Ripensare il governo del territorio: meno vincoli, più responsabilità locali

05-02-2026 Francesca Fradelloni 3 minuti

05-02-2026 Francesca Fradelloni 3 minuti

Ripensare il governo del territorio: meno vincoli, più responsabilità locali

Il mestiere dell’urbanista spiegato da Dionisio Vianello, una vita “al fronte” della sperimentazione per un buon governo delle città e la tutela dei luoghi

Da una parte il passato e dall’altra il futuro, in mezzo il presente con le trasformazioni da governare e le nuove sfide da affrontare. Il nuovo libro di Dionisio Vianello “Il mestiere dell’urbanista” (Inu Edizioni) ci fa ripercorrere buona parte, certamente la più significativa, della seconda metà del XX secolo e gli anni inziali di questo nuovo millennio. Vi troviamo un’Italia che cambiava profondamente e ripercorriamo le luci e le ombre di molti dei tentativi che l’urbanistica ha compiuto nel provare a regolare o perlomeno ad accompagnare quella metamorfosi. Dalla preistoria dei programmi di fabbricazione dei piccoli paesi del vicentino ai piani regolatori di alcune città motori dello sviluppo, i piani territoriali di regioni e provincie, per finire con la trasformazione delle grandi aree ed immobili dismessi dell’intero paese. Questo, in sintesi l’itinerario che si racconta nel volume: la prima stagione della rigenerazione urbana. Vianello è “un professionista impegnato, attento osservatore e protagonista delle trasformazioni del nostro Paese, da sempre, un po’ più in là di tanti che praticano o teorizzano l’urbanistica”, come scrive Paolo La Greca, presidente Centro nazionale studi urbanistici, nell’introduzione.


Una vita intera passata “al fronte” della sperimentazione, lo porta a concludere che l’innovazione è indispensabile, bisogna tentarla, farla vivere, dargli spazio. Solo dalle buone pratiche possono scaturire nuovi percorsi e strumenti più idonei al governo della città.


Dionisio Vianello ci regala una testimonianza di una vita di impegno, che traspare sia dal racconto che dalle tante riflessioni di un autorevole ingegnere urbanista che attraverso un’attività professionale rigorosa ha dato un importante contributo all’ambito disciplinare. Con un oggetto di studio chiaro: la città e il suo territorio.


La nuova agenda urbana riguarda la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana, il contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici.


Si continua però a lavorare con un sistema urbanistico fondato sulla crescita della città, chiaramente inadatto ad affrontare i nuovi compiti. L’ingegnere-urbanista, sottolinea come occorra rivedere integralmente i modelli precedenti, in una logica che però non può essere di rottura ma di evoluzione e cambiamento. A tal fine, nel libro formula tutta una serie di proposte che derivano proprio dalla sessantennale esperienza in campo urbanistico.

Oggi il tema è attualissimo, vivissimo il dibattito nei media. La frana di Niscemi, infatti, ha posto in questi giorni molte domande e chiamato alle responsabilità politiche. “Può un trauma collettivo come la frana di Niscemi diventare un’occasione per uno spillover nella pianificazione e gestione di un territorio fragile come quello della città siciliana?”, si chiedono i professori dell’Università di Catania Paolo La Greca, Francesco Martinico e Carmelo Nigrelli nell’incipit dell’articolo “Green City versus New Town. Una proposta sostenibile contro una proposta estrattiva per Niscemi”, pubblicato da Micromega. Cioè, la tragedia di Niscemi può, con la buona urbanistica, fare da caso per la diffusione di strategie per la salvaguardia del territorio?

La frana di Niscemi fotografata il 27 gennaio 2026 © Fabrizio Villa/Getty Images

Nel testo di Vianello non si danno soluzioni, ma è chiaro che per un’efficiente gestione del territorio appare fondamentale smantellare quei farraginosi blocchi burocratici, alla base di gran parte dell’inadeguatezza. Cioè quell’insieme di norme complesse e inapplicabili né tantomeno della presenza asfissiante di una burocrazia invasiva. È necessario, piuttosto, che le regole siano semplici certe e applicate.


Questa attenzione per la dimensione del reale, l’urgenza di rendere efficaci ed efficienti i processi di trasformazione delle città sono la cifra dell’azione e del suo pensiero.


Egli alla fine del suo libro ribadisce la tesi che servono poche, semplici disposizioni normative “ridotte al minimo indispensabile per far funzionare la macchina”. Non è certo un obiettivo facile, l’urbanistica può mettere a disposizione gli strumenti in buona parte ormai collaudati. Per ottenere una città più giusta è dunque indispensabile che il processo di rigenerazione sia riassegnato alle comunità locali come era stato fatto a suo tempo nella prima stagione della rigenerazione.

In copertina © AUDIS

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Francesca Fradelloni
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