Tre sindaci italiani con Mamdani: diritto all’abitare e identità dei quartieri
Oltre a Gualtieri anche Sala e Lo Russo al summit delle metropoli globali negli States
Una preziosa occasione per mettere a confronto problemi comuni e costruire soluzioni condivise, rafforzando il ruolo delle città nell’attuazione delle politiche nazionali e internazionali. Sabato 19 e domenica 20 settembre il sindaco di Roma Roberto Gualtieri è volato oltre oceano per prendere parte ai tavoli di lavoro dell’Urban 20 mayors summit 2026, vertice che quest’anno è stato ospitato a New York, co-presieduto insieme alla città di Los Angeles. Non era l’unico rappresentante italiano: con lui hanno partecipato anche i sindaci di Milano Giuseppe Sala e di Torino Stefano Lo Russo. L’Italia mantiene comunque una presenza costante in questo gruppo di lavoro, come dimostrato dal fatto che Roma e Milano hanno ospitato l’edizione del 2021.
Il forum riunisce le principali città membri del C40 e dell’Ucgl (United cities and local governments), riunite per discutere, coordinarsi e condividere diverse prospettive sulle maggiori sfide globali del futuro. L’U20 agisce di fatto come la controparte municipale del G20, con il preciso scopo di aggiornare e arricchire l’agenda del vertice dei capi di stato. L’obiettivo strategico è quello di consentire alle città di portare le realtà locali su un palcoscenico globale, aiutandole a influenzare la politica economica e climatica globale.
Per il 2026 i sindaci hanno organizzato le loro richieste attorno a tre pilastri: ampliare l’accesso ad alloggi sicuri, dignitosi e a prezzi accessibili; affrontare la crisi climatica attraverso una transizione energetica pulita ed equa e una maggiore resilienza urbana; gestire la migrazione, sostenendo al contempo le comunità di immigrati e sfollati con dignità e umanità.
Per arginare il fenomeno della finanziarizzazione dell’abitare, i primi cittadini propongono risposte politiche e normative molto concrete: limiti stringenti agli affitti brevi, quote di edilizia accessibile nei nuovi sviluppi e modelli fondiari collettivi anti speculativi sulle orme dei Community land trust. Un approccio altrettanto pragmatico viene invocato per la crisi ambientale, dove le soluzioni condivise per proteggere le comunità da ondate di calore e inondazioni passano per l’adozione di rigorosi codici di edilizia verde, la creazione di zone a zero emissioni e un massiccio potenziamento delle infrastrutture verdi urbane. Infine, per la terza priorità legata alle comunità migranti, i sindaci rivendicano il loro ruolo per l’economia e la vitalità delle metropoli, chiedendo ai governi centrali di delegare poteri e fondi diretti alle città per poter garantire a tutti servizi di accoglienza, integrazione lavorativa e accesso alla casa.
In questa cornice globale, al vertice di New York è emerso con forza l’asse diretto che si è venuto a creare tra il sindaco di New York Zohran Mamdani e Roberto Gualtieri. Non si è trattato di una semplice ospitalità di rito: l’invito al sindaco di Roma è servito a consolidare
un rapporto istituzionale che era già stato avviato a maggio del 2026, con la firma di un vero e proprio protocollo d’intesa per la cooperazione culturale tra due dei centri più iconici del mondo: il distretto di Manhattan e il Municipio I di Roma.
Quello che accomuna due metropoli all’apparenza così distanti è un’urgenza urbanistica molto concreta: la necessità di preservare la vitalità umana dei propri quartieri. Entrambe le amministrazioni stanno infatti combattendo una battaglia contro l’overtourism e la gentrificazione, come ha specificato lo stesso Mamdani: «Questa partnership riconosce che i nostri centri storici non devono diventare musei di sé stessi, ma devono continuare a essere luoghi abitati, inclusivi e vivi».
Ma come si stanno muovendo in pratica le due città per trovare delle soluzioni? A New York, per evitare che i cittadini siano espulsi, l’amministrazione Mamdani sta puntando su riforme molto decise per il diritto all’abitare, spingendo per il controllo e la stabilizzazione degli affitti per arginare l’emergenza immobiliare. Il suo piano si basa soprattutto sullo sfruttamento dei terreni di proprietà municipale (seguendo il principio del public land for public good) per costruire nuovi alloggi a prezzi accessibili. Oltre a questo, la sua amministrazione ha in programma di realizzare 200 mila case a canone calmierato e ha aperto sportelli anti-truffa per proteggere i piccoli proprietari dalla gentrificazione forzata.
Dal canto suo, l’amministrazione capitolina sta cercando di difendere la vivibilità dei suoi quartieri agendo soprattutto sull’adattamento dello spazio urbano. Per proteggere i cittadini e rendere la città più resiliente, Roma ha varato il “Piano caldo”, ha avviato la depavimentazione di decine di migliaia di metri quadrati per contrastare le isole di calore e ha lanciato il grande piano “scuole verdi” per l’efficientamento energetico. Per evitare che i quartieri si svuotino, infine, Roma sta puntando sulla partecipazione dal basso, come dimostra l’apertura di Metropolitano, il nuovo urban center progettato per coinvolgere la cittadinanza nelle scelte sul territorio.









