Levigliani, il borgo che trasforma i beni comuni in sviluppo locale
In provincia di Lucca il sistema cooperativo è infrastruttura sociale ed economica
In Toscana, nella provincia lucchese, esiste un piccolo paese di 350 abitanti arroccato a ridosso del monte Corchia che sfrutta un modello socioeconomico unico nel suo genere: proprietà, lavoro e reddito sono condivisi. Siamo a Levigliani, comune di Stazzema, un borgo che da oltre due secoli ha assunto questo modello di cooperazione, in cui tutti gli abitanti che lo desiderino possono contribuire al progetto comunitario.
Tutto inizia nel 1794, quando 67 “capifamiglia” decisero di mantenere collettivamente la proprietà del Monte Corchia e dei boschi acquistati dal Granduca di Toscana, creando una comunione perpetua. A seguito di quella scelta nel tempo sono nati tre soggetti: la Beni Comuni di Levigliani, che rappresenta il governo della comunità, la Cooperativa Sviluppo e Futuro, che cura la valorizzazione turistico-culturale e ambientale della proprietà comune, e la Cooperativa Condomini, che gestisce le cave di marmo.
Mentre è diffuso lo spopolamento delle aree interne, qui le persone decidono di restare e progettare il futuro insieme. Nelle cosiddette aree interne, dati Istat (29/07/2024), risiede il 22,6% della popolazione complessiva, a seguito di un calo del 5% nell’ultimo decennio. Addirittura, viene indicato che tra 20 anni l’80% dei Comuni delle aree interne saranno in declino demografico.
A Levigliani, grazie a un percorso che parte da lontano, i frutti che si stanno raccogliendo grazie alla cooperativa lasciano ben sperare. «La nostra cooperativa – spiega il presidente Emiliano Babboni – nasce nel 2001 con una vocazione turistica legata all’apertura ai visitatori della grotta Antro del Corchia. Passo dopo passo, si è trasformata in un sistema complesso composto oggi da cinque settori: il turismo – evoluto nel Corchia Park con grotte, miniere, cave, musei ed escursioni; l’emporio di comunità, che garantisce servizi essenziali a tre paesi; il trasporto di persone con bus scolastici e attività per associazioni; la manutenzione del verde e, dal 2025, il trasporto dei blocchi di marmo provenienti dalle cave comunitarie. Oggi, la Cooperativa Sviluppo e Futuro Levigliani, con un fatturato di circa un milione di euro all’anno, che conta undici soci, rappresenta uno dei tre pilastri del modello cooperativistico, insieme alla Comunione dei Beni Comuni di Levigliani e alla Cooperativa Condomini. Complessivamente, considerando anche le altre attività paesane, si generano quasi cento posti di lavoro. Qui la disoccupazione non esiste».
La gestione viene portata avanti secondo criteri di sostenibilità. «Come comunità abbiamo scelto di dimezzare volontariamente le tonnellate di marmo estratto per lasciare risorse alle generazioni future. Non massimizziamo il profitto, amministriamo con responsabilità», afferma Babboni.
Altri paesi stanno ottenendo risultati analoghi grazie alla presenza di cooperative nel territorio, per esempio a Ostana, un piccolo borgo ai piedi del Monviso, in Piemonte si è passati da meno di 10 a quasi 90 abitanti.
Sono 150 le cooperative di comunità aderenti a Confcooperative, presenti in 18 regioni e 139 Comuni italiani, con quasi 5mila soci e 605 addetti occupati. Il 72% opera proprio nelle aree interne, le zone del Paese distanti dai servizi essenziali e più esposte allo spopolamento
Qualla di Levigliani, e di altre comunità che hanno scelto la stessa strada, è una storia che mostra che lo sviluppo urbano integrato è possibile attraverso la creazione di realtà sociali che sono il motore e che valorizzano le peculiarità del territorio.









