18-09-2026 Tommaso Nonni 3 minuti

Appalti, l’Europa riscrive le regole. In Italia è allarme sulla qualità

Semplificazione? Architetti e ingegneri temono un arretramento su concorsi, servizi di progettazione ed equo compenso

Bruxelles è al lavoro sul Public procurement act, orientato a sostituire le tre direttive del 2014— appalti pubblici, settori speciali e concessioni — che costituiscono l’attuale sistema comunitario degli appalti pubblici e influenzano quello nazionale. E lo scorso 9 settembre il testo è stato presentato nei suoi dettagli: si tratta di una proposta legislativa che dovrà essere esaminata, negoziata e votata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nell’ambito della procedura legislativa ordinaria. Intanto si è aperto il dibattito nazionale.

L’intento è di arrivare a un unico regolamento europeo più uniforme, semplice e flessibile, che trasformi il procurement pubblico in uno strumento di politica industriale e strategica europea, visto che l’intero settore vale circa il 15% del Pil dell’Ue.

In questo quadro rientra la semplificazione delle procedure che la Commissione presenta nel documento. Ad oggi, seguendo la Direttiva 2014/24/Ue, esistono cinque procedure diverse degli appalti pubblici, mentre potrebbero diventare sostanzialmente due: procedura aperta e dinamica, a cui se ne aggiunge una specifica per l’innovazione. E la negoziazione non è più concepita come meccanismo eccezionale legato a una molteplicità di procedure diverse.

Proprio da qui parte lo scetticismo di Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), che commenta: «Riteniamo da sempre che i servizi di ingegneria abbiano una natura completamente differente rispetto agli altri, poiché riguardano un lavoro intellettuale che non può essere valutato alla stessa stregua della semplice produzione di un bene. Mi pare che la visione europea sia completamente diversa dalla nostra, dal momento che valuta i servizi di ingegneria esattamente come tutti gli altri».

Le perplessità non finiscono qui. L’articolo 98 del Public procurement act è uno degli articoli da tenere maggiormente sotto osservazione. La regola proposta è il best quality for money, un rapporto qualità-prezzo, che parta da un minimo del 30% di punteggio alla qualità, da poter far salire al 50% per gli appalti labour-intensive, definiti come quelli nei quali il costo del lavoro rappresenta normalmente almeno metà del valore complessivo del contratto.

Proprio per l’impostazione che dà l’articolo 98, Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) con delega ai Lavori pubblici, si esprime con diffidenza.

«Di fatto, tale dispositivo segna un notevole passo indietro per la valorizzazione della qualità delle prestazioni, visto che il nostro codice dei contratti vigente (decreto Legislativo 36/2023), inverte tali percentuali imponendo un tetto del 30% alla valutazione dell’offerta economica e lasciando il rimanente 70% alla qualità dell’offerta tecnica (articolo 41 comma 15 bis).
Il passo indietro si trasforma in un salto nel vuoto, nel momento in cui il nuovo regolamento vanifica gli obiettivi raggiunti in Italia, sul tema dell’equo compenso e ignora del tutto procedure fondamentali per esaltare la qualità del progetto come i concorsi di progettazione. Insomma, applicando alla lettera il nuovo regolamento, almeno per servizi di importo stimato pari o superiore alla soglia comunitaria, salterebbero i concorsi di progettazione e principi fondamentali della normativa attualmente vigente come l’equo compenso e la qualità dell’offerta».

Tra gli aggiornamenti europei anche una spinta alla digitalizzazione. Nei contratti pubblici di lavori di valore pari o superiore a 25 milioni di euro è previsto che la stazione appaltante pubblica richieda l’utilizzo del Building information modelling (Bim), quel processo digitale collaborativo che serve a creare, gestire e condividere informazioni lungo il percorso di vita dell’opera per cui il nostro Paese ha già definito la sua roadmap. Un ulteriore passo che la Commissione intende compiere verso la digitalizzazione centralizzata del sistema amministrativo europeo. Sul versante sociale entrano esplicitamente fra gli obiettivi la qualità dell’occupazione e delle condizioni di lavoro, l’accessibilità, ma anche formazione e parità di genere.

 

In copertina: sede della Commissione europea © European Union , 2025

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Tommaso Nonni
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