Da Oslo a Riyadh, il futuro urbano sotto la lente delle donne
Dialogo con Jette Hopp di Snøhetta, e Sumayah Al-Solaiman del Ministero della Cultura saudita
Custodia e cura, bellezza con sistemi innovativi, ma anche governance partecipativa. Dall’approccio dello studio internazionale di architettura Snøhetta alla King Salman Charter for Architecture and Urbanism dell’Arabia Saudita, un vocabolario complesso prende forma per una costruzione di un nuovo sistema valoriale dell’urbano.
Cosa significa design, architettura? Come i progetti culturali possono contribuire al miglioramento della società. Come il contesto crea il paesaggio? Il pensiero di due donne al centro della visione sulle città del futuro e i progetti che le popolano, ospiti alla Summer School “Intrecci di dialogo”, organizzata da Oikos, in collaborazione con Pontificia Università Antonianum, Istituto Universitario Sophia, Fordham University, CED, Iberojur – Istituto Iberoamericano de Estudios Juridicos, PPAN Academy, e Fondazione Patto con il Mare per la Terra, a Castel Gandolfo.
«Il nostro è un approccio basato sul valore. La nostra architettura è paesaggio», spiega Jette Hopp dal 2005 direttore per le acquisizioni e i nuovi progetti di Snøhetta con un’ampia esperienza in opere complesse in tutto il mondo.
«Alla Summer School di Castel Gandolfo racconto la nostra mappa dei progetti culturali che lo studio ha realizzato in tutto il mondo. Dalle biblioteche agli auditorium il sistema di valori che mettiamo in atto è chiaro: non solo bello, ma fruibile». Innovazione tecnologica come pratica territoriale e sociale, ma anche governance partecipativa. E poi architettura, certo, ma dove l’etica della cura è in funzione del miglioramento della qualità della vita.
Fondato oltre 30 anni fa, Snøhetta si considera “un luogo da cui nessuno proviene, ma dove tutti possono andare”. Lo studio, che conta circa 400 persone distribuite in uffici in tutto il mondo, organizza incontri annuali sulla montagna Snøhetta (da cui nasce il nome dello studio) per rafforzare i propri valori e discutere gli approcci.
La cifra culturale dello studio è conosciuta per la Biblioteca di Alexandria d’Egitto e per la nuovissima Biblioteca di Pechino. Hopp è stata nel team leader per il museo del King Abdul Aziz Center for Knowledge and Culture di Dharhan in Arabia Saudita, l’Opera Nazionale Norvegese di Oslo, la Biblioteca di Calgary, solo per citarne alcuni. Non strutture formaliste, ma architetture progettate partendo dall’analisi del contesto, rispettando la società e le sue connessioni, perché per Snøhetta l’architettura è spazio politico.
«Dalla Biblioteca D’Alessandria tutto è partito, abbiamo re-immaginato in chiave contemporanea questo luogo con 2000 anni di storia, sempre tenendo a mente che non si trattava solo di una “casa dei libri”, ma di un luogo di conoscenza: centro culturale, museo, spazio di relazioni. Abbiamo lavorato mettendo insieme artisti egiziani e norvegesi perché per noi fondamentale è lo scambio culturale e l’accessibilità».
Anche l’Opera di Oslo è una reinterpretazione di un monumento culturale come spazio sociale e non commerciale, accessibile a tutti. Ispirata al concetto nordico di allemannsrett (diritto di libero accesso al paesaggio), è concepita più come un paesaggio che come un edificio. È stata aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per un anno. Il tetto è stato dichiarato opera d’arte. «Quest’opera è stata il punto di partenza di un più ampio sviluppo urbano decennale avvenuto a Oslo, l’anno scorso è stata inaugurata in quest’area anche una spiaggia urbana; ed è stato proposto di preservare un ambito centrale come riserva naturale per le generazioni future».
Il King Abdul Aziz Center for Knowledge and Culture di Dharhan è una destinazione per la cultura e l’apprendimento. Questo progetto è speciale per lo studio, che ha lavorato in un ambiente culturale e sociale diverso, sviluppando un concetto robusto basato sull’idea di “tenere insieme” di “sforzo congiunto”. Ancora, «la Biblioteca di Calgary – conclude l’architetta norvegese – è pensata come luogo di incontro per una popolazione diversificata, con programmi che vanno dall’intrattenimento alla formazione, e funge da ponte tra diverse parti della città, promuovendo l’accesso e la connessione. L’obiettivo per noi è creare luoghi accessibili e generosi che favoriscano la connessione comunitaria».
Giovani donne e nuove competenze, un nuovo approccio che si sta sempre più affermando nel Mediterraneo allargato come nel caso di Sumayah Al-Solaiman, una delle figure più influenti dell’architettura in Arabia Saudita, amministratore delegato della Commissione per la progettazione architettonica, il suo mandato spazia dalle discipline progettuali e la loro regolamentazione, agli standard, allo sviluppo del settore, all’impegno culturale e all’istruzione.
Quando Sumayah ha iniziato a interessarsi all’architettura a metà degli anni ’90, le donne in Arabia Saudita non potevano studiare questa materia all’università. Ha avuto la fortuna di avere uno zio architetto, che le parlava dell’ambiente costruito e ha riconosciuto la sua capacità di vedere il mondo attraverso gli occhi di un progettista. Ha quindi scelto l’opzione più vicina a sua disposizione: una laurea in architettura d’interni presso quella che allora era la King Faisal University (ora Università Imam Abdulrahman bin Faisal).
La Commissione copre un ampio spettro di discipline, tra cui architettura, urban design, pianificazione, architettura del paesaggio, interior design, traffic design e industrial design, fatto salvo per la moda. Si occupa di prodotti, servizi, sistemi e della comunicazione, orchestrando lo sviluppo del settore attraverso politiche, educazione, organizzazioni del terzo settore e la collaborazione stretta tra tutti gli stakeholder, inclusi regolatori e fornitori di servizi.
A regolare tutto la King Salman Charter for Architecture and Urbanism, scritta nel 2021, che si basa su sei valori fondamentali: continuità, autenticità, centralità umana, vivibilità, sostenibilità e innovazione. «Questi sei valori – racconta Sumayah Al-Solaiman alla Summer School di Castel Gandolfo – sono interpretati attraverso tre dimensioni: tangibile, intangibile e la componente sensoriale ed esperienziale. Voglio precisare che la Carta non si concentra sulla forma, ma sui valori, incentivando le migliori pratiche e l’uso della creatività nel design per il benessere delle persone e delle società».
Questa Commissione mira a migliorare il settore senza necessariamente essere coinvolta direttamente nei grandi progetti, ma connettendo le opportunità.
Formazione, approccio olistico, benessere collettivo e fruibilità, da Nord a Sud il lessico della nuova architettura nelle città dove le donne sono protagoniste
Sulla base della reciprocità, è in atto una revisione completa delle strategie per il domani, con l’obiettivo di razionalizzare l’impatto sull’ambiente, capitalizzare le opportunità di sviluppo, investire sul design, ma soprattutto creare ambienti armonici in cui le persone possano prosperare e godere della vita senza violare la natura.
In copertina: © Snøhetta

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