La seconda vita della Manifattura di Bologna passa per big data e supercalcolo
Da Nervi e Gmp, e poi BuroMilan e Bms, un laboratorio di progettazione guidato da Art-Er
Un’enorme area di oltre 120mila mq, suddivisa in sei lotti, progettata da Pier Luigi Nervi negli anni ‘50. Un’importante porzione di città nella periferia di Bologna, in una zona strategica sia per la logistica che per la viabilità, tra via Ferrarese e via Stalingrado. Ma anche un’area che molto tempo è giaciuta nel degrado e nell’abbandono, che, nonostante diversi stop&go, oggi è teatro di uno dei più significativi interventi di rigenerazione urbana del capoluogo emiliano. È questa la ex Manifattura Tabacchi, poi Tecnopolo o Tek district (technology, entertainment, knowledge), e oggi Dama – Tecnopolo Data Manifattura Emilia-Romagna. Un distretto dedicato all’innovazione, alla tecnologia d’avanguardia (grande protagonista negli ultimi anni al Mipim di Cannes) ma soprattutto ai big data e alla ricerca sul supercalcolo e che è parte della data valley regionale, che comprende un totale di dodici infrastrutture dislocate su oltre 20 siti.
La storia
L’area viene acquisita nel 2009 dalla Regione Emilia-Romagna dalla British American Tobacco per 19 milioni di euro, anche se l’accordo quadro con il Comune e Provincia risale al 2006, «con l’obiettivo di realizzare un’infrastruttura dedicata allo sviluppo di attività di ricerca industriale e trasferimento tecnologico in collaborazione con università ed enti di ricerca, localizzandola nel complesso dell’ex Manifattura Tabacchi di via Stalingrado» si legge in un articolo del 2014 di Inforum, la rivista della regione dedicata alla riqualificazione urbana. Nel 2010 la Sovrintendenza pone un vincolo per il valore storico-architettonico del sito e, sempre nel 2010, viene siglato un nuovo protocollo di intesa tra Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Bologna per la realizzazione del Tecnopolo.
Il concorso
Risale al 2011 il concorso internazionale per il nuovo masterplan dell’area. Una competizione bandita dalla Regione Emilia-Romagna attraverso l’allora controllata Finanziaria Bologna Metropolitana, sostituita nel 2019 da Art-Er, società consortile della regione per la ricerca e l’innovazione. Viene richiesta una proposta progettuale di un masterplan per circa 120mila mq con un budget allora stimato di quasi 200 milioni di euro. Nel 2012 il concorso viene aggiudicato ai tedeschi di von Gerkan, Marg und Partners (Gmp Architekten), in rtp con Werner Sobeck Stuttgart gmbh e CO.KB, con lo studio Ti soc. coop, Aldo Antoniazzi, Marco Baccanti e il geometra Carlo Carli. Gli amburghesi (già autori in Italia del Palacongressi di Rimini e dell’ampliamento della fiera di Vicenza, tra gli altri) hanno la meglio su altri nove studi internazionali del calibro di Massimiliano Fuksas, Kengo Kuma, Oma, David Chipperfield, Wilkinson Eyre, 5+1AA, Antonio Citterio, Mbm Arquitectes e Boris Podrecca.
Il progetto di Gmp viene considerato conservativo dell’opera di Nervi, mantenendo e recuperando i manufatti sottoposti a vincolo, con la realizzazione di alcuni nuovi edifici. Negli anni successivi vengono bandite altre gare per gli esecutivi e la realizzazione dei diversi lotti
Clemens Kusch di Cfk architetti, che con il suo studio veneziano è il local di Gmp Architekten, racconta a proposto del progetto: «come studio mi sono occupato del coordinamento della progettazione, eseguita tutta in Germania, e della parte di impianti e strutture con i consulenti italiani. Oggi non siamo più coinvolti nelle gare che sono state successivamente fatte per gli esecutivi e la direzione lavori». «Tuttavia – aggiunge –, abbiamo svolto alcune attività successive al concorso. Per esempio, per la prima fase di realizzazione del data center del Centro meteo europeo per le previsioni a medio termine (Ecmwf), ci siamo occupati della progettazione esecutiva e della supervisione del cantiere. E anche per il data center di Cineca – il supercomputer Leonardo – dove abbiamo seguito la progettazione fino all’esecutivo. Mentre per i due lotti in costruzione oggi, F1-F2 e C1, abbiamo firmato la progettazione definitiva».
Per il momento sono stati stanziati oltre 200 milioni di euro di cui 83,5 erogati dal Governo italiano (Maeci e Mur) e altri 5,5 da risorse Fesr – Fondo europeo di sviluppo regionale
Le fasi successive
Passano tre e anni e mezzo dall’aggiudicazione del concorso alla prima gara d’appalto a fine 2015, per la progettazione esecutiva e la realizzazione del lotto A, fase 1, del Tecnopolo. Ma la situazione si sblocca grazie soprattutto alla scelta di Bologna come sede del Centro meteo europeo nel 2017, che si insedierà nel lotto 3 della ex Manifattura Tabacchi (circa 14mila mq, nei cinque capannoni voltati a botte che erano destinati allo stoccaggio del tabacco), che sarà poi consegnato alla fine del 2021. Un investimento complessivo di 62 milioni di euro (di cui 43,5 a carico del Miur e 18,5 della Regione Emilia-Romagna).
Questo il vero giro di boa nell’intervento, a cui fa seguito l’insediamento del supercomputer europeo Leonardo di Cineca (Consorzio interuniversitario italiano), uno dei cinque più potenti al mondo ubicato nel lotto 4, che rende il Tecnopolo a tutti gli effetti un hub dedicato ai big data e alla tecnologia
Sempre in questo spazio, si insedia il data centre di Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) all’interno di un’area di circa 14mila metri quadrati. Delle strutture di entrambi gli edifici, oltre che della direzione lavori strutturale del lotto 4, si è occupato BuroMilan, in affiancamento a Gmp Architekten. «Noi siamo stati chiamati principalmente per la nostra competenza con gli aspetti antisismici – spiega Maurizio Milan, fondatore della società –. Abbiamo applicato intonaci strutturali sia per le volte di copertura che dei muri: sistema si è rivelato conveniente sia da un punto di vista funzionale, perché non creava di interferenza con i muri e le esostrutture, e poi perché non andava ad appesantire la struttura, nel rispetto e con la cura di come era stata progettata da Nervi ai tempi». Ad aprile di quest’anno è stata aggiudicata la gara per un accordo quadro per le progettazioni del lotto 1, e per le altre progettazioni per interventi di completamento o nuova realizzazione di edifici, assegnata a Tecnicaer Engineering con Stiem Engineering, Open Project e Michelangelo di Gioia.
La qualità e flessibilità del progetto
«Il progetto per il masterplan che aveva vinto il concorso di architettura prevedeva attività diverse rispetto a quelle che poi sono diventate il core del comparto, ovvero le infrastrutture di supercalcolo» spiegano da Art-Er che sul Tecnopolo in particolare ha due presidi: la direzione lavori e il supporto a Regione nel coordinamento tecnico dei lavori infrastrutturali sull’area, e poi l’affiancamento di Regione nella valorizzazione nazionale e internazionale del comparto.
«Il valore aggiunto del progetto di Gmp Architekten è stata la sua grande flessibilità – continuano – il fatto che proponesse comunque un recupero di questa architettura industriale in maniera innovativa, ma molto flessibile
Tanto flessibile che si è riusciti a lavorare poi con il concetto del “box in the box” (strutture di acciaio e cemento armato indipendenti dalla struttura degli edifici, che quindi di fatto isolano i data center in termini di sicurezza e temperatura)». E da Art-Er ci tengono a sottolineare che «la politica sui dati non è partita da zero, c’è un substrato di competenze sul territorio – pensiamo a Cineca, un soggetto che lavora sui temi del calcolo ad alte prestazioni da più di 40 anni, ma anche al Cnaf-Infn – Centro Nazionale di calcolo dell’Istituto nazionale di fisica nucleare – che sono cresciute nel tempo, sviluppando una capacità di attrazione di finanziamenti e di progetti di livello internazionale». Una visione quindi che ha puntato a far diventare l’ex Manifattura un centro nevralgico dei big data, dove è previsto per il 2026 anche l’insediamento di una delle sette Ai Factory dell’Ue, con il progetto IT4LIA AI Factory.
Risorse
La maggior parte sono di natura pubblica, europee, nazionali (Mur e Maeci) e regionali, o provengono da investimenti degli enti che si andranno ad insediare nel comparto: come nel caso di Enea, che acquisterà l’edificio (C1) in cui porterà attività di ricerca sui temi dell’economia circolare e dell’energia rinnovabile o Infn e Cineca che acquisiranno in proprietà due piani dell’edificio “Ballette” (27mila mq su cinque piani), con una compartecipazione agli oneri di realizzazione stimata in 20 milioni.
E se la Regione e i Ministeri possono fare da innesco per progetti di riqualificazione, si dovrà in futuro lavorare anche sulla gestione del comparto.
«C’era stato qualche tempo fa un percorso di project financing (2022 ndr) che ha visto andare avanti solamente il lotto relativo alla centrale termica – spiegano ancora – ma si trattava di un periodo complesso, post-Covid, per cui le aree con funzioni legate alla ristorazione o al commercio non erano al pieno del loro potenziale».
Oggi sono il lotto 1 – che comprende gli edifici il C1 (vincolato) e F1 (di nuova costruzione) e i cosiddetti “Bombolai” – e il lotto 5 (F2) ad essere interessati dai lavori di recupero e nuova edificazione. Sono building che andranno ad ospitare, rispettivamente, la sede di Enea, i laboratori, biobanche e uffici dell’Istituto ortopedico Rizzoli, Ater-Er, oltre al Competence centre Bi-rex e all’Università di Bologna. Nel lotto 5 sorgerà invece un altro edificio di nuova costruzione che ospiterà le sedi di ricerca di istituti internazionali, tra le quali l’Università delle Nazioni unite sui big data e sul cambiamento climatico. Un appalto integrato, quello per quest’ultima porzione, del valore di 30 milioni, con un secondo appalto di 3,4 milioni per le opere esterne, vinti nel 2022 da Strabag, con Site e Gianni Benvenuto per la progettazione esecutiva e la realizzazione della sede. Compreso anche il completamente della facciata dell’edificio Botti B4, che è già stato tuttavia ultimato e che funziona come centro per l’accoglienza istituzionale e spazio per eventi (oltre 3mila mq). I lavori per il lotto 5 sono ancora in corso.
Un laboratorio di progettazione, dal concorso agli appalti integrati
Della storia del lotto 1 ha parlato con thebrief Aldo Bottini, ceo e socio amministratore di BMS progetti, la società di ingegneria che, in rtp con BMZ impianti e Ideas, nel 2016 si aggiudica con impresa Manelli l’appalto integrato per la realizzazione, con un incarico per la progettazione esecutiva, le strutture e gli impianti di questa parte del Tecnopolo. Un investimento complessivo da 50 milioni di euro. «La gara era per un appalto integrato che prevedeva un’offerta economicamente più vantaggiosa e con migliorie distribuite in vari ambiti – racconta Bottini –. Da quel punto di vista BMS ha lavorato con Manelli per definire in termini tecnici ed economici tutta una serie di varianti migliorative al progetto, che puntavano a valorizzare il masterplan originale di von Gerkan, Marg und Partners. Uno degli elementi fortemente caratterizzante del progetto era la sua logica conservativa». E il C1, infatti, subirà delle modifiche solo a livello di ambienti, che dovranno essere adattati secondo le caratteristiche dell’ente di ricerca che andrà ad insediarvisi, l’Enea. «Nessuna modifica in termini di ideazione o di progetto di Gmp, ma un contributo in merito alla logica di realizzazione e rifunzionalizzazione di alcuni spazi, per usufruirne in maniera diversa». Sono state mantenute geometria, dimensioni ed estensione della copertura con volta a botte originaria, mentre importanti e innovativi interventi sono stati apportati per tema sismico, con l’inserimento di smorzatori per potenziare la resistenza.
E sulla gara vinta dalla cordata, ma che poi ha subito un blocco di due anni a causa dei ricorsi presentati dalla seconda classificata, Bottini spiega: «La gara ha avuto un percorso estremamente complesso di aggiudicazione dovuto al fatto che ci sono state una serie di ricorsi e di richieste di maggiori informazioni, sempre a livello di impresa». Oggi il cantiere dell’F1 è alle fondamenta, mentre per il C1, BMS è mandataria di un ulteriore incarico in supporto all’impresa ed ente e direzione lavori per aggiornare il progetto, conseguenza di alcune situazioni che non potevano essere previste in fase di concorso, soprattutto con degli edifici vincolati. Previsione di consegna tra due anni, che coincide anche il cronoprogramma della Regione.
Prossimi passi?
Da Art-Er fanno sapere che gli altri lotti in corso di sviluppo sono «l’edificio a L, che si apre sulla piazza del Tecnopolo, che andrà ad ospitare attività del Comune di Bologna, che verranno aperte anche alla cittadinanza e che riguarderanno temi legati anche alla citizen science». Poi il Magazzino del sale (G2), su via Ferrarese, che dovrebbe ospitare attività congressuali. Ancora, l’ex centrale elettrica, dove si insedieranno funzioni di commercio. Infine, l’ultimo lotto, di completa nuova edificazione, dove è ipotizzata la realizzazione di una torre, che rimane aperta anche a investitori privati, «ovviamente in coerenza con i temi e la vocazione del Tecnopolo».
In copertina: © MAIN

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