parlarsi sarebbe possibile, ma significherebbe mettere in discussione equilibri consolidati e le vite che hanno scelto di condurre. Così, il loro legame si consuma in una prossimità fatta solo di sguardi, in una dimensione intermedia tra desiderio e rinuncia, dove una felicità possibile resta irrisolta. La svolta sembra arrivare una sera di pioggia, all’uscita dalla palestra. I due si ritrovano fianco a fianco sotto la tettoia dell’ingresso: un contatto minimo, quasi casuale, che però non basta a rompere il silenzio. Quando la pioggia si attenua e la folla si disperde, Nora sale in bicicletta e si allontana. Prima di sparire, si volta un’ultima volta verso di lui, lasciando aperta, ancora una volta, la possibilità di un incontro mancato.

IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE – L’operazione di recupero, completata nell’autunno 2022, è un’iniziativa di Italcine, proprietaria dell’immobile, mentre la gestione è affidata a Virgin Active. L’intervento di riqualificazione, circa 5mila metri quadri in totale, ha mantenuto il perimetro e il volume dell’edificio esistente: la facciata anni Trenta chiarisce i rapporti tra le parti che compongono il complesso edilizio assegnando ai volumi presenti dei ruoli specifici. Il volume di ingresso è il punto di contatto con la città e la memoria storica, la grande aula è invece il luogo della rinascita dell’edificio. Il progetto ha favorito il dialogo con l’esterno tramite l’apertura delle facciate con ampie finestrature per rendere visibili le attività interne e grazie a un tetto rivestito di tegole di vetro che riflette la luce e rende speciale la presenza nel tessuto urbano. Sul volume di entrata sono stati riproposti i marmi che un tempo adornavano la facciata su Corso Lodi affiancati a superfici in listelli di ottone, sul volume ad aula sono state realizzate grandi aperture ad arco con inserti in ottone.

 

In copertina: Ex Cinema Maestoso © De Amicis Architetti

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Francesca Fradelloni
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