18-06-2026 Francesca Fradelloni 1 minuti

Torre Milano, tutti assolti: “Hanno agito in buona fede”

Il Tribunale chiude il primo processo sull’urbanistica milanese, ma restano aperti gli altri filoni giudiziari

Tutti assolti gli otto imputati coinvolti nel procedimento sulla Torre Milano perché “il fatto non costituisce reato” (secondo i motivi anticipati, in maniera inusuale, dal presidente del Tribunale Fabio Roia). Secondo i giudici, costruttori, progettisti, dirigenti e funzionari pubblici agirono in buona fede, senza dolo né colpa. Torre Milano, un edificio di 24 piani e 82 metri sorto al posto di un capannone, era stata realizzata attraverso una Scia, cioè una segnalazione certificata di inizio attività. Per la Procura, invece, l’intervento avrebbe dovuto essere qualificato come nuova costruzione e non come ristrutturazione edilizia. Questa diversa qualificazione avrebbe comportato un diverso iter autorizzativo e maggiori oneri da versare al Comune. In pratica la giudice non escluderebbe le violazioni di legge contestate dai pm Marina Petruzzella, Mauro Clerici e Paolo Filippini – altrimenti avrebbe utilizzato la formula piena “perché il fatto non sussiste” – ma riterrebbe che costruttori e dipendenti comunali abbiano agito senza la consapevolezza di commettere illeciti.

I pubblici ministeri avevano chiesto condanne fino a due anni e quattro mesi e la confisca dell’edificio. Il Tribunale ha però ritenuto che, al momento dei fatti, gli imputati si fossero mossi sulla base delle norme allora vigenti e di una prassi consolidata del Comune di Milano, sostenuta anche da pareri legali e da precedenti orientamenti della giustizia amministrativa. Nelle motivazioni, i giudici richiamano il fatto che solo negli ultimi anni, in particolare dopo il 2023, la giurisprudenza e alcune pronunce della Corte costituzionale hanno offerto interpretazioni diverse del concetto di ristrutturazione edilizia. La Torre Milano, invece, era stata progettata e realizzata prima di questo cambio di orientamento.

La decisione non chiude però il fronte giudiziario sull’urbanistica milanese. Altri tre processi sono ancora in corso e le stesse ipotesi di reato — abuso edilizio e lottizzazione abusiva — sono alla base di numerosi fascicoli aperti negli ultimi anni sul modo di costruire a Milano. La Procura dovrà ora valutare se presentare appello. Restano aperte anche le verifiche della Corte dei conti sui possibili danni erariali legati ai mancati introiti per il Comune. Secondo un esposto presentato dall’avvocata Veronica Dini, i minori incassi potrebbero arrivare fino a cento milioni di euro.

In copertina: © Torre Milano – Beretta Associati

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Francesca Fradelloni
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