Sistema Italia, cantiere aperto: governance, semplificazione e modelli per la rigenerazione

13-11-2025 Cristina Giua 3 minuti

13-11-2025 Cristina Giua 3 minuti

Sistema Italia, cantiere aperto: governance, semplificazione e modelli per la rigenerazione

Giovanni Portaluri (Invitalia), Giuseppe Romano (Zes Unica) e Massimiliano Pulice (Cdp holding) tracciano la rotta per una nuova stagione di investimenti

Due giornate intense all’Auditorium del MAXXI di Roma, dove Platform Real Estate 2025, organizzato da PPAN e Platform, ha riunito investitori, sviluppatori, istituzioni, architetti e imprese per interrogarsi sul futuro del sistema Paese. Nel panel Futuro? Sistema-Italia – moderato da Paola Pierotti, giornalista di PPAN – il confronto tra Giovanni Portaluri, responsabile investimenti pubblici di Invitalia, Giuseppe Romano, coordinatore della Struttura di missione di Zes unica e Massimiliano Pulice, head of urban regeneration and infrastructures di Cdp holding, ha messo a fuoco una parola chiave che attraversa tutto il settore:governance.

Aprendo il dibattito, Giovanni Portaluri di Invitalia ha tracciato un bilancio severo ma costruttivo: «Le lezioni del Pnrr sono molteplici» ha esordito, spiegando che Invitalia ha seguito «circa 3mila procedure di affidamento, per un valore complessivo di 11 miliardi e mezzo di euro». Ma ciò che emerge non è tanto la mole di lavoro, quanto le criticità strutturali.


«Ragioniamo sui programmi finanziari e non sull’integrazione dei fattori» ha osservato Portaluri, evidenziando «una distanza tra pianificazione e capacità delle amministrazioni di mettere a terra le programmazioni finanziarie».


Il punto, secondo Portaluri, è nel metodo: «La prima lezione è programmare meglio, in modo concreto, piuttosto che una programmazione millenaria». Una “mancanza di dialogo verticale”, la definisce. «Ogni Comune, dal più piccolo al più grande, ha una programmazione triennale, ma questi documenti non sono conosciuti, né dai cittadini né dalle istituzioni regionali e centrali». Da qui, la proposta di “connettere le programmazioni”, perché «tutti programmano: consorzi, università, comuni. Connettere queste programmazioni consentirebbe non solo di allocare meglio le risorse, ma di allinearle ai bisogni reali». Un altro grande assente del Pnrr, ha ricordato Portaluri, è il partenariato pubblico-privato: «Non abbiamo fatto una sola procedura in questa direzione, che rappresenta una leva fondamentale per il futuro».

Ad intervenire nel dibattito, con ottimismo e risultati, è Giuseppe Romano di Zes Unica. «Quel tentativo – dice Romano – è stato finalizzato per attrarre investimenti e creare le migliori condizioni possibili e posso definirlo riuscito».


Nei primi 18 mesi, le Zone economiche speciali per il Mezzogiorno hanno autorizzato 900 nuovi investimenti, per un valore di circa 30 miliardi di euro e 40mila nuovi occupati. Un successo legato, secondo Romano, alla semplificazione radicale delle procedure.


«Siamo passati da 37 autorizzazioni a una sola – ricorda Romano – un principio di semplificazione che consente di avviare un’attività in 30 o 45 giorni».

La “rivoluzione copernicana” è resa possibile dalla conferenza dei servizi accelerata, che prevede il silenzio-assenso come parere positivo in caso di mancata risposta. «Un meccanismo che consente tempi certi e una gestione unitaria, senza scorciatoie ma con efficienza», ha aggiunto Romano, sottolineando che il titolo dell’autorizzazione unica «può costituire anche variante allo strumento urbanistico, riducendo da anni a poche settimane i tempi di approvazione». Un modello che potrebbe essere esportato anche ad altri ambiti: «Pensate ai vantaggi che deriverebbero se lo stesso meccanismo fosse applicato alla rigenerazione urbana o ad altri settori complessi del Paese».

A chiudere il cerchio è stato Massimiliano Pulice di Cdp Holding, che ha riportato la discussione su un piano strategico. Pulice ha precisato: «Sarebbe fantastico capitalizzare l’esperienza delle otto regioni con la Zes Unica e avviare un piano Marshall della rigenerazione urbana» ha detto, evocando un progetto sistemico capace di unire industria, ambiente e territorio. Per Pulice, il nodo cruciale è la pianificazione: «Se c’è qualcosa che il Pnrr ci ha insegnato è che non eravamo pronti, come sistema Paese, a pianificare. Né culturalmente né operativamente». Un problema che parte anche dalla formazione: «All’università – chiosa Pulice – non si insegnano competenze tecniche fondamentali come la valutazione dei costi, l’avanzamento ambientale o il quantity surveying, figure chiave per chi deve dialogare con gli investitori istituzionali».

Il confronto al MAXXI ha messo in evidenza un’Italia consapevole delle proprie debolezze, ma anche pronta a imparare dai propri errori, con l’obiettivo di tradurre le operazioni in azioni concrete. Se il pubblico non si confronta con il pubblico, infatti, il privato faticherà a trovare soluzioni reali. Una lezione che sembra fare da fil rouge a tutto il settore: senza una governance integrata, una pianificazione condivisa e una cultura del progetto capace di tenere insieme pubblico e privato, la rigenerazione urbana rischia di restare un titolo, più che un processo.

In copertina: Platform Real Estate 2025. Da sinistra, Giovanni Portaluri (Invitalia), Paola Pierotti (PPAN), Giuseppe Romano (Zes Unica), Massimiliano Pulice (Cdp holding) ©️ Edoardo Bartoccetti

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Cristina Giua
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