Responsabilità civile ed equo compenso: arriva la proposta di legge per i tecnici
Il testo punta a ridisegnare le tutele per ingegneri, architetti e geometri. Tra le novità: stop alle colpe delle imprese fallite e scudo sul patrimonio degli eredi
Responsabilità civile, coperture assicurative, tutela degli eredi ed equo compenso. Sono questi i nodi al centro della proposta di legge presentata alla Camera dei deputati, il 16 giugno in occasione dell’evento “Responsabilità civile ed equo compenso. Le professioni tecniche per la crescita del Paese”, promosso da LCD-Lega, con un provvedimento, a prima firma dell’onorevole Andrea de Bertoldi, che interviene su un tema da tempo al centro del dibattito tra professionisti tecnici, ordini e istituzioni: il rapporto tra rischio professionale, responsabilità patrimoniale e valore effettivo della prestazione.
L’obiettivo dichiarato è ridisegnare un sistema che oggi, secondo i promotori, espone ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti, agronomi e agrotecnici a conseguenze economiche spesso sproporzionate rispetto alla quota di responsabilità effettivamente accertata.
La proposta si divide in sette articoli e mira a chiarire il confine tra la responsabilità del professionista e quella dell’impresa esecutrice, soprattutto nei casi di danni, difformità o difetti dell’opera.
Uno dei passaggi centrali riguarda la responsabilità solidale: il testo punta a limitarla alla parte di condotta colposa direttamente imputabile al tecnico, tenendo conto anche di situazioni frequenti come il fallimento o la cessazione dell’attività dell’impresa. «Troppo spesso, oggi i professionisti si trovano a pagare per conto d’imprese che nel frattempo – ha evidenziato de Bertoldi – sono state chiuse o dichiarate fallite».
La proposta interviene anche sul tema degli eredi del professionista, prevedendo che il loro eventuale coinvolgimento nell’azione risarcitoria sia limitato all’attivo ereditario, senza intaccare il patrimonio personale. Un punto che, per le professioni tecniche, rappresenta una questione di certezza del diritto e di tutela familiare, soprattutto in un sistema in cui la responsabilità professionale può produrre effetti anche a distanza di molti anni.
Altro asse rilevante è quello assicurativo. Il testo prevede che la copertura sia adeguata all’entità della prestazione e che l’ultrattività della polizza si estenda per almeno dieci anni dopo la cessazione dell’attività o il decesso del professionista. La tutela del danneggiato verrebbe garantita anche attraverso la possibilità di rivalersi direttamente nei confronti della compagnia assicurativa, anche quando i danni siano accertati successivamente alla conclusione dell’attività professionale.
Per de Bertoldi, la proposta nasce «con l’intento di valorizzare le professioni tecniche, offrendo loro un sistema più chiaro, equilibrato, equo e coerente con i principi costituzionali». Secondo il deputato, solo in un quadro di maggiore certezza «si possono liberare le giuste energie per rilanciare le opere pubbliche e private, le infrastrutture e il governo del territorio».
Il tema della responsabilità civile si intreccia con quello dell’equo compenso. De Bertoldi ha infatti annunciato l’intenzione di presentare un emendamento per rafforzare l’applicazione della norma, estendendola a tutti i clienti e anche agli appalti pubblici. «La norma c’è – ha affermato – ma non è mai decollata. Ed è l’altra gamba che può aiutare i professionisti che, a loro volta, aiuteranno il Paese».
Dal Consiglio nazionale degli ingegneri, guidato dal presidente Domenico Perrini, arriva una valutazione positiva dell’iniziativa legislativa. A esprimere la posizione del Cni è stata Carla Cappiello, vicepresidente vicaria, che ha sottolineato come il provvedimento porti finalmente all’attenzione del Parlamento una questione segnalata da tempo dagli ingegneri.
«Con questa iniziativa legislativa viene finalmente portato all’attenzione del Parlamento un tema che gli ingegneri segnalano da tempo: la necessità di garantire un sistema di responsabilità professionale più equilibrato, che assicuri piena tutela ai cittadini danneggiati e, al tempo stesso, eviti effetti distorsivi e forme di responsabilità patrimoniale potenzialmente illimitate nel tempo per i professionisti e per i loro eredi» ha dichiarato Cappiello.
La vicepresidente vicaria degli Ingegneri ha definito la proposta «un primo importante passo verso una disciplina più moderna, fondata sulla proporzionalità della responsabilità e sulla certezza del diritto».
Del medesimo parere è anche Diego Buono, Presidente Cassa Geometri, «La proposta di legge dell’Onorevole De Bertoldi va nella direzione di un sistema più equilibrato, che rafforza le tutele per i cittadini senza scaricare sui professionisti e sulle loro famiglie rischi non coerenti con le responsabilità effettivamente accertate».
Il punto politico e professionale è proprio questo: costruire un equilibrio tra la tutela del cittadino danneggiato e la sostenibilità del rischio per chi esercita una professione tecnica. Non si tratta di ridurre le garanzie per i committenti, ma di distinguere con maggiore precisione ruoli, competenze e responsabilità, evitando che il professionista diventi il soggetto economicamente più esposto anche quando la responsabilità principale ricade sull’impresa. Nella stessa direzione si colloca la previsione di una copertura indennitaria decennale postuma a carico delle imprese per ogni tipologia di opera, a beneficio del committente. Una misura che mira a riequilibrare il sistema delle garanzie lungo tutta la filiera del progetto e della costruzione.
«È evidente – ha concluso de Bertoldi – che oggi qui gettiamo delle basi. Proviamo a costruire le fondamenta sulle quali possa reggersi in maniera più solida la crescita del Paese. Questo è l’obiettivo». Un inizio. E c’è chi ricorda che il tema era già stato trattato nella bozza del nuovo 380, il testo unico dell’edilizia.
La proposta apre quindi un fronte di discussione destinato a coinvolgere Parlamento, ordini professionali e mondo delle imprese. Al centro resta una questione strutturale: riconoscere alle professioni tecniche un ruolo strategico nei processi di trasformazione del Paese, dalle opere pubbliche alla rigenerazione urbana, dalle infrastrutture al governo del territorio, garantendo al tempo stesso regole certe, compensi equi e responsabilità proporzionate.









