
Bei, volumi record e nuova strategia: innovazione, scale-up e garanzie europee al centro
La vicepresidente Vigliotti fa il punto sugli investimenti record: 100 miliardi in un anno di cui 12,3 all’Italia
Con la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) e il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), il Gruppo Bei ha investito 100 miliardi di euro in un solo anno, cifra record che include 12,31 miliardi destinati all’Italia, che si conferma primo Paese beneficiario tra gli Stati membri e secondo a livello di Gruppo, dopo la Francia e prima della Spagna. Il bilancio è stato tracciato a Roma da Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Bei, che ha sottolineato il ruolo centrale dell’Italia nell’azione strategica della banca. I ministri dell’Economia dell’Unione europea hanno infatti approvato una revisione dei parametri finanziari che fino a oggi avevano limitato la capacità di crescita dell’istituzione, consentendo alla Bei di espandere la propria operatività a un livello che in precedenza non era possibile raggiungere.
Nel corso del 2025, sono state firmate 105 operazioni finanziarie in Italia per un valore pari a circa lo 0,5% del Pil nazionale. Risorse che contribuiranno ad attivare circa 37,5 miliardi di euro di investimenti nell’economia reale, equivalenti a circa l’1,7% del Pil.
Sul piano degli obiettivi trasversali si ribadiscono le priorità strategiche: il 56% dell’attività complessiva è stato dedicato all’azione climatica e il 40% alla coesione.
Quest’ultima resta uno degli assi identitari dell’istituzione, intesa come leva per ridurre i divari territoriali e garantire condizioni di sviluppo più omogenee all’interno dell’Unione europea. Nel nostro Paese, una quota rilevante degli investimenti per la coesione si è concentrata nelle regioni del Mezzogiorno, dove le risorse hanno raggiunto 4,9 miliardi di euro, pari al 40% dell’attività complessiva nel Paese.
Tra i beneficiari degli ultimi anni anche il Comune di Roma con un’azione mirata all’edilizia scolastica e più recentemente alle politiche abitative. A fine 2024 la Banca europea per gli investimenti ha annunciato l’approvazione di un finanziamento da un miliardo di euro per la ricostruzione di edifici pubblici e privati a Ischia gravemente danneggiati dal terremoto del 2017 e della frana del 2022. E ancora, Bei e Fei sono in campo per contribuire alle politiche abitative sia quando si tratta di studentati (come vale per il fondo iGeneration con iniziative da Firenze a Napoli) che di housing sociale (e tra i progetti anche quello del quartiere Falchera a Torino presentato in questi giorni).
Circa il 10% degli investimenti del Gruppo è stato destinato a Paesi fuori dall’Unione europea.
«Siamo il braccio finanziario dell’Unione europea, ma anche il braccio della sua politica estera», ha raccontato la vicepresidente. Investire oltre confine significa esportare standard, regole e condizioni europee, ma anche sostenere la competitività delle imprese Ue nei mercati internazionali. In questo quadro si colloca la convergenza tra il Global Gateway e il Piano Mattei, letta come una sovrapposizione strategica sempre più evidente, in particolare su Africa e Medio Oriente: non un episodio isolato, ma l’espressione di una linea comune tra livello europeo e nazionale.
Il dossier ucraino rappresenta la priorità assoluta delle attività del Gruppo extra Ue.
Dall’inizio della guerra, la Bei ha investito 4 miliardi di euro, intervenendo anche in contesti in cui la distinzione tra costruzione e ricostruzione risultava, di fatto, impraticabile. Una scelta che riflette una linea politica esplicita: “l’Ucraina resta il nostro obiettivo primario fuori dall’Unione” ha aggiunto Vigliotti. Nel solo 2025, gli investimenti hanno raggiunto 1,5 miliardi di euro, con un mix di interventi che spazia dall’energia al supporto alle imprese. L’obiettivo dichiarato è duplice: sostenere il Paese e, allo stesso tempo, creare le condizioni per l’ingresso e il radicamento delle imprese europee.
Più nel dettaglio, la ripartizione sull’Italia vede 11,34 miliardi di euro dalla Bei e oltre 1,2 miliardi dal Fei.
Particolarmente rilevante anche la componente equity, che ha raggiunto 687 milioni di euro, il livello più elevato mai registrato in Italia, a cui si aggiungono 532 milioni di euro destinati a garanzie e cartolarizzazioni, strumenti chiave per rafforzare l’accesso al credito e sostenere la crescita delle imprese.
Dalla Bei forte attenzione al rapporto investimenti e impatto reale.
In ambito energetico, i progetti finanziati nel 2025 consentiranno di generare complessivamente 5.670 GWh annui di energia rinnovabile, equivalenti al fabbisogno potenziale di circa 1,9 milioni di famiglie. L’accento, tuttavia, non è posto esclusivamente sulla produzione: “generare energia non basta, se non si è in grado di trasportarla”. Ecco che le reti diventano un tema strategico, legato non solo alla transizione ecologica ma anche alla competitività industriale e al costo dell’energia, particolarmente critico nel contesto italiano.
Anche il settore idrico si conferma una priorità. Nel 2025 l’Italia è rimasta il principale beneficiario degli investimenti Bei nel comparto, con 837 milioni di euro destinati alle utility. Gli interventi contribuiranno a garantire l’accesso all’acqua potabile a circa 3,4 milioni di persone, a migliorare i servizi igienico-sanitari per 4,7 milioni di cittadini e a ridurre il rischio di alluvioni per quasi 4 milioni di persone, rafforzando l’adattamento ai cambiamenti climatici nei territori.
Cresce infine il peso delle attività legate a prevenzione, ricostruzione e sicurezza. Dall’esperienza di Ischia ai Campi Flegrei, fino al Centro Italia, la Banca promuove un modello fondato su assistenza tecnica preventiva, fornita gratuitamente alle amministrazioni pubbliche, e successivo finanziamento degli interventi. Dal 2017, gli investimenti nelle aree colpite da eventi sismici hanno superato i 5 miliardi di euro, di cui 1 miliardo nel solo 2025. In parallelo, nel corso dell’anno il Gruppo ha rafforzato la partnership con la Repubblica italiana tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, firmando nuovi accordi per oltre 1,26 miliardi di euro.
Più sensibile il capitolo difesa e sicurezza. Nel 2025 la BEI ha finanziato circa 4 miliardi di euro a livello europeo in questo ambito, mantenendo il divieto su armi e munizioni, ma ampliando il perimetro a cyber security, infrastrutture e applicazioni dual use. In Italia è stato richiamato un finanziamento da oltre 100 milioni di euro al Ministero della Difesa. Una scelta motivata anche da considerazioni di mercato: un’esposizione eccessiva verso armamenti potrebbe incidere sul costo della raccolta della banca e, di conseguenza, sulle condizioni applicate a enti pubblici e imprese. “I soldi sono fungibili, ma il nostro limite resta il mercato”, ha commentato vicepresidente.
L’innovazione completa il quadro strategico. Bei e Fei dichiarano di coprire l’intero ciclo di vita delle imprese, ma riconoscono una criticità nella fase di scale-up, quando le aziende europee necessitano di capitali consistenti e rischiano di passare sotto controllo extra-UE. Da qui il rilancio dell’European Tech Champions Initiative, pensata per sostenere grandi fondi europei e attrarre capitali privati. Tra i casi citati figura STMicroelectronics, con investimenti nel nuovo stabilimento di Catania, presentato come progetto industriale all’avanguardia con rilevanti ricadute territoriali. Sul piano degli strumenti, la Banca ribadisce infine il ruolo centrale delle garanzie europee: dopo il Piano Juncker, InvestEU è indicato come leva chiave per rafforzare la capacità di rischio.
Nel solo 2025, grazie a InvestEU, in Italia sono stati attivati 2 miliardi di euro di investimenti; dal 2022 il totale raggiunge 6,5 miliardi di euro. Un modello che consente di spingersi oltre i limiti della banca tradizionale, accettando esplicitamente che «la crescita richiede anche fallimenti», soprattutto nel campo dell’innovazione.
Clima e coesione restano i pilastri dichiarati, ma si intrecciano sempre più con sicurezza, geopolitica e competitività industriale. Per l’Italia, i volumi record rappresentano un segnale forte di capacità progettuale e di attrattività; la sfida rimane quella di dimostrare che l’ammontare di risorse si traduca in esecuzione, qualità degli interventi e impatti verificabili, evitando che la scala diventi un fine e non uno strumento.

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