Brescia chiama Europa: l’Agenda Urbana 2050 laboratorio condiviso per 7 città di Eurocities

28-11-2025 Cristina Giua 4 minuti

28-11-2025 Cristina Giua 4 minuti

Brescia chiama Europa: l’Agenda Urbana 2050 laboratorio condiviso per 7 città di Eurocities

Un viaggio tra progetti, politiche e visioni che entrano nel dibattito bresciano attraverso il racconto di Las Palmas, Brest, Troyes, Darmstadt, Betlemme, Viana do Castelo e Logroño

Brescia guarda al 2050 e decide di non farlo da sola. Per costruire una strategia urbana fondata su cultura, lavoro, sostenibilità ambientale e sociale, il Comune attiva un vero e proprio ecosistema internazionale. La città ha invitato sette partner che fanno parte della rete Eurocities — Las Palmas, Brest, Troyes, Darmstadt, Betlemme, Viana do Castelo e Logroño — a raccontare, con video-testimonianze, i propri “cantieri di futuro”, portando nel Public Program “Verso l’Agenda Urbana Brescia 2050”, promosso dal Comune di Brescia e coordinato dal Laboratorio Brescia 2050, le politiche urbane e gli strumenti di adattamento climatico messi in campo. Nuovi modelli di rigenerazione che stanno ridefinendo il volto delle città europee medie in base a 4 temi e missioni al centro dei 4 dialoghi che sono stati organizzati nei mesi di ottobre e novembre: sostenibilità, lavoro, insieme e cultura. Ne emerge una geografia di esperienze che parla di trasformazioni radicali degli spazi, partecipazione civica, nuove energie e ricuciture urbane. Un mosaico utile a Brescia per comprendere dove sta andando l’Europa e quali alleanze può costruire per tracciare il proprio orizzonte al 2050.

Brest: dalla base militare al “nuovo Bauhaus” la costruzione di una città condivisa. Il viaggio parte da Brest, Francia occidentale, dove la rigenerazione urbana è diventata una sorta di palestra permanente. L’Atelier des Capucins, ex sito industriale della Marina nazionale, oggi è tra le più grandi piazze pubbliche coperte d’Europa. Uno spazio riconsegnato alla città come luogo di cultura, socialità e innovazione. Brest però spinge ancora oltre, promuovendo un modello partecipativo chiamato “I luoghi da rinnovare.


Qui i cittadini sono co-progettisti: 7 siti urbani dimenticati sono stati mappati, descritti e ripensati attraverso 350 contributi pubblici e votazioni aperte


L‘ex deposito tramviario di Saint-Pierre, ad esempio, rinascerà come caffè comunitario a basso impatto, costruito con materiali locali e riuso creativo: un progetto che guarda al nuovo Bauhaus europeo.

Las Palmas: mobilità contemporanea e città costiera resiliente. Dalle coste atlantiche alle Canarie, Las Palmas porta un’altra prospettiva: quella delle città che devono conciliare sviluppo urbano e identità marittima. La strategia “Ciudad del Mar 2030” integra in modo strutturale l’acqua nella vita urbana: accessibilità, sport, cultura oceanica, gestione del litorale e partecipazione sono gli assi portanti. Accanto a questo, la città lavora sul fronte della mobilità sostenibile: ampliamento delle ciclovie, trasporto pubblico potenziato e una forte spinta alla digitalizzazione come strumento di gestione dello spazio urbano.

Betlemme: sostenibilità dentro un contesto di fragilità politica. Se le città europee ragionano in termini di neutralità climatica, Betlemme mostra cosa significhi fare sostenibilità dentro un contesto di fragilità politica ed economica. Le immagini e le parole che arrivano dal Medio Oriente raccontano una città che non rinuncia a ricostruire, innovare, generare energia solare e ripensare la mobilità nonostante limiti, scarsità di risorse e instabilità. Betlemme parla di resilienza urbana nel senso più letterale del termine: sostenibilità come atto di esistenza, come promessa alle generazioni future.

Troyes: la città che risponde al clima con infrastrutture intelligenti. Troyes porta in dote un approccio operativo alla crisi climatica: interventi puntuali su piazze, parchi e sistemi idrici, con l’obiettivo di creare veri e propri “microclimi urbani” più vivibili. Una piazza che era un’isola di calore è stata rinaturalizzata: aree verdi, un chiosco polifunzionale, sedute ombreggiate e spazi per attività comunitarie hanno trasformato il luogo in un presidio di comfort termico. La città installa diffusamente giochi d’acqua nei parchi, rinnova gli argini della Senna per la resilienza idraulica e avvia un programma di selezione delle specie vegetali più resistenti alla siccità.

Darmstadt: la scienza come motore economico e urbano. Darmstadt, città tedesca con un’impronta fortemente tecnologica, racconta un modello diverso ancora: quello delle città universitarie che generano capitale umano, lavoro qualificato, infrastrutture avanzate e vivacità culturale. Con quattro università e 40mila studenti, Darmstadt investe in housing, servizi, spazi culturali e sistemi energetici evoluti per attrarre talenti e trattenere competenze. La sua testimonianza parla di economia della conoscenza come leva urbana.

Viana do Castelo: storia del progetto del mattatoio abbandonato. Dal Portogallo arriva uno dei progetti più tecnici tra quelli raccontati: la riqualificazione dell’antico Mattatoio municipale di Viana do Castelo, oggi cantiere pilota di sostenibilità profonda. L’intervento punta su tre principi: massimo riuso della struttura originaria, materiali naturali e riciclati, integrazione avanzata di sistemi energetici efficienti.


Per Viana do Castelo si tratta di un progetto di frontiera che sperimenta tecniche e standard di sostenibilità non ancora diffusi in Portogallo


Logroño: quando l’architettura effimera ripensa lo spazio pubblico. Logroño porta un contributo culturale: Concéntrico, uno dei festival europei più rilevanti dedicati all’architettura effimera. Installazioni temporanee reinterpretano piazze, cortili, passaggi e strade offrendo nuove possibilità d’uso, nuovi sguardi e nuove ritualità urbane. Una forma di rigenerazione leggera, ma potentissima, che trasforma il modo di percepire i luoghi.

In copertina: Pont de Recouvrance, Brest (Francia) © Adobe Stock

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Cristina Giua
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