Permitting, competenze e finanza Esg: cosa rallenta la transizione verde delle aziende

28-11-2025 Cristina Giua 3 minuti

28-11-2025 Cristina Giua 3 minuti

Permitting, competenze e finanza Esg: cosa rallenta la transizione verde delle aziende

Le proposte del position paper del gruppo Associazioni di impresa per l’attuazione del Patto di Milano: incentivi e riforma della bolletta per alleggerire il peso delle parafiscalità sulle Pmi

Nel pieno di una fase storica in cui la transizione ecologica, energetica e digitale non è più un’opzione ma una condizione per restare sul mercato, le imprese italiane provano a tracciare una rotta. Il nuovo documento di Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) – presentato il 24 novembre 2025 durante l’ultimo appuntamento di Asvis Live dedicato alle proposte economiche del Rapporto annuale dell’alleanza – sintetizza l’analisi di dieci tra le principali associazioni imprenditoriali italiane e fotografa un Paese in ritardo di sistema rispetto ai propri competitor europei. Un tema che emerge chiaramente anche nelle analisi dedicate alle smart e green city, dove l’assenza di criteri omogenei rende complessa ogni comparazione.

Il position paper, dal titolo “Le sfide della transizione. Lo sviluppo sostenibile e il contributo delle imprese”, è il risultato del lavoro del gruppo trasversale Associazioni di impresa per l’attuazione del Patto di Milano, che opera all’interno dell’Asvis. Una rete che si occupa di dare seguito al Patto “Le imprese italiane insieme per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, sottoscritto nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2017. Le associazioni firmatarie si impegnano a informare le imprese sulle caratteristiche dell’Agenda 2030, promuovere l’innovazione verso modelli di business orientati agli SDGs e implementare l’accesso alla finanza etica e responsabile. Il documento parte da un punto fermo: la transizione è già in corso, ma procede troppo lentamente, con ostacoli che colpiscono soprattutto le piccole e medie imprese.


E propone al Governo una serie di interventi urgenti per accelerare il cambiamento, rilanciare la competitività del sistema produttivo e assicurare una traiettoria compatibile con gli obiettivi europei


Nell’area dedicata al cambiamento climatico, il documento è netto: «nell’attuale scenario climatico la priorità è agire con un mix di azioni di adattamento e di mitigazione per ridurre le emissioni».
Il problema, tuttavia, è duplice. Da un lato manca un quadro informativo solido: molte aziende non dispongono di dati sull’esposizione ai rischi climatici. Dall’altro, emergono difficoltà nell’accesso al credito per investimenti di lungo periodo e una forte carenza di competenze tecniche specifiche.  Le proposte? Incentivi dedicati ai settori energivori, riforma della bolletta per alleggerire il peso delle parafiscalità sulle Pmi (Piccole medie imprese) e strumenti più efficaci per l’accesso al credito e alla copertura assicurativa.

Il secondo fronte caldo riguarda energia e risorse. Le imprese concordano: le rinnovabili sono essenziali per autonomia energetica, sicurezza e inclusione. Un tema che è emerso con forza anche durante Sustainable Places 2025, la tre giorni milanese dedicata all’innovazione verde. Però il permitting, il complesso iter autorizzativo per l’installazione di nuovi impianti, rimane un ostacolo che rallenta investimenti e competitività. Nel dossier si legge che «la complessità burocratica del permitting e l’assenza di un piano nazionale coordinato per la gestione delle emergenze idriche rappresentano i maggiori ostacoli». Da qui la richiesta di semplificare le autorizzazioni, sostenere le Comunità energetiche rinnovabili e solidali e avviare un piano infrastrutturale sulle risorse idriche, tra nuovi invasi e manutenzione delle reti.

Terzo capitolo: il capitale umano. Le imprese parlano chiaro: la principale criticità è la «difficoltà di reperire personale qualificato con competenze avanzate nelle tecnologie green, nella digitalizzazione e nell’economia circolare», con particolare sofferenza per i profili tecnici intermedi e per le Pmi. Le richieste includono il rafforzamento della formazione continua, un ruolo più strutturato delle Camere di commercio nella governance delle competenze e un sistema più integrato di collaborazione con scuole, Its e università.

Il quarto pilastro riguarda la finanza, considerata cruciale per la transizione. Le difficoltà sono note: requisiti Esg molto tecnici, questionari frammentati e complessi, accesso ai fondi pubblici farraginoso. Il documento evidenzia che «le difficoltà si concentrano sulle barriere per le Pmi, causate dall’eccessiva tecnicità dei requisiti Esg e dalla frammentazione/complessità dei questionari da compilare». Da qui la richiesta di semplificare l’accesso ai fondi, armonizzare i questionari Esg e definire un set minimo di indicatori comune a livello europeo, come lo standard Vsme per le piccole imprese non quotate.


L’obiettivo, si legge nelle conclusioni, è quello di «rendere la transizione sostenibile più inclusiva e concreta, superando le attuali barriere e costruendo un quadro normativo stabile, accessibile e capace di valorizzare il contributo di tutti gli attori economici, a partire dalle micro, piccole e medie imprese»


L’appendice del paper racconta il lavoro già avviato dalle organizzazioni del Patto di Milano: dalle comunità energetiche cooperative come Confagricer e Respira, ai progetti per il reporting Esg come Confesg, fino ai programmi per le competenze come Mir (Matching impresa e ricerca) di Unioncamere. Ci sono poi le dieci proposte di Confindustria sull’economia circolare, le iniziative agricole di Cia, i servizi sviluppati da Unioncamere e Cna, e l’Accademia dei servizi pubblici di Utilitalia per rafforzare il capitale umano nelle utility.

In copertina: © Adobe Stock

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Cristina Giua
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