Biennale già in pista per il 2027. La Cina vince, anche in architettura
Biennale già in pista per il 2027. La Cina vince, anche in architettura
Dopo Carlo Ratti, Wang Shu e Lu Wenyu saranno i prossimi curatori. Intanto Mad Architects vince il premio architetto dell’anno di Dezeen
Se l’Occidente vede nella Cina un enigma di difficile lettura, come analizzato a livello geopolitico nel recente libro di Alessandro Aresu (La Cina ha vinto), l’architettura permette invece di individuarne nitidamente la traiettoria tra potenza e tradizione, innovazione e radici.
Il cda della Biennale, su proposta del presidente Pietrangelo Buttafuoco, ha nominato Wang Shu e Lu Wenyu come direttori artistici del settore Architettura, con lo specifico incarico di curare la 20ª Mostra internazionale di architettura che si svolgerà nel 2027, da sabato 8 maggio a domenica 21 novembre (pre-apertura 6 – 7 maggio).
Architetti e docenti, Wang Shu e Lu Wenyu hanno fondato nel 1997 Amateur Architecture Studio e da oltre venticinque anni lavorano proprio sulla frattura strutturale che attraversa la Cina contemporanea, quella tra la velocità dello sviluppo e le forme dell’abitare. Nel 2003 hanno istituito il Dipartimento di architettura presso la China academy of art e nel 2007 hanno fondato la Scuola di architettura, di cui Wang Shu è stato il primo preside e Lu Wenyu direttrice del Centro per la costruzione sostenibile.
Wang Shu ha inoltre ricevuto nel 2012 il Pritzker architecture prize ed è membro dell’Académie d’architecture di Francia dal 2023.
«La loro visione – dichiara il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco – profondamente radicata nella memoria dei luoghi e nella sapienza dei processi costruttivi, rappresenta oggi una voce indispensabile nel dibattito internazionale sull’architettura e sul senso dell’abitare i luoghi del mondo. In loro, la Biennale di Venezia riconosce due protagonisti capaci di coniugare responsabilità culturale e genio sperimentale, offrendo un contributo di straordinaria qualità in un momento storico che richiede conoscenza, misura, immaginazione».
Tra i loro progetti più noti ci sono il Museo storico di Ningbo, il campus di Xiangshan della China academy of art (selezionato nel 2021 dal New York Times tra le “Venticinque opere più significative dell’architettura del dopoguerra”) e il Tiles hill di Hangzhou. Nelle loro architetture adottano un approccio che combina riuso dei materiali, memoria dei luoghi e tecniche costruttive artigianali, valorizzando ciò che sembra anonimo e quotidiano. Ne deriva un linguaggio architettonico capace di connettere passato e presente, città e campagna, naturale e artificiale, con uno sguardo insieme locale e globale.
«Oggi i rapidi e molteplici cambiamenti nell’architettura appaiono soprattutto come un fenomeno di superficie, frutto di un’eccessiva concettualizzazione o di una marcata commercializzazione. Questo fenomeno rischia di condurre alla morte stessa dell’architettura, riducendola a una sorta di illusoria proiezione del futuro. In un contesto segnato da crisi concrete e urgenti, adottare un approccio semplice e autentico assume dunque un valore particolare. Il nostro impegno sarà quello di esprimere con la massima sincerità questo valore e questa ricerca, contribuendo a una realtà, e a un futuro, migliori», hanno commentato Wang Shu e Lu Wenyu.
La centralità della cultura progettuale cinese sulla scena globale trova conferma anche nel riconoscimento del Premio architetto dell’anno attribuito a Mad Architects durante i Dezeen awards.
Lo studio fondato nel 2004 da Ma Yansong, con sedi a Pechino, Los Angeles e Roma, è stato premiato per un 2025 particolarmente intenso a livello progettuale che porterà all’ultimazione del Lucas Museum of narrative art a Los Angeles, pronto per il 2026.
Ma Yansong è anche il nuovo guest editor internazionale di Domus per il 2026. È l’architetto più giovane, e il primo cinese, a firmare la direzione editoriale della rivista nel quadro del progetto annuale 10x10x10, che nel 2026 giungerà alla sua nona edizione. Giovanna Mazzocchi, presidente di editoriale Domus, lo definisce «il più interessante, visionario ed eclettico protagonista della nuova stagione dell’architettura cinese e tra i maggiori del panorama internazionale».
Un’ulteriore conferma di come il linguaggio architettonico cinese, pur profondamente radicato nella propria tradizione, sia oggi in grado di affermarsi ben oltre i confini nazionali, contribuendo a ridefinire criteri, sensibilità e direzioni del progetto contemporaneo su scala globale.
In copertina: Weng Shu Lu Wenyu © La Biennale di Venezia – foto ASAC- Matteo Losurdo

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